Non vedo all’orizzonte una classe politica che abbasserà le tasse

di CLAUDIO ROMITI

Se fosse vero che ogni elaborazione umana dipende da una decisione della sfera politica, da un piano elaborato a tavolino dai sacerdoti del bene comune che occupano la stanza dei bottoni, allora si dovrebbe pensare che le prime palafitte siano state costruite su un deliberato imperativo di qualche stregone eletto democraticamente dalle tribù del paleolitico. Ma dato che le cose non stanno affatto in questi termini, e che l’intera evoluzione che ci ha fatto compiere formidabili passi in avanti scaturisce da una forza spontanea presente nella società, l’idea che ancora oggi ci si debba aspettare dalla medesima politica ogni prodigio, trasformando il socialisteggiande welfare in uno stato dei miracoli a beneficio di tutti, è paragonabile alle superstizioni dei nostri antenati di qualche milione di anni addietro.

Per questo mi aspetto che nella prossima campagna elettorale i tanti taumaturghi in servizio attivo permanente  si sbizzarriscano nel proporre ricette con cui costruire una sorta di Paese dei balocchi ad uso e consumo dei gonzi e degli imbecilli.  D’altro canto, l’aspettativa di ancora più Stato sembra così preponderante in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, che la generale offerta politica si guarda bene dal proporre una pur modesta riduzione di un perimetro pubblico che ha raggiunto livelli kafkiani di intrusività.

Evidentemente, malgrado i colossali fallimenti dell’attuale regime politico-burocratico, la maggioranza degli italioti ritiene che semplicemente cambiando le teste di chi comanda si possa prosperare all’interno di un siffatto sistema . In sostanza si vorrebbe che qualcuno, in questo caso una classe politica eventualmente rigenerata da tante facce nuove, perseguisse in modo onesto e scrupoloso i nostri interessi spendendo i soldi degli altri. Il che, dimensionato sulla base dell’attuale controllo di risorse operato dalla politica, starebbe a significare che ognuno di noi dovrebbe consegnare i tre quarti dei propri redditi ad un signore il quale, autocertificando la propria probità, ci promettesse di utilizzarli solo per i nostri bisogni. Ebbene, credo che nessun individuo dotato di un minimo di buon senso affiderebbe ad altri i propri quattrini con la speranza che questi vengano poi spesi per i propri interessi meglio di quanto farebbe egli stesso.

Eppure è proprio su questa base che l’attuale sistema politico continua a chiedere al popolo di assoggettarsi ad una tassazione folle, più alta di quella che sopportarono i kulaki russi all’indomani della  famosa rivoluzione d’ottobre.  Nella sostanza, anche “nuova” politica tende ancora a promettere ai cittadini di questo disgraziato Paese di occuparsi di ogni aspetto del vivere, dalla culla alla tomba, in cambio di un modico 55% del prodotto interno lordo. Qualcosa come 830 miliardi   all’anno, euro più euro meno.

Ora, da incallito liberale, forse la svolta potrebbe passare non per un turnover di esattori (da questo punto di vista se ad amministrare un Stato che tassa le piccole e medie imprese al 68% c’è un Monti, un Bersani o un Berlusconi cospirazionista mi cambia ben poco), bensì attraverso una drastica riduzione di quanto mi viene estorto da una sfera politico-burocratica che si è dilatata oltre ogni ragionevole limite.  Per quel che mi riguarda il nuovo io lo trovo guardandomi indietro, ai tempi in cui la nostra economia cresceva quasi come l’attuale Cina e la mano pubblica gestiva meno della metà di quanto avviene oggi. E sotto questo profilo ridare alla società spontanea una buona parte di quanto gli viene sottratto in nome e per conto di uno Stato che socializza le perdite e fa godere i profitti solo ai membri delle tante caste protette rappresenterebbe una vera svolta epocale. Il problema che sotto questo profilo non vedo una offerta politica degna di questo nome.

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4 Comments

  1. Antonio Turci says:

    L’impulso naturale di pensare solo ai propri bisogni o desideri é la molla fondamentale dell’ operare universale ivi compreso quello umano. Quindi nulla si costruisce senza il proprio tornaconto. L’uomo però é un animale sociale e, necessariamente, deve pensare ad un suo tornaconto indiretto e cioè il funzionamento della collettività nella quale vive e dalla quale riceve servizi. E qui sorge il problema del “do ut des” fra il cittadino e la società nella quale vive. Fino a qual punto è legittima la pretesa di impegno sociale nei confronti dell’individuo? Ritengo che sia universalmente giusta la reciproca congruità delle prestazioni. E qui sorge un problema di cultura con la sua caratteristica relatività: non é giusto, cioè ciò che é equo, ma é giusto ciò che risponde alle regole morali (e di “morali”, fra l’altro, nello Stato, c’e ne sono molte secondo i diversissimi e variegati gruppi d’interesse). E se le regole morali violano apertamente il principio della reciproca congruità? In questo caso per una legge universale, superiore alla morale comune, i danneggiati sono legittimati ad agire in termini radicalmente rivoluzionari.
    Ma i politici, di norma, non sono dei rivoluzionari e non ritengo giusto addossare, genericamente, facendo d’ogni erba un fascio, a loro tutte le colpe. Essi devono continuamente agire in compromesso fra le varie “morali” più o meno valide e più o meno autorevoli (o autoritarie!). Cambiando i suonatori (politici) la musica, inevitabilmente, rimane sempre quella.

  2. Albert Nextein says:

    L’inquinamento intellettuale e culturale della gente comune e delle varie classi di potere è una degenerazione irreversibile.
    Io mi chiedo se tutti questi pretendenti al potere abbiano mai letto,studiato, o appena sappiano dell’esistenza delle teorie libertarie e sappiano del passaggio sulla terra di maestri liberali come quelli austriaci,americani,tedeschi.
    Non vedo alcun liberale tra i politici attuali.
    Non vedo alcuno che voglia migliorare le condizioni di vita della gente.
    Nessuno che ambisca ad uno stato ridotto al minimo.
    Le tasse non si ridurranno.
    Il controllo sulla vita del popolo si intensificheranno.

    A meno che non si smetta in massa di pagar tasse .
    A meno di arrivare alle estreme conseguenze con una protesta fiscale.

    Con le parole soltanto non si conclude.

    • Dan says:

      Ma perchè dovrebbe esserci un liberale tra di loro ?

      Il loro modello di pensiero si può riassumere in questo modo:

      a- io politico voglio farmi le tasche piene di soldi
      b- l’unico modo per fare i soldi senza lavorare è diventare parte dello stato.
      c- per entrare a far parte dello stato devo beccare almeno un po’ di voti la prima volta
      d- i voti li otterrò promettendo cazzate alla gente

      Non c’è molto altro da dire

  3. Dan says:

    Ma perchè supporre anche solo l’esistenza di una classe politica responsabile disposta ad abbassare le tasse ?
    Succede, sta succedendo per caso qualcosa tale per cui si venga ad innescare un processo di selezione naturale che ci dovrebbe portare ad una classe politica migliore di quella attuale ?
    E’ constatato che gli attuali parassiti non hanno alcun senso di responsabilità, tanto meno di vergogna e coloro che eventualmente li sostituiranno saranno semplicemente loro emanazioni quindi sostanzialmente uguali.
    Come per far estinguere i dinosauri e promuovere l’evoluzione dei mammiferi c’è voluto un meteorite qui ci vuole qualcosa di ugualmente devastante tale da costringere questi esemplari a scegliere tra il cambiamento in meglio o l’estinzione.
    Quel meteorite siamo noi popolo che dobbiamo esplodere in vortice di infinita violenza ma fino adesso siamo rimasti tranquilli e pacifici come tutti quei sassi nello spazio che si trasformano in una minaccia solo nelle notizie di studio aperto.
    Il cambiamento è conseguenza di una serie di cause ben definite e soprattutto definitive e fino adesso di definitivo non s’è visto niente tranne il proseguire tranquillo dei soliti giochini di potere ai nostri danni.

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