POPOLI, DALLA GABBIA ITALIANA A QUELLA EUROPEA

di ALBERTO LEMBO

Fosse solo questo non mi preoccuperei più di tanto!… In molti casi gli “Stati nazionali” di ieri e di oggi sono stati o sono la gabbia dei popoli che vi sono rinchiusi. Popoli assemblati a forza, con le armi o la politica, in confini comuni o popoli smembrati in brandelli e assoggettati ad altri per onorare sciagurati impegni presi fra potenti.

I classici riferimenti sono il Trattato di Versailles e quello del Trianon, che ridisegnarono i confini dell’Europa dopo la Primaguerra mondiale, “liberando” gli Slovacchi dalla dominazione magiara per assoggettarli a quella dei Cechi e staccando i Tirolesi del Sud dai territori della Corona austriaca per annetterli al Regno d’Italia, per citare solo due esempi. Ma dopo il 1945 è successo forse di peggio e a pagare sono sempre stati i Popoli, da quelli dei Paesi Baltici agli Istriani e ai Dalmati, assoggettati a dominazioni straniere i primi e sradicati dalle loro terre gli altri, attraverso un esodo simile a quello dei tedeschi espulsi dalla Pomerania o dalla Prussia Orientale.

Non piangerei, quindi, sulla morte degli Stati nazionali, già carnefici delle libertà tradizionali dei popoli iberici e delle autonomie locali legate ai sistemi politici precedenti nella penisola italiana, ma mi preoccupa la rottura di questa pur residua protezione (a volte anche arbitraria e oppressiva) nei confronti di un potere ancora più alto e indefinito che trapassa il fragile scudo dello Stato nazionale per colpirne la carne di chi vi è racchiuso.

Oggi, e mi si permetta di ricordare quello che pensavo e scrivevo già nel lontano 1998 su “La Padania”, la situazione è ancora più grave. Intervenendo alla Camera il 20 aprile sulla Legge comunitaria avevo detto: “Noi abbiamo il timore… di trovarci a sostenere oggi un braccio di ferro con Roma e domani a sostenerne un altro con Bruxelles ancora peggiore… oggi lo abbiamo con il centralismo romano, domani potremmo averlo con un centralismo europeo sicuramente peggiore… perchè sovraordinato anche rispetto a quest’ultimo….” E ancora: “Non vorremmo passare dalla gabbia italiana, quella in cui sono rinchiuse le libertà dei  popoli italiani, ad una gabbia in cui venissero invece rinchiuse le libertà dei popoli europei..”.

Meglio uno sgangherato Parlamento nazionale, dove si possano almeno far sentire le voci dissenzienti, che un’Assemblea di mummie cui venga riservata la competenza in materia di valutazione del calibro dei cetrioli e il potere di ratifica, a scatola chiusa, di quanto deciso da altri, laddove altri non è neppure il governo dello Stato nazionale di riferimento.

Timori esagerati? Il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha reclamato di fronte al Parlamento Europeo il 1° dicembre scorso una politica di bilancio e fiscale comune come completamento del processo di istituzione dell’organismo da lui presieduto. Ma con la consegna ad un organismo privo di qualunque legittimità rappresentativa del potere di decidere, anche indirettamente, come e quanto tassare i “cittadini europei”, indipendentemente dalle loro particolarità culturali, sociali e organizzative significa la morte della democrazia rappresentativa, ovvero uno dei cardini dei sistemi politici europei contemporanei. Vorrei ricordare, per inciso, che la BCEnon agisce isolata ma di concerto con altri soggetti, tutti sottratti ad un controllo popolare come il Fondo Monetario Internazionale, le varie agenzie di Rating, l’Eurogruppo… ed altri circoli privati che il solo nominare fa attribuire a chi lo faccia, e io continuerò a farlo, la qualifica di complottista e di visionario da parte di onesti benpensanti che aspettano dalla “Cura Monti” la salvezza dell’Euro, il risanamento dell’economia e il rilancio di uno stato e di una società moderni e “liberali”.

Una vecchia formula: “no taxation without representation”, che fu alla base della democrazia anglosassone, non dovrebbe essere passata di moda e invece, dopo averci tolto il diritto di battere moneta, per la verità con la complicità dei nostri governanti, gli organi dell’Unione Europea stanno per aprire la fase della tassazione senza rappresentanza… Se questa è democrazia?…

 

 

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2 Comments

  1. fabio ghidotti says:

    ha già in parte risposto molto bene LS4giovanni. Inoltre:
    – il “potere” del cosiddetto superstato europeo appare a Lembo come indefinito. Ovvio, esiste solo nella sua paranoia di vetero-cattolico, che è capace solo di confrontarsi con papi e imperatori.
    – allucinante il paragone fra i trattati stile Versailles e quelli dell’Europa attuale. I primi erano nati da un rapporto vincitori-vinti dopo una guerra. Quelli di oggi nascono un po’ di tempo dopo la guerra, e per creare le condizioni perchè non ce ne fossero altre (ma nessuno ha letto la dichiarazione Schumann?). Quest’Europa, con tutte le sue incertezze e contraddizioni, sta nascendo per volontà comune e non di un centro ben precxiso, quindi non è una gabbia.
    – a me, lombardo, piace pensare di avere in tasca la stessa moneta degli austriaci. Nessun rimpianto per una moneta italiana (dal nome piemontese)

  2. LS4giovanni says:

    Probabilmente la soluzione migliore è fare una stato come la repubblica di Seborga ed essere unici al mondo e farci tutto in casa. Succederà dopo la 3a epocalisse. Ma avendo in casa una autovettura tedesca, un computer americano, un telefono coreano e una televisione svedese o viceversa, i piccoli confini non sono proprio ottimali. A quel punto io preferisco una semi democrazia a livello europeo e una gestione operativa a livello regionale o interregionale (Padania, Sassonia, Scozia, Baschi, etc ) . A contribuire alla definizione dei poteri della semi democrazia ci sono i Greci e il meridionali ma anche gli Svedesi, i Finlandesi, i Tedeschi e tanta altra gente che nel tempo ha dimostrato di saper governare bene la cosa pubblica. Meglio un poliziotto serio e onesto ma severo che un italico controllore a cui allungare la stecca per avere un favore. A meno che l’obbiettivo non sia questo, potendo. !

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