Politici, burocrati e parassiti. Il selfie dello Stato italiano

italiadi CHIARA BATTISTONI – Non siamo attrezzati per affrontare il nuovo, non abbiamo strumenti per governare una realtà fortemen-te competitiva, per trasformarci in un Paese davvero agile e anche il voto non ci ha aiutato; ha ingessato la situazione, rendendola, se possibile, ancora più statica. Lo scrittore Kenichi Omahe nel suo Il prossimo scenario globale l’’ha detto con molta chiarezza: gli Stati Nazione che conosciamo non sono più adatti al cambiamento in atto; c’è bisogno di strutture snelle e agili, che sappiano trattenere e attrarre ricchezza, come accade a molte regioni che li costituiscono.
Io lo traduco con una sola parola: FE-DE-RA-LI-SMO. Ne abbiamo un bisogno disperato, ma sem-bra che in pochi se ne rendano conto; troppo focalizzati sullo Stato Nazione, troppo abituati a pensare in termini di centralismo per immaginare che il decentramento sia altro dal riprodurre i difetti dello Stato centrale in periferia.
Decentrare per ridare centralità al cittadino, decentrare per dare trasparenza ai processi di governo, decentrare per controllare attivamente i nostri rappresentanti, decentrare per liberarci dal parassitismo, decentrare per essere davvero
liberi: è così che il professor Gianfranco Miglio sintetizzava (ed era la metà degli anni Sessanta) alcune delle ragioni del Federalismo.
Senza dubbio, a inizio aprile, ancora una volta hanno vinto l’ipertrofia legislativa e della regolamentazione, l’ipertrofia dello Stato centrale, della burocratizzazione della vita; un’ipertrofia i cui effetti sono evidenti perfino nel dopo voto, nella difficoltà di proclamare vincitori e vinti, immersi come siamo in un dedalo di leggi sempre più imperscrutabili.
In un saggio, dedicato a Max Nordau, pseudonimo di Maximilian Simon Suedfeld, nato a Pest 1849 e morto nel 1923, psichiatra, giornalista e scrittore, famoso nel Novecento per i suoi scritti di critica politica, Alessandro Vitale, nell’introduzione, ricorda: «Nordau intravede alla fine del XIX secolo non solo la tirannia amministrativa, la realtà della violenza ”legale” che esploderà nel XX secolo e che giudica come incompatibili con la civiltà, ma comprende anche le
aberrazioni del Gesetzstaat (Stato dellalegislazione), erroneamente e ideologica-mente identificato (e in tal modo glorificato) con il Rechtstaat (Stato di diritto).

(…) Il diritto si riduce a un insieme sempre più mostruosamente ipertrofico e costoso di leggi promulgate dall’autorità sovrana e in tal modo l’assimilazione del diritto all’insieme delle leggi positive permette allo Stato di occupare totalmente le attività sociali. Il quadro legisla-tivo sempre più complesso genera un crescente potere delle amministrazioni e delle burocrazie: un processo, questo, che i legislatori presentano come un progresso e che invece non è altro che una
mostruosa degenerazione dell’idea di legge». (da Burocrati e parassiti Max Nor-dau a cura di Alessandro Vitale, Leonar-do Facco Editore, 2006, pagg. 18-19). Quando parla dello Stato, Nordau è ancor più tagliente e scrive: «Lo Stato, come
è oggi organizzato (n.d.r.: ricordiamoci che siamo nel 1883!), è una macchina che spreca un’infinità di forze. Per la produzione utile non ne rimane che una parte infinitesima e che costa spese ingentissime. Tutto il resto viene consumato per
vincere resistenze che sono nella macchi-na stessa e si risolve nel fumo e nel fischio del vapore. Le forme di governo di quasi tutti i Paesi d’Europa rendono possibile il fatto che le prestazioni delcittadino vengano sprecate in imprese
pazze, spensierate o delittuose. Troppo spesso lo scopo verso il quale devono convergere gli scopi della collettività viene determinato dal capriccio di poche persone e dall’interesse egoistico di una piccolissima minoranza». (da Burocrati e parassiti,op. cit., pag.76).
Attenzione perché la soluzione pro-posta da Nordau non è affatto l’anar-chia, come potrebbe sembrare (per Nordau «l’anarchia, l’assenza di governo è una fisima di cervelli confusi e incapaci a considera-re attentamente le cose»),bensì «il governo di sé stessi, il governo che governa meno, una grande semplificazione della macchina governativa, la soppressione di tutte le ruote inutili, l’emancipazione dell’individuo da ogni superflua coazione, le esigenze della cosa pubblica verso il cittadino limitate solo a ciò che è indispensabile al soddi-sfacimento dei suoi bisogni». (da Buro -crati e parassiti, op. cit., pag. 79).
In poche parole… Federalismo, Federalismo, Federalismo e ancora Federalismo, per essere liberi, per essere uomini cittadini, per smetterla di essere sudditi in un Paese che assomiglia sempre più a una plutocrazia.

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