Ponte di Legno: da grandi saremo svizzeri

di REDAZIONE 
Ponte di Legno nell’immaginario politico è stato per anni una pensione a gestione familiare, un luogo in cui attorno a Ferragosto la politica italiana pendeva dal roteare di un sigaro rauco. Erano altri anni e pure un’altra era geologica dei partiti. Ora pensioni e alberghi sono tornati alla normalità turistica, all’avvicendamento più privato e composto di famiglie e turisti.
Ponte ha subito di recente anche il sussulto della secessione, il referendum sulla fusione del comune Camuno con il confinante Temù. Non passato. A dire il vero anche qualche settimana fa neanche la lusinga di diventare trentini aveva fatto breccia a Pieve di Cadore, che ha preferito restare bellunese senza sconfinare nell’autonomo  Alto Adige. Neanche il quorum venne raggiunto, affluenza bassa. Forse un’altra storia, ma qualcosa vorrà pur dire.
Forse si preferisce restare, a Ponte, cittadini di Ponte, punto e basta, e lottare per migliorare l’esistente che è in declino
Mario Rizzi, uno dei volti storici della minoranza consigliare del paese, non gira avvolto dalla bandiera della rosa camuna, non fa battaglie ideologiche ma a Ponte scende in campo nella lista civica Ponte di Legno-Voltiamo pagina. Un titolo semplice, un ottimo programma, di buona fattibilità.
La lista concorrente è un’altra civica, Dalignesi a favore. Destra e sinistra si mischiano in entrambe gli schieramenti, i partiti diventano secondari, quasi. Si guardano le persone.
E cosa si può proporre, a Ponte, da Ponte? Un Comune che torni a fare turismo, che ripulisca e riordini i servizi. Una piccola Svizzera, nei sogni di Mario il camuno, in cui il bosco torni a dare lavoro, in cui l’energia sostenibile avvicini Ponte alle città che sanno produrre prima che consumare…
“Vorrei dire – ci racconta Mario Rizzi – che già l’aver scongiurato di perdere la nostra identità è stata la premessa di un rinnovamento che speriamo ci faccia cambiare registro”.
Voltare o svoltare, Rizzi?
“Io ho in testa il modello federale svizzero. Sarò un passionale nel dire che Ponte deve tornare ad essere la regina delle Alpi. Almeno del modello federale, ma dire in generale dal buon senso, dobbiamo importare la netta separazione tra politica ed economia. Non sta né in cielo né in terra che gli amministratori siedano in Comune e anche nelle società municipalizzate. Non si può essere primi cittadini e presidenti della società che gestisce gli impianti di qualcosa…”.
Alla politica solo gli indirizzi?
“Ecco, quella cosa lì. La politica consegna i risultati ai cittadini, ma resta fuori dalla gestione delle società a partecipazione. Iniziamo a separare lo Stato dall’economia, per favore. Mi sembra il minimo. Non si possono servire due padroni. Vangelo secondo Matteo”.
E secondo lei perché non ha sfondato il referendum per la fusione con Temù… Siete così piccoli, 2mila abitanti…?!
“Si vive di turismo, durante i picchi stagionali arriviamo a 25mila presenze,  l’80% degli immobili sono seconde case. Gestiamo bene quello che c’è, non c’è bisogno di allargare i confini ma di amministrare meglio e recuperare l’esistente. Forse quella fusione avrebbe potuto allungare la vita di qualche amministratore locale, la gente ha percepito questo referendum come un ampliamento di potere più che come opportunità del territorio. E poi, senta, ci piace stare a casa nostra”.
Nella piccola Ponte,  cosa può cambiare se ce la fa il vostro candidato sindaco ingegnere?
“Divisione netta dei poteri, come detto. Chi fa il sindaco fa solo il sindaco. Gli assessori solo gli assessori. Costruiremo un ecovillaggio, il bosco tornerà ad essere centrale nell’economia del sistema, al primo posto mettiamo i residenti e chi cerca lavoro, premiando chi lo offre a chilometro zero. Rilanciare  iniziative per coinvolgere i turisti anche nelle mezze stagioni,
aiutare l’agricoltura oggi abbandonata, per investire nei prodotti tipici del posto, migliorare il paesaggio e l’ambiente, queste poche ma importanti iniziative serviranno a integrare l’economia del paese. Poi, senza essere presi per i fondelli, sistemeremo strade e infrastrutture, vogliamo il decoro che abbiamo perso. Non siamo solo turismo mordi e fuggi. Qui ci viviamo e vogliamo viverci meglio”.
Rizzi, sotto sotto pensate così di diventare una piccola enclave svizzera in Valle Camonica? Basterà questo?
“Rivolteremo Ponte come un guanto, il paese non può restare in eterno un parcheggio di pullman”.
Rizzi…
“Dica…”.
Auguri!
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One Comment

  1. lucyrrus says:

    L’importante che i cittadini capiscano che , essendo stati governati sinora dapersonaggi non all’altezza delle situazioni , diano una sterzata decisiva in direzione di una capace e corretta amministrazione, in direzione opposta a quella della speculazione e della “fiera dei sogni”.

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