PONZELLINI: SOLDI FACILI AGLI AMICI E TASSI DA USURA AI CORRENTISTI

di REDAZIONE
Finanziamenti generosi e veloci agli “amici degli amici”, magari sospettati di riciclaggio ma pronti a versare ogni tanto una tangente – e tassi da usura da praticare ai semplici correntisti.

Esplode lo scandalo di Bpm e rivela una banca sull’orlo del baratro: divisa tra il potere dell’ex presidente e attuale presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini, da ieri agli arresti domiciliari, e quello dei sindacati: il primo, in cambio degli affari suoi e dei suoi sodali, con complici di peso inseriti ai più alti livelli istituzionali, come l’onorevole del Pdl Marco Milanese, ex braccio destro del ministro Tremonti e già inquisito dalla procura di Napoli; i secondi dediti a carriere fulminanti e per questo pronti a chiudere un occhio, meglio due, «a discapito dei profili tecnici dell’operatività».

Secondo le accuse, Ponzellini, cui viene contestato il reato di associazione per delinquere, corruzione e ostacolo agli organi di vigilanza, aveva trasformato Bpm in un sistema di favori con dettagli che, alla luce del nuovo terremoto in Emilia, risultano raccapriccianti: come la decisione, recepita da Milanese, di inserire con un colpo di mano nel decreto per la ricostruzione in Abruzzo, una postilla che favorisse le slot machines di Atlantis, società per il gioco d’azzardo con sede nei paradisi fiscali delle Antillei ma gestita dal catanese Francesco Corallo (figlio di Gaetano, pregiudicato per criminalità organizzata e in rapporti con il boss Nitto Santapaola), ora latitante con l’accusa di corruzione e riciclaggio.

Holding assai chiacchierata, nel mirino del fisco per i capitali trasferiti all’estero, Atlantis nel momento in cui Corallo è sotto inchiesta per riciclaggio da Napoli e la società ha aperto un contenzioso col Fisco per 90 miliardi, viene finanziata da Bpm per 150 milioni di euro. In cambio, scrivono i pm, Massimo Ponzellini, avrebbe ricevuto «oltre 4 milioni» dalla Atlantis, tramite una sua società intestata a una fiduciaria ma gestita dalla figlia, la GM762 di Bologna.

Una regola per il “banchiere trasversale”, prima amico di Prodi, poi della Lega infine del Pdl: di chiunque potesse garantirgli posizioni di potere fino alla presidenza dell’Impregilo di cui è importante azionista Salvatore Ligresti, ben finanziato da Bpm. Non manca quasi nessuno in questa vicenda che racconta la conduzione di una banca che, nata per il credito a piccole imprese e cooperative, rivela con la gestione di Ponzellini «una situazione di criticità organizzativa e gestionale, di approssimazione e superficialità dei deliberati, di opacità e indebita influenza del vertice…».

Secondo i magistrati, il banchiere è a capo di un’associazione per delinquere che si avvale del suo braccio destro Antonio Cannalire, inserito negli ambienti politici e nel sottobosco romano e anch’egli destinatario di un ordine di cattura; del direttore generale di Bpm, Enzo Chiesa e dell’ex braccio destro di Tremonti, noto alle cronache giudiziarie, Massimo Milanese.

Nonchè di un commercialista bolognese, Guido Rubbi il cui ruolo è quello di gestire le società di Ponzellini e Cannalire da cui passano le tangenti delle aziende finanziate da Bpm: dalla Sisal, che versa o promette di versare nel 2011, 860 mila euro, alla Prc srl-Almaviva, (giochi d’azzardo in concessione statale), che paga 240 mila euro per un finanziamento di 30 milioni, alla Energreed del gruppo Gavio che versa 180 mila euro per ottenere 40 milioni, alla Capgemini che paga 432 mila euro per avere da Bpm consulenze ben remunerate. Soldi formalmente fatturati alla Gm762 per comparire con delle pubblicità sulla rivista Il carabiniere : da non credere. Altri soldi li incassa Cannalire, sempre grazie ai suoi interventi all’interno della banca per sbloccare i finanziamenti alle persone gradite, non di rado politici o amici di politici del Pdl.

Cannalire, secondo i pm, a sua volta «ha diretti interessi nelle macchine da gioco» essendo socio al 33 per cento di “Jackpotgame srl” insieme a Marco Dell’Utri, figlio del senatore Marcello e, sempre insieme a lui e ad Alessandro La Monica, legale rappresentante di Atlantis Italia, consigliere di amministrazione di “M2 Holding srl e M2 Pictures srl”, società che dovrebbero occuparsi di cinema e invece, ricevono versamenti per svariati milioni di euro che nulla hanno a che fare con le pellicole.

Scrive il gip Cristina Di Censo che «tutti i clienti favoriti da Ponzellini, Cannalire e Chiesa» erano «introdotti in un accordo comune da Milanese e Corallo». E’ il padrone dell’Atlantis, fuggito all’estero, l’ uomo «la cui caratura criminale» si rivela nel corso di una perquisizione a novembre: prima si rifiuta di aprire ai finanzieri sostenendo di essere un diplomatico, poi chiama il deputato Pdl Amedeo Laboccetta, ex procuratore di Atlantis oggi in Commissione Finanze della Camera, che sottrae sotto il naso delle Fiamme Gialle il computer di Corallo, sostenendo che sia roba sua. Dovrà restituirlo ai pm che scopriranno manipolazioni. Rimane una traccia però: il nome del Pc: “Francesco”, cioé Corallo. In Procura fanno sapere che ormai sono già pronti al rinvio a giudizio immediato.

FONTE ORIGINALE: www3.lastampa.it   di Paolo Colonnello
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One Comment

  1. Giuseppe says:

    E Gianfranco Fini, attuale e impresentabile Presidente della Camera dei Deputati? E l’onorevole Laboccetta? Sono loro gli intimi di Corallo, quelli che, con akltri, hanno programmato e resa possibile la questione delle slot-machines!.

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