Politici… Boldrini, Grasso e sindacalisti se la tagliano la pensione secondo voi?

di Guglielmo Gandinoprivilegio

In questi giorni ho sentito molti parlamentari e lo stesso presidente Boeri ribadire “ad abundantiam” il concetto della necessaria proporzionalità fra contributi previdenziali versati e pensione percepita. Regola che, com’è ovvio, deve valere per TUTTI i pensionati italiani. Il sottosegretario Zanetti si è poi spinto più in là, prefigurando che per certe fasce basse anche i rimborsi sulla 70/2015 siano proporzionati agli anni versati, per esempio nel caso di baby-pensionati.
Quindi, se davvero la volontà politica dominante è quella di mettere in discussione il “patto” fra cittadini e Stato, riscrivendo con effetto retroattivo le regole contratte decenni fa al momento dell’inizio della vita lavorativa di ciascun cittadino, e se davvero si vuole evitare che – con un intervento così traumatico – milioni di persone siano tentate di entrare in mobilitazione generale e di scendere in piazza in segno di protesta, e che l’effige del sottosegretario Zanetti e del presidente Boeri diventino bersagli per freccette nei C.R.A.L. ex-P.C.I. sparsi un po’ in ogni angolo di questo Paese, occorre che il presidente della Camera Boldrini e del Senato Grasso facciano un’immediata proposta di legge che dovrà essere approvata con procedura d’urgenza nello spazio di pochi giorni (ho detto giorni non mesi né anni) sia dalla Camera che dal Senato.
In cosa consiste. – Sento dire che non c’è più una lira (pardon un euro) e che le povere finanze di Stato e il disastrato (o che si vuol far apparire tale!) Istituto Nazionale della Previdenza Sociale non hanno più fondi per pagare a TUTTI i pensionati gli arretrati relativi al blocco della contingenza negli anni 2012-13, giudicato “costituzionalmente illegittimo”.
Se non ci sono più soldi questa sarà bene una circostanza creata da questo governo e da tutti i governi che lo hanno preceduto, e da tutte le leggi votate dai vari Parlamenti che si sono succeduti negli anni.  Quindi l’origine del problema di questo dissesto finanziario che rende perfino impossibile ottemperare ad una sentenza della Corte Costituzionale, non possono che essere i rappresentanti del popolo. Ergo proprio questi rappresentanti devono essere i primi a pagare a mo’ di esempio al loro popolo, se non vogliono far scoppiare una vera e propria rivoluzione.

 
Invece di perdere tempo con l’abolizione dei vitalizi ai condannati (che poi di abolizione non si tratta bensì di sospensione, in attesa dell’eventuale riabilitazione, salvo prevedere poi addirittura la restituzione dei contributi versati!) i presidenti Boldrini e Grasso si cimentino in una proposta di legge che contenga i seguenti articoli:

 
Articolo n. 1 – Si deve affermare che l’abusato concetto di “autodichìa” viene eliminato con effetto immediato dal dizionario della lingua italiana. Autodichìa (letteralmente “auto-giustizia”) è il termine con il quale da sempre si sostiene l’assoluta autonomia di bilancio di Montecitorio e di Palazzo Madama. In nome della “autodichìa” si arrivò perfino a sostenere che i cosiddetti vitalizi non sono pensioni, e quindi ci si è presi la libertà di pagare pensioni che sono assolutamente sproporzionate rispetto ai contributi versati e ai relativi periodi contributivi, e addirittura di “regalare” pensioni aggiuntive “gonfiate”.
Siccome tutto ciò che non è coperto da contributi – secondo il Boeri-pensiero – non può essere considerato equo, ne consegue che la differenza fra effettivi contributi pagati e pensioni dei parlamentari viene in realtà pagata dallo Stato, e lo Stato chi è se non gli stessi cittadini italiani che pagano le tasse?
Quindi occorre un nanosecondo per stabilire che la autodichìa può continuare ad esistere ad una precisa condizione: che non comporti nessun onere finanziario a carico della comunità.

 
Per Boldrini e Grasso è un passo relativamente semplice ma politicamente significativo e propedeutico a tutti gli articoli che seguono. Sempre meglio che lo facciano loro, di loro iniziativa, con regolare approvazione da parte delle Camere, piuttosto che ci pensino a farlo – con decretazione d’urgenza – dei Comitati Popolari “ad hoc”, con le conseguenze che bene si possono immaginare.
Naturalmente tutto quanto viene deliberato su questa materia per Camera e Senato deve applicarsi specularmente anche a Regioni, Province, Comuni e quant’altro. L’autonomia di questi organismi (incluse le Regioni a Statuto Speciale) deve essere quindi sospesa d’autorità.

 
Articolo n. 2 – Tutti i vitalizi in essere di parlamentari e consiglieri devono essere:

 
ricalcolati in funzione dei contributi effettivamente versati (non quelli figurativi) e degli anni della prestazione da parlamentare. Infatti, se un quadro – per avere una pensione da 3.000€ lordi deve lavorare 35/40 anni – non è normale che un parlamentare abbia lo stesso trattamento già dopo 5 anni di mandato. Su questo il presidente Boeri potrà essere di grande aiuto, mettendo la sua esperienza  a disposizione finalmente per una buona causa.

sospesi, fino al raggiungimento dell’età pensionabile di vecchiaia, oggi 66 anni e 6 mesi. Mi sembra giusto che i primi ad attenersi alle regole stabilite per la moltitudine dei pensionati italiani siano proprio coloro che, negli anni, le hanno approvate. Per essere più chiaro, se qualcuno (e ce ne sono tanti!) percepisce il vitalizio dall’età di 50 anni in virtù delle regole precedenti, vedrà sospeso il proprio assegno, per carità senza dover restituire alcunché per tutti gli anni che precedono. Riceverà nuovamente il suo assegno “ricalcolato” quando raggiungerà l’età pensionabile di vecchiaia. Nel caso invece l’avesse già raggiunta, l’assegno sarà semplicemente “ricalcolato” a far data dal prossimo pagamento del 01/06/2015.
Articolo n. 3 – La “legge Mosca” n. 252/1974, via via prorogata (l’ultima proroga risale al 1980), permise a circa 40mila persone (politici, sindacalisti e affini) con un costo per lo Stato e dunque per i contribuenti italiani calcolato per difetto in 30mila miliardi delle vecchie lire, di ottenere vitalizi sproporzionati senza versare una sola lira di contributi. Di questi sono ancora viventi oltre 10.000 persone.
Non faccio nomi ma gli elenchi esistono, quindi non ci sono possibilità di brogli.
Basta stabilire che le pensioni siano riparametrate ai contributi effettivamente versati. Ad esempio se uno, con versamenti pari a 10 anni, ha recuperato altri 30 anni grazie alla legge Mosca a spese dello Stato, a far data dal 01/06/2015 vedrà la sua pensione ridotta del 75%. Non mi sembrano calcoli così complicati. La troupe di Boeri lasci perdere per qualche giorno gli studi su dirigenti, telefonici, elettrici, ferrovieri e si concentri sui beneficiati dalla legge Mosca, qualunque cognome essi portino.
Anche in questo caso, è molto meglio e meno traumatico che questi ricalcoli vengano fatti in serenità dagli enti preposti, su iniziativa volontaria dei presidenti di Camera e Senato.
Articolo n. 4 – L’articolo 3 del D.Lgs. n. 564/1996 detto “decreto Treu” consente alle OO.SS. di versare una contribuzione aggiuntiva per quei dirigenti che stiano o in aspettativa, nel caso di privati, o in distacco nel caso del pubblico impiego. Così succedeva che un  dirigente sindacale del pubblico impiego in distacco, potesse farsi versare negli ultimi mesi dal sindacato una contribuzione aggiuntiva molta alta, proporzionando poi la sua pensione – grazie al metodo retributivo determinata dall’ultima mensilità – ad un livello di gran lunga superiore a quella dei normali dipendenti pubblici.
Sono 2.000 se non di più i sindacalisti che hanno beneficiato di queste regole, molti dei quali oggi tuonano dai loro pulpiti contro il sistema retributivo con cui lavoratori del settore privato sono andati in pensione dopo 35/40 anni, pagando fior di contributi di tasca loro, non a spese dei contribuenti italiani.
Le liste di questi beneficiati siano riprese e le loro pensioni ricalcolate eliminando tutte le anomalie note a far data dal 01/06/2015.
Articolo 5. – Tutto nasce da un’errata interpretazione dell’articolo 31 dello Statuto dei Lavoratori (legge n. 300/70). Ma avendo con l’articolo n. 1 della presente proposta di legge abolito il concetto di “autodichìa” ne consegue che tutte le pensioni maturate a spese dell’INPS, dell’INPDAP o di enti previdenziali privati come INPGI pagate per intero fino al 2000 e poi per tre quarti da questi enti previdenziali, siano sospese con effetto immediato, ricostituite, e poi eventualmente proseguite a carico esclusivo dell’interessato.
Per non faticare troppo basta riprendere la proposta di legge Letta n. 3981 del 21/12/2010 prontamente cestinata dagli enti interessati, ripresentarla e approvarla, senza modifiche.
Articolo 6. – Il ricalcolo “contributivo” riguarderà ovviamente anche tutto l’apparato di Camera e Senato, dai commessi alle stenodattilografe ai funzionari ai segretari ai barbieri ecc. ecc.
Quando ci si trova in situazioni emergenziali come l’attuale, è vivamente consigliato fare TUTTO PRESTO E BENE.
Quindi sarà opportuno che l’universo dei casi passati presenti e futuri venga preso in esame con procedura d’urgenza, e che tutti vengano riparametrati alle condizioni del FPLD (Fondo Previdenziale Lavoratori Dipendenti) tanto caro al Presidente Boeri.
La specificità acclamata di commessi, segretari o barbieri mi fa infatti semplicemente sorridere. Se milioni di pensionati, per effetto del ricalcolo contributivo, saranno destinati a fare la fame, saranno comunque felici solo se saranno in buona compagnia (“mal comune mezzo gaudio”!).
Se i governativi capiscono questo semplice concetto, abbiamo fatto tutti insieme un grande passo in avanti. Se invece non lo capiscono, qualcuno (nella fattispecie il popolo) ci penserà a farglielo capire presto e bene! Ma sarebbe meglio evitare questo passaggio traumatico!
Questo articolo n. 6, per concludere, oltre che stabilire le nuove regole previdenziali dell’apparato passato presente e futuro di Camera e Senato, stabilirà anche che tutte le revisioni, di cui agli articoli 2 – 3 – 4 – 5 e 6 saranno per trasparenza messe immediatamente in rete a disposizione dei cittadini italiani con quattro semplici dati: cognome/nome – luogo e data di nascita – pensione percepita – nuova pensione ricalcolata.
La decorrenza sarà per legge 1° giugno 2015 (il 2 giugno è la festa della Repubblica: questa sì che sarà una vera festa della Repubblica!).
Forza, mancano solo 336 ore a fine mese! Datevi da fare! Il tempo è tiranno!

(da http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17815)

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment