AL POLITICO SI PUO’ DARE DEL PARASSITA: ARGOMENTANDO

di REDAZIONE

Attribuire il termine “parassita” a uomini politici potrebbe rientrare anche nel “folclore giornalistico”, ma i giudizi devono comunque essere il corollario di un ragionamento, altrimenti è diffamazione. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 48553/11.

Il caso

Dopo che la Corte di appello aveva confermato la condanna dell’autore di un articolo di giornale, al risarcimento in favore delle parti civili, perché ritenuto colpevole del delitto di diffamazione a mezzo stampa mediante la pubblicazione di un articolo, con il quale offendeva la reputazione di due parlamentari. Diritto di critica o diffamazione? L’imputato presenta ricorso per cassazione deducendo, oltre all’intervenuta prescrizione del reato, il semplice esercizio del diritto di critica nei confronti degli esponenti politici locali, «ritenuti responsabili del degrado sociale e della mancanza di lavoro nella provincia di Caserta». Secondo il ricorrente, la notizia è di evidente interesse pubblico e «il linguaggio può definirsi continente, attesa la natura iperbolica della espressione “parassiti”, riferita ai due uomini politici, e il diffuso processo di desensibilizzazione delle espressioni “forti” che è in atto nella società moderna».

La Corte di Cassazione precisa che il diritto di critica ha confini più ampi di quello di cronaca e che il requisito della verità «si profila in maniera diversa rispetto a quanto accade nel diritto di cronaca». Ma, pur ammettendo che il politico è più esposto del comune cittadino alle critiche e ai giudizi dell’opinione pubblica, la stessa Corte ricorda che la critica consiste in una valutazione di condotte, espressioni e/o idee. In sostanza – aggiunge il Collegio – «perché vi sia esercizio del diritto di critica è necessario che il giudizio (anche severo, anche irriverente) sia collegato col dato fattuale dal quale il “criticante” prende spunto».

L’imputato, dopo aver dato conto del suicidio e del tentativo di suicidio di alcuni giovani disoccupati, parla della situazione di degrado sociale del Meridione d’Italia e indica i due onorevoli come responsabili, definendoli “parassiti”. Queste parole sarebbero rientrate nel diritto di critica se espresse all’interno di un percorso argomentativo e come corollario di un ragionamento, che, viceversa, nel caso in esame, manca del tutto. Dunque, tale censura è ritenuta infondata dai giudici di legittimità, ma la sentenza impugnata viene comunque annullata senza rinvio, pur se solo agli effetti penali, perché il reato è estinto per prescrizione.

FONTE ORIGINALE: http://www3.lastampa.it/i-tuoi-diritti/sezioni/responsabilita-sicurezza/news/articolo/lstp/443845/

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2 Comments

  1. giorgio says:

    per mio conto “parassiti” rientra nei complimenti se naturalmente rivolto ai politici poichè probabilmente nemmeno l’acaro è un parassita a tutti gli effetti forse potrebbe a nostra insaputa svolgere un lavoro utile per l’organismo ospitante mentre per l’uomo politico non avrei dubbi.

  2. Domenico says:

    Sono parassiti perchè consumano risorse non prodotte da loro, ma prodotte da altri e a questi sottratte. E ne consumano troppe… La sentenza della Cassazione si commenta da sola

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