Elezioni: dal Porcellum all’Asinellum si va di male in peggio

di DANIELE V. COMERO

Da gennaio a oggi i leader politici sono riusciti a menare il can per l’aia, con l’abilità dei consumati professionisti. Prima hanno inventato il tavolo A-B-C (Alfano-Bersani-Casini), con caminetto e foto ricordo, poi ricollocato in un sottoscala della Camera, dopo di che hanno stabilito che la materia poteva essere trattata solo da una categoria nuova di tecnici in campo elettorale: gli “sherpa” ovvero La Russa, Verdini, Adornato, Bressa ecc…, con a capo un signore, che tutti pensavano in pensione, l’ex-presidente della Camera Luciano Violante. Qualcosa pare che abbiano prodotto prima delle elezioni comunali del 6/7 maggio, subito accantonato quando hanno visto che le cose si stavano mettendo male con l’ascesa di Beppe Grillo e il tracollo elettorale dei partiti tradizionali. Bozze di accordo sono transitate sopra e sotto i tavoli, con un continuo rinvio della soluzione parlamentare, per arrivare infine alle mitiche tre settimane pronosticate da Alfano a inizio giugno.

Passate anche quelle, si arriva a luglio, quando il presidente Napolitano si ribella a questo andazzo; alla sua età non ha più voglia di farsi prendere in giro da questi ragazzacci, che le studiano tutte per non fare i compiti a casa. Come un saggio maestro, di una volta, lunedì 9 luglio, prende carta e penna e invia una bella nota con parole semplici, senza tirare in lungo, arriva subito al dunque:

“Stanno purtroppo trascorrendo le settimane senza che si concretizzi la presentazione alle Camere – da parte dei partiti che hanno da tempo annunciato di voler raggiungere in proposito un’intesa tra loro – di un progetto di legge sostitutivo di quella vigente per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato. Debbo ricordare che su questa materia (e più in generale su quella di possibili modifiche istituzionali) consultai nel gennaio scorso i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, ricevendone indicazioni largamente convergenti anche se non del tutto coincidenti a favore di una nuova legge elettorale. Mi auguro che l’autorevole opinione dei Presidenti delle Camere, nel loro continuo rapporto con i Presidenti dei gruppi parlamentari, possa concorrere a sollecitare la oramai opportuna e non rinviabile presentazione in Parlamento di una o più proposte di legge elettorale, anche rimettendo a quella che sarà la volontà maggioritaria delle Camere la decisione sui punti che non risultassero oggetto di più larga intesa preventiva e rimanessero quindi aperti ad un confronto conclusivo. Confronto che è bene non resti ulteriormente chiuso nell’ambito di consultazioni riservate tra partiti”.

Questa missiva è importante, vale quanto una riforma costituzionale, di fatto introduce il “semi-presidenzialismo” nella vita politica italiana. Napolitano con il suo richiamo ai presidenti delle Camere e ai capigruppo parlamentari, tira le orecchie ai partiti, li sprona a essere coerenti con gli impegni assunti, con i programmi. Afferma quello che vale per tutti: se si dice di voler fare una cosa, quella va fatta, possibilmente bene.

Dalla lettura della missiva si apprende che la situazione è delicata (portare un testo in votazione in aula a maggioranza, su un sistema sgangherato come quello elettorale, è molto rischioso), oltre tutto questa mossa, non avendo bacchette da usare con i discoli riottosi che governano i partiti, è la sua ultima possibilità. Nel finale svela un arcano, dicendo che il confronto tra le parti “è bene che non resti riservato”, come a dire che tutti i giochi ora si stanno svolgendo al di fuori del Parlamento, certamente non nelle sedi giuste, cioè nelle commissioni parlamentari. E’ un modo di fare molto poco democratico, il sistema dei partiti, prima ha espresso un governo estraneo alla sostanza della nostra democrazia rappresentativa, sostenendo una specie di aristocrazia democratica, poi si comporta come il più feroce nemico del Parlamento, negandogli la possibilità di operare su una materia di sua stretta competenza.

Un’occhiata ai giornali del 10 luglio e alle dichiarazioni dei politici rende bene l’idea, ad esempio: “..l’ideale –spiega l’ex ministro La Russa– sarebbe coniugare l’elezione diretta del Capo dello Stato, l’indicazione preventiva del premier e del programma elettorale e un sistema che contempli le preferenze. Al Senato stiamo discutendo la riforma costituzionale e anche lì ci sono parti condivise e altre no. Si puo’ approvare prima dell’estate la riforma costituzionale, e a settembre quella elettorale. I tempi sono questi, nessuno ci venga a dire che si deve sospendere l’esame della riforma costituzionale al Senato’‘.

Sui dettagli tecnici della riforma costituzionale si rimanda al precedente articolo Lo scambio fasullo” del 29 giugno. Appare evidente a molti commentatori che il dibattito sulla riforma elettorale è fermo su formule astruse basate su mix di collegi uninominali, listini bloccati e premi di maggioranza, complicato ad arte per non restituire nulla del maltolto, cioè della sovranità popolare estorta con il “porcellum”. La maggior parte degli italiani, con il presidente Napolitano in testa, vuole che sia eliminato il “porcellum”, non cose strane, non c’è nessun salto carpiato triplo rovesciato da fare sulle riforme. Ora è ragionevole supporre che il tavolo ABC, con gli sherpa dei vari partiti, stia costruendo un nuovo sistema elettorale che, a dispetto del popolo sovrano, mantenga tutti i privilegi attuali della casta più una quota aggiuntiva. In questo senso la lettera di richiamo ai politici recidivi è molto opportuna, dopo che vi erano stati altri richiamati, a fine giugno perfino con un cartellino giallo. Purtroppo, conoscendoli, difficilmente sortirà alcun effetto.

A scuola le azioni maldestre di studenti ripetenti sono definite bonariamente “asinate”, con tutto il rispetto dovuto al cucciuto animale. Ora, senza voler rubare il mestiere al politologo Sartori, che detiene il marchio dei precedenti appellativi, si potrebbe aggiornare la terminologia, dopo che La Russa ha spiegato bene dove è indirizzato tutto il loro sforzo: a trasformare il PORCELLUM in un ASINELLUM.

La differenza è di sostanza, del porcello non si butta via nulla, mentre del povero asinello, una volta che ha finito di lavorare, si mangia ben poco e male.

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