Populismo presidenzialista e crisi del sistema Italia

di CARLO LOTTIERI

Le scelte compiute da Giorgio Napolitano nel corso del suo settennato e il caos tripolare di un ordine politico nazionale ormai impazzito – diviso com’è tra la destra (Pdl), la sinistra (Pd) e l’avanspettacolo (il movimento inventato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio) – sembrano indirizzare l’Italia verso un esito presidenzialista.

Di repubblica presidenziale, in Italia, si parla da tempo. Per un lungo periodo si trattò però di un’ipotesi avanzata da realtà un po’ ai margini: come nel caso del “gruppo di Milano” guidato da Gianfranco Miglio, per non parlare dei piani della Loggia P2 di Licio Gelli. Nei primi decenni che hanno fatto seguito alla fine della seconda guerra mondiale, le forze politiche tradizionali hanno però avversato, anche in ragione del retaggio antifascista, ogni progetto di riforma che potesse attribuire molti potere nelle mani di una sola persona. Certo furono presidenzialisti Bettino Craxi e anche Silvio Berlusconi, ma entrambi trovarono dinanzi a sé la netta opposizione dell’asse formato da ex-democristiani ed ex-comunisti.

Il disgregarsi del sistema politico della Seconda Repubblica ha però permesso all’ultima presidenza di occupare spazi nuovi: facendo del Quirinale l’autentico dominus della politica romana. Anche se solo pochi giuristi hanno alzato la propria voce ed espresso perplessità, è chiaro che negli ultimi anni Napolitano ha in larga misura stravolto quella Costituzione che pure, a parole, non ha mai smesso di esaltare. Quasi senza accorgercene, siamo scivolati entro un sistema politico in qualche modo presidenziale. Quel che è peggio, ormai un ampio spettro di forze politiche è decisamente orientato a ripensare in quel senso l’ordinamento costituzionale.

Chi crede nei principi della libertà individuale e dell’autogoverno dovrebbe, però, mettersi di traverso. Quanti hanno a cuore i diritti della persona e la concorrenza tra giurisdizioni, quanti pensano che sia urgente ridimensionare l’oppressione politico-burocratica e restituire piena libertà alle varie aree oggi parte delle Repubblica italiana, devono fare il possibile per avversare questo esito.

Oggi come ieri, il presidenzialismo nasce dalla convinzione che ci sia bisogno di “più Stato” e di “più centralismo”, e che solo dando una piena e diretta investitura a una forte leadership personale sia possibile risolvere i problemi. Non è così, perché al contrario abbiamo bisogno di localizzare il potere e dividere sempre più i destini delle varie aree, chiamando ognuno a prendersi cura fino in fondo del proprio destino: assumendo su di sé oneri ed onori.

Se fosse ancora tra noi, lo stesso professor Miglio tuonerebbe contro ogni ipotesi di un’Italia presidenziale, anche se una trentina d’anni fa fu tra quanti proposero quella soluzione. Negli anni Ottanta egli vide nel presidenzialismo una maniera d’uscire dall’instabilità di governi che duravano solo nove mesi (in media) e che creavano una situazione in cui tutti potevano decidere e nessuno era chiamato a rendere conto di quanto aveva fatto. Ma se poi abbandonò quelle posizioni è perché si rese perfettamente conto che l’unica vera maniera per rimetterci in sesto consisteva nel ritorno a una struttura istituzionale massimamente decentrata: al punto che non ebbe alcun timore di sostenere ipotesi apertamente indipendentiste.

Il cuore della questione è qui. Mentre Miglio si rese conto che era necessario puntare su logiche centrifughe e su soluzioni che valorizzassero le città e le realtà storiche della penisola, oggi un’Italia con il fiato corto prova a tenere in vita salvare un ordine politico fallimentare inventandosi un nuovo centralismo. Per giunta, avere un presidente a capo anche dell’esecutivo, ed eletto direttamente dal corpo elettorale, spingerebbe l’Italia verso esiti peronisti. Il nostro inevitabile destino sarebbe una sorta di “nazionalismo rosso”: un populismo romanocentrico determinato a cancellare di anche quel poco che resta delle vere autonomie locali.

Di fronte alle facili promesse – mille euro al mese per tutti – e ai proclami giacobini di quell’M5S che ha costruito il proprio successo sulla denuncia delle ruberie della Casta (e non sullo svelamento delle questioni strutturali che ci hanno portato al disastro), i vecchi partiti puntano a inventarsi un caudillo alternativo: e possono anche farcela.

Chi voglia prendere una strada deve ovviamente riconoscere che il sistema attuale non è riformabile. Non avrebbe quindi alcun senso una difesa dell’esistente di fronte a chi immagina – non sempre in buona fede – di trasformarci in americani con un semplice “trapianto istituzionale”. Come se tradurre in lingua italiana qualche articolo della costituzione Usa potesse bastare a risolvere i nostri guai.

L’America delle libertà affonda le proprie radici in una forte difesa dei diritti dei singoli e in una vera capacità di autogoverno degli stati federati. Invece che rafforzare il potere dei governanti e riunirlo nelle mani di una sola persona, bisognerebbe allora avanzare progetti istituzionali che indichino un’autentica alternativa e permettano di elaborare quel quadro giuridico a protezione delle libertà dei singoli e delle comunità di cui c’è sempre più bisogno.

 

 

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16 Comments

  1. Luciano Aguzzi says:

    Credo che Lottieri dimentichi un problema che conosce benissimo. La necessità, in Italia, di avere meno Stato, nel senso di competenze statali ridotte, e più Stato, nel senso di capacità di decidere nell’ambito delle competenze proprie dello Stato. In sostanza, ora, lo Stato occupa saldamente terreni non suoi, invadendo gli spazi delle libertà individuali, delle autonomie regionali e comunali, dei diritti e delle libertà d’impresa, e così via. Quindi vi è un’assoluta necessità di meno Stato – e di maggiore libertà rispetto allo Stato (da parte di tutti i soggetti, siano persone fisiche o persone giuridiche) -, senza di cui è impossibile concepire una vera ripresa del sistema Italia; ma nello stesso tempo vi è la necessità che lo Stato – nell’ambito delle sue proprie competenze – funzioni, e quindi sia capace di prendere decisioni rapide ed efficaci, uscendo dall’attuale pantano in cui, più che lo Stato, decidono le burocrazie, i partiti, le lobbies più diverse, con un continuo rimandare decisioni o prendere decisioni a metà di cui nessuno vuole assumersi la piena responsabilità.
    In conclusione: più capacità dello Stato di decidere, più responsabilità di chi decide, ma minore ampiezza dei campi su cui decidere. Il che vuol dire: sì al presidenzialismo, ma nell’ambito di un sistema federale.
    Ritengo che questo sia il solo modo di porre la questione del presidenzialismo.
    Altra cosa è il presidenzialismo spurio di Giorgio Napolitano, che è un vero e proprio tradire la Costituzione italiana attuale. Il dire che il Presidente è costretto a colmare un vuoto che si è creato, non per sua colpa, non è esatto. Il vuoto si è creato anche per sua colpa e, a prescindere da tutta la lunga serie di suoi interventi che hanno invaso il campo del potere legislativo, basti ricordare che è stato Napolitano a volere il governo Monti (un governo rivelatosi semplicemente criminale, a non dire peggio), anziché sciogliere le Camere e permettere nuove elezioni, le quali, nel 2011, avrebbero molto probabilmente dato quella maggioranza che non si è avuta nel febbraio del 2013. Ed è stato di nuovo Napolitano a costituire due ridicole commissioni di saggi e a permettere a Bersani di mettere sotto naftalina l’urgenza di formare il governo.

    • francesco caldiroli says:

      Scusi, Aguzzi, ma per “lo Stato funziona” cosa intende? Anche lo Stato di Hitler e quello di Stalin “funzionavano”.
      Certamente Lei non intende questo. Infatti scrive di sistema politico federale presidenziale.
      Ma si è accorto di cosa è accaduto negli ultimi vent’anni? Ha perfettamente ragione l’Autore dell’articolo: questo Paese è irriformabile. Le uniche riforme che ancora farebbero sono quelle per aumentare il potere dei politicanti (che decidono solo per sè stessi e per le loro cricche di assistiti), per centralizzare ancora di più (come ha fatto Monti), per devastare le poche libertà rimaste.
      Mi sembra che sia un illuso.

      • Luciano Aguzzi says:

        Illuso, è probabile, visto che non intendo la politica come conquista del potere, ma come gestione collettiva di quegli affari che i privati non possono gestire né da soli né organizzati in associazioni private.
        In quanto a «lo Stato funziona», intendo, come si è sempre inteso, quando ha la capacità di prendere la decisione migliore (fra le diverse possibili), al momento giusto.
        Per quanto riguardo Hitler e Stalin, sono senza dubbio esempi di Stato che funzionano, però funzionano in relazione alla loro organizzazione e ai loro obiettivi, che non sono né liberali né libertari né in nessun modo coincidenti con gli interessi privati e collettivi dei popoli da loro sottomessi. Sono, appunto, esempi di Stato come apparati di potere, esclusivamente di potere, e potere totalitario (cioè, non ammettono che possano esistere affari e interessi privati sui quali lo stato non deve mettere mano), e non di gestione degli affari collettivi residui (residui rispetto agli affari che i privati riescono a gestire da soli senza Stato). Quindi, Hitler e Stalin sono esempi di Stato efficiente come totalitarismo, ma anche, dal punto di vista libertario, come Stati di efficienza nulla, sotto zero, perché non rispettano libertà e diritti degli individui. Se l’efficienza la misuriamo anche dal punto di vista della libertà che lo Stato garantisce ai suoi cittadini, è facile concludere che nazismo e stalinismo non funzionano.
        Tutto questo mi sembra abbastanza ovvio e comprensibile anche intuitivamente (oltre che dimostrabile analiticamente). Il problema davvero complicato è, piuttosto, stabilire il confine tra le competenze dello Stato e quelle degli individui. È noto a tutti che le differenze vanno dalla massima estensione dello Stato (socialismo, democrazia giacobina) alla completa abolizione dello Stato (anarco-capitalisti, libertari liberali). Io direi d’incominciare col lottare per ridurre al minimo (miniarchia) le competenze dello Stato e al massimo quelle degli individui (onnidemocrazia), poi si vedrà fin dove la riduzione di competenze statali potrà arrivare.
        Infine, se «questo Paese è irriformabile» – cosa anche possibile – allora ogni discorso politico dovrebbe cadere, perché tanto inutile. A che pro parlare di federalismo, di autonomia, di indipendenza, se è tutto irriformabile? In realtà la storia dimostra che tutto è sempre riformabile, tanto è vero che le cose cambiano anche da sole. L’attività politica di riforma dovrebbe servire a orientare il cambiamento, a dargli una direzione più accettabile e magari, anche, ad accelerarlo. Riforma, quando il cambiamento è più graduale e controllato, rivoluzione quando è più veloce e meno controllato. Ma si tratta sempre di cambiamento.

  2. fabio conti says:

    Non comprendo bene il significato della ‘concorrenza tra giurisdizioni’: le regioni o le province o i comuni in competizione tra loro? Lo stato va abbattuto per tornare a un nuovo feudalesimo?

    • Giacomo says:

      un nuovo feudalesimo sarebbe molto meglio del trionfo dello stato moderno centralista, il ladro più efficiente e l’assassino più spietato della storia. Conti, la parola FEDERALISMO le giunge nuova?

    • luigi bandiera says:

      MAGARI ABOLIRE LO STATO partendo dai suoi scalini amministrativi, pensiamo al RISPARMIO..!!
      E’ cresciuto troppo e magna fuori misura.

      Bisogna fargli fare una cura dimagrante o ridimensionarlo… se proprio si e’ attaccati al trikolore.

      Preghiamo

  3. luigi bandiera says:

    Quando penso a chi sara’ il prossimo presidente dei TALIBANI mi prende un sorta di ANSIA…

    Sembra che mi manchi il fiato. Forse potrei anche star molto male appena daranno il nome e cognome.

    Pochi giorni e sapro’ se dovro’ star male per sette anni di fila..!

    Ritirarsi in un convento potrebbe essere la cura.

    Suicidarmi no MAI… goderebbero…

    Speriamo su qualche missile NC…

    I miracoli possono sempre arrivare… O no..?

    Preghiamo

  4. diego says:

    Definire “avanspettacolo” il M5S, come fa questo tal Lottieri. qualifica immediatamente il Lottieri stesso e il suo quoziente di intelligenza. Uno così viene definito dalle mie parti un “poro mona”.

    • Leonardo says:

      Lottieri può scrivere quel che crede dato che non offende nessuno con le sue critiche di taglio politico. Non penso proprio che lei, semmai, possa permettersi di dare del “mona” a chi motiva il suo punto di vista in maniera documentata. Probabilmente, del “mona” dovrebbe darlo a Crimi, esempio cristallino di avanspettacolo italo-politico.

  5. Giacomo says:

    Questo è uno splendido articolo. Purtroppo i due commenti che ha ricevuto finora rivelano che questo messaggio assolutamente cristallino faticaa farsi strada tra le file padaniste. Guardiamo OLTRE le file padaniste..

    • … prova tra i ‘prima il nord’ trikolorati …

    • Cantone Nordovest says:

      Ah , come è difficile cancellare il pregiudizio che elezione diretta PdR = presidenzialismo . Gli automatismi preconfezionati imperversano nelle menti poco perspicaci ….

    • Marco says:

      Io sono padanista e sono ovviamente contrario sia al presidenzialismo che al semipresidenzialismo.

      Che presidenzialismo = centralismo (a maggior ragione all’interno della Repubblica italiana) è una cosa che dovrebbe essere chiara a tutti.

      Già, dovrebbe…

  6. Cantone Nordovest says:

    A quando l’elezione diretta e popolare del Presidente della Repubblica ?

    Fra l’altro l’elezione diretta manterrebbe impregiudicata la questione del presidenzialismo sì o presidenzialismo no

    Infatti è chiaro ed evidente che anche con l’elezione diretta l’architettura istituzionale resterebbe quella di una Repubblica parlamentare . I poteri (almeno quelli formali) rimarrebbero inalterati !

    Semplicemente , il Presidente sarebbe eletto dal popolo anzichè dalle lobbies finanziarie partitiche massoniche camorriste etc.

    Quindi sul punto della elezione diretta non vi è discriminante (come invece a torto molti pensano) fra chi è a favore o contro ad un regime presidenziale . Non c’entra , sono due cose diverse !

    Per riflettere sul tema :

    http://www.repubblica.it/politica/2013/04/08/news/quirinale_un_gioco_di_burattini_e_burattinai_quando_le_forze_oscure_guidano_l_elezione-56165798/

    http://www.cantonenordovest.wordpress.com

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