PERCHE’ NON LIBERALIZZARE ANCHE LE POMPE FUNEBRI?

di CLAUDIO PREVOSTI

L’argomento non è dei più facili da affrontare e già immagino molti di voi che si butteranno alla ricerca di oggetti metallici o si toccheranno parti ritenute scaramantiche. Vogliamo infatti parlare di pompe funebri, anche se per cominciare sarebbe  bene chiamarle con linguaggio più moderno, vale a dire  imprese di onoranze funebri. Anzi, poiché l’aggettivo suona male, in molti casi si può tralasciarlo, basta onoranze, il resto è sottinteso. La seconda considerazione, che spiega perché nessuno ci ha messo testa, neanche i nostri governanti, è che questo tipo di argomento è in grado di provocare, come pochi altri, una sorta di timore – stavo per dire reverenziale ma forse non è l’aggettivo giusto – in chi a qualsiasi titolo dovesse affrontarlo, per via del rischio, della iattura, sempre presente, di finire… coinvolti in primissima persona.

Corro questo rischio (tanto o prima o dopo…) cominciando col dire personalmente non ho alcuna contrarietà a queste aziende. E in questo periodo in cui si parla molto di liberalizzazioni, ammesso e non concesso che poi siano veramente tali, non riesco a capire perché i provvedimenti non riguardino mai il settore del caro estinto. Le liberalizzazioni in genere dovrebbero servire a far aumentare la concorrenza aumentando l’offerta sul mercato, quindi a far scendere i prezzi e quindi favorendo i consumatori. Qui si tratta di “consumatori” un po’ speciali, che non consumano un bel niente, ma, insomma ci siamo capiti, a tutti farebbe comodo – diciamolo papale papale – che i funerali costassero un po’ meno, specie nelle grandi città dove i prezzi sono spesso proibitivi. E come farli costar meno se non aumentando la concorrenza? Quindi, se non una liberalizzazione nel senso stretto del termine, sarebbe opportuno introdurre un po’ più di campo libero anche per le imprese funebri, magari incentivando i giovani a intraprendere questa attività che può riservare non indifferenti soddisfazioni economiche.

Qualcuno potrebbe obiettare che in alcuni casi la concorrenza, agguerrita, è già in atto, soprattutto nei grandi centri sia del Nord, che del Centro-Sud, dove esiste una vera e propria gara all’accaparramento del funerale, con informatori regolarmente (per dire puntualmente) pagati, dislocati nei punti nevralgici (ospedali, cliniche, case di riposo) e di solito dipendenti di queste strutture, pronti ad avvertire la rispettiva agenzia quando “c’è il morto”. Ed è una corsa a chi arriva prima.

Ma qui si tratta di aspetti negativi che andrebbero severamente condannati, e che non favoriscono certo i “consumatori” (se vogliamo ancora chiamarli così), anzi tutt’altro. Come ci sono altre realtà in cui non è presente alcuna concorrenza, né “spietata”, né corretta, ma le tariffe funerarie sono imposte quasi in regime di monopolio – prendere o lasciare, e a chi si “lascia” in questi casi? – da imprese di onoranze che lavorano consorziate o sotto forma di aziende municipalizzate o comunque a partecipazione comunale.

Dicevamo dei giovani. Una possibilità di occupazione, un lavoro come un altro. Sì – abbiamo sentito qualche operatori del settore –, la crisi c’è e si fa sentire pure in questo campo. La gente cerca di risparmiare anche sulle onoranze. Ma si lavora sempre. Negli ultimi tempi è diminuito il fatturato, ci hanno detto, ma non il numero dei funerali. Quello si mantiene costante.

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2 Comments

  1. Maciknight says:

    In questo campo specifico sono addirittura due i fattori che vengono strumentalizzati parassitariamente, il MONOPOLIO o OLIGOPOLIO locale delle imprese di onoranze funebri, e la vulnerabilità psicologica dei clienti che sono facilmente ricattabili e manipolabili nelle condizioni di disagio e sofferenza in cui versano. Quindi l’approfittamento di queste imprese risulta particolarmente cinico ed indegno, fastidioso, e quanto riescono a carpire alle famiglie è indecente, spesso il triplo di quanto sarebbe stato giusto farsi pagare …

  2. Mauro Cella says:

    Beh, si potrebbe iniziare colla “liberalizzazione” dei crematori. Al momento le aziende (spesso municipalizzate) che gestiscono i relativamente pochi che ci sono difendono colle unghie e coi denti il loro privilegio. Una nota agenzia di pompe funebri del Bresciano (che si è guadagnata la sua posizione per l’eccellenza del servizio e non per “amicizie altolocate”) ha lo scorso anno fatto richiesta di aprire un secondo crematorio in Provincia. Tutto a spese loro, tutto legale (c’è anche già un accordo di massima col Comune che dovrebbe ospitare il nuovo crematorio) e consentirebbe di abbassare i costi e abbreviare i tempi, soprattutto per quanto riguarda le cremazioni provenienti da riesumazioni.
    Purtroppo l’azienda che gestisce l’unico crematorio della Provincia sta opponendosi in ogni modo possibile. Ci fosse una vera “liberalizzazione” non potrebbero fare nulla per conservare la loro posizione di monopolio effettivo.

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