Porno, bandiera e benzina, le tasse che non muoiono mai. Anzi, raddoppiano

tasse per tuttirassegna stampa

di Francesco Russo – Che le si consideri “bellissime” come Tommaso Padoa-Schioppa o una rapina a mano armata come i libertarian americani, le tasse sono da sempre una delle maggiori preoccupazioni di governati e governanti, i quali, per sopperire alle necessità dell’erario, hanno dato nei secoli prova di una creatività inesauribile. Di balzelli curiosi o bizzarri la storia d’Italia è piena sin dai tempi della Roma imperiale. Tutti conoscono la tassa sulla raccolta delle urine varata da Vespasiano per coprire il buco nel bilancio lasciato dal prodigo predecessore Nerone. E anche Ottaviano Augusto, il padre del ‘fiscus’, non fu da meno, a partire dalla tassa sul celibato (Mussolini non si era inventato niente, quindi), imposta ai senatori che non si sposavano per moralizzare una società che aveva iniziato ad allontanarsi dal mos maiorum.

Ancora antecedente la Lex Oppia, che nel 215 a.c. – per finanziare le guerre puniche – fu introdotta a danno dei lussi femminili, dalle corse in carrozza agli abiti troppo sgargianti. Una tassa, quest’ultima, così impopolare da essere abrogata appena vent’anni dopo, nonostante la battaglia di Catone il Censore per mantenerla. Non è necessario, però, andare così indietro nel tempo: anche l’Italia repubblicana è piena di imposte che, per la lora natura singolare, hanno suscitato controversie, stupore e, in certi casi, ironia. Ricordiamone alcune.

La tassa sui cani

A prevedere un’imposta comunale sugli amici a quattro zampe fu il regio decreto n. 1393 del 1918, che divenne obbligatorio nel 1931 e fu abrogato definitivamente solo nel 1991. Il tributo aveva tra i suoi scopi monitorare la custodia di animali che, in tempi caratterizzati da standard igienici inferiori, diffondevano numerose malattie. Due anni fa si riparlò di reintrodurre l’imposta per chi non sterilizzava il proprio cane ma si temette poi che alcuni padroni avrebbero preferito abbandonare il quadrupede per risolvere il problema alla radice. Nella città spagnola di Zamora è stata invece introdotto da poco un tributo per i possessori di cani che finanzierà le spese eccezionali di pulizia di strade e parchi causate dai padroni che non raccolgono gli escrementi.

La pornotax

Proposta per la prima volta nel 2002 da Vittorio Emanuele Falsitta, deputato di Forza Italia, l’aliquota speciale del 25% sul materiale pornografico, stampato o audiovisivo, diventò un caso internazionale (ne parlò anche The Economist, che la bollò come “inutile e moralista”) ed ebbe un cammino parlamentare travagliato. Cassata allora dalla commissione Bilancio della Camera, causò un aspro dibattito nel centrodestra. Daniela Santanché ne fece una battaglia personale e lottò perché non fosse esclusa nuovamente dal maxiemendamento alla finanziaria 2005. Il decreto attuativo sarebbe però arrivato solo nel marzo 2009. A essere colpite anche le pubblicazioni tese a sfruttare la “credulità popolare”, ovvero gli annunci di maghi, cartomanti et similia. Difficile immaginare che il gettito oggi sia degno di nota: il porno si fruisce ormai solo su internet e riviste e videocassette sono diventate materiale per nostalgici.

Oro (nero) alla patria

L’anno scorso Matteo Salvini promise di abbassare le accise sulla benzina eliminando i tributi che erano stati introdotti sul carburante nei decenni precedenti per finanziarie spese straordinarie come, per citarne solo alcuni il finanziamento della missione militare in Libano del 1983, gli interventi di ricostruzione dopo calamità come il disastro del Vajont (1963) e il terremoto del Belice (1968), e, addirittura, la guerra d’Etiopia del 1935. In realtà tali voci erano state sostituite da un’accisa unica strutturale dal Testo Unico del 1995. Nondimeno, dal conflitto coloniale erano allora trascorsi ben sessant’anni. È invece ancora in vigore la tassa per finanziare la bonifica delle paludi, imposta nel 1904 dal governo Giolitti.

segue su https://www.agi.it/economia/tasse_piu_strane_assurde-6557113/news/2019-11-16/

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