Politica: siamo un popolo di analfabeti di ritorno

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di ENZO TRENTIN – Così ci potremmo definire, stando ai risultati dell’indagine (8 ottobre 2013) promossa dall’OCSE sulle competenze alfabetiche e matematiche delle persone tra 15 e 65 anni, in 24 Paesi nel mondo. Siamo ultimi per quelle alfabetiche e penultimi in quelle matematiche. Insomma non siamo in grado di accedere, utilizzare, interpretare e comunicare le informazioni numeriche né sappiamo comprendere, valutare e usare testi scritti per sviluppare conoscenze e potenzialità. Non va meglio per le nuove generazioni, poiché gli studenti italiani sono penultimi in Europa per la capacità di comprensione di un testo, penultimi nelle cognizioni scientifiche e terzultimi in quelle matematiche. In una lettera al governo, del febbraio 2017, 600 docenti universitari denunciavano le carenze linguistiche dei loro studenti universitari, con errori appena tollerabili in terza elementare (grammatica, sintassi, lessico). Secondo il linguista Tullio De Mauro, scomparso il 5 gennaio 2017, il 70% degli italiani sono analfabeti funzionali, cioè hanno gravi difficoltà nella comprensione di un testo.

L’Italia è un paese ormai fallito da tutti i punti di vista. Molti si chiedono con un certo smarrimento come sia stato possibile arrivare a questo punto. Ancora una volta dovremmo esercitare il nostro diritto democratico elettorale senza poter scegliere effettivamente i nostri rappresentanti. Essi sono già stati scelti – con una esemplare eccezione – dalle segreterie di partito. Non riusciamo ad intravvedere la logica secondo la quale sulla base del nostro voto si forma la rappresentanza politica. Ancora una volta i partiti si sono fabbricati una legge elettorale che giovi loro e sicuramente non qualcosa che serva veramente ai cittadini. Non è un caso, dunque, se tanti cittadini non sanno più cosa votare, perché non sanno cosa in effetti votano facendolo. Aumenta così il rifiuto di partecipare ancora a questo gioco. La risposta è molto più semplice di quanto si creda, solo che concettualmente non ci soffermiamo abbastanza per metterla a fuoco, perché siamo distratti mediaticamente dal cazzeggio, dalla mistificazione, e nella vita privata si tribola talmente tanto che non c’è il tempo per interagire in profondità coi nostri interlocutori.

La questione, naturalmente, è politica poiché in una autentica democrazia nasce l’esigenza di limitare i poteri di chi governa, non ultimo quello di imporre tasse e controllare i privilegi. Laddove – come è accaduto in molti paesi, e in special modo in Italia – la potestà tributaria è usata come strumento per depredare alcuni cittadini a favore di altri, e ha come unico limite quello della voracità delle corporazioni sul cui consenso si fonda il potere, lì la democrazia si riduce a una farsa. Accade allora che il “Principe”, attraverso un accurato lavaggio del cervello, riesca a persuadere la massa dei cittadini che alcune scelte tributarie, come ad esempio progressività delle imposte, tassazione dell’eredità, ipertassazione dei patrimoni, armonizzazione fiscale europea e così via, siano dogmi indiscutibili e immodificabili. Dogmi che vengono spacciati per verità scientifiche e nobilitati di un’aura di alta eticità.

Ma per fortuna vi sono ancora eresiarchi impenitenti, come Pascal Salin (Presidente della Mont Pelerin Society. Associazione internazionale di intellettuali liberali fondata da Friedrich von Hayek nel 1947), che con la lama del libero pensiero smascherano queste “pie frodi” elaborate per legittimare le scandalose rapine dello Stato padrone-predone. Si aggiunga Simone Weil, una riformatrice, (“Manifesto per la soppressione dei partiti politici” febbraio 1950) che così descriveva le caratteristiche dei partiti: «Un partito politico è una organizzazione costruita in modo da esercitare una pressione collettiva sul pensiero di ognuno degli esseri umani che ne fanno parte. Il fine primo e, in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito politico è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite.» Di qui l’incompatibilità dei partiti con la democrazia; di qui la necessaria loro soppressione. Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

L’idea di partito non rientrava nella concezione politica francese del 1789, se non come quella di un male da evitare. Ma giunse il momento del club dei giacobini. Era questo, inizialmente, soltanto un luogo di libera discussione. A trasformarlo non fu una qualche specie di meccanismo fatale: fu soltanto la pressione della guerra e della ghigliottina a farne un partito totalitario. Le lotte tra fazioni furono governate dal pensiero così ben formulato da Michail Pavlovič Tomskij: «Un partito al potere e tutti gli altri in prigione». Così, sul continente europeo, il totalitarismo è il peccato originale di tutti i partiti.

Il fatto che esistano non è in alcun modo un motivo per conservarli. Soltanto il bene è un motivo legittimo di conservazione. Il male dei partiti politici salta agli occhi. La questione da esaminare è se ci sia in essi un bene che abbia la meglio sul male, e renda così la loro esistenza desiderabile. Se individui appassionati, inclini per via della passione al crimine e alla menzogna, si compongono allo stesso modo in un popolo vero e giusto, allora è bene che il popolo sia sovrano.

Una costituzione democratica è buona se per prima cosa realizza nel popolo uno stato di equilibrio, e soltanto in seguito fa in modo che le volontà del popolo siano eseguite. L’autorità del popolo, in democrazia, non dipende affatto da sue presunte qualità sovrumane come l’onnipotenza e l’infallibilità. Dipende invece dalla ragione esattamente contraria, dall’assunzione cioè di tutti gli uomini, e del popolo tutto intero, come necessariamente limitati e fallibili.

In una democrazia autentica ogni cittadino è in qualsiasi momento titolare del potere di decidere le forme di governo dalle quali farsi governare, potere che viene esercitato collettivamente per mezzo degli istituti di partecipazione popolare: referendum, iniziativa di delibere e leggi, recall, etc. come in Svizzera, in California, e altrove, oltre che attraverso le istituzioni pubbliche che lo rappresentano.

Non usciremo da questa crisi lasciandoci governare dai più “disinvolti”. Coloro che pretendono di aumentare le tasse per diminuire il debito pubblico (che peraltro è in costante aumento), e nel frattempo non riducono la spesa pubblica. Sono recenti ed elettoralisticamente evidenti il rinnovo del contratto nazionale degli statali, con l’assunzione di 52.000 precari della scuola, e dal 1° gennaio 2018, l’assunzione di 50 mila precari della pubblica amministrazione. E poi il rinnovo dei contratti per il pubblico impiego del 2018. Manca solo il rinnovo del contratto dei dirigenti pubblici ma, probabilmente, se ne riparlerà dopo le elezioni politiche di domenica 4 marzo 2018. Per gli statali della sanità, ad esempio, il rinnovo del contratto porterà aumenti degli stipendi compresi tra 80,50 euro e 94,80 euro. A ciò va aggiunta la corruzione (vedi MOSE a Venezia) e le irregolarità ed inefficienze nel lavori pubblici (vedi Pedemontana veneta), solo per citarne due tra le molte.

Un sincero federalista: Paolo Bonacchi, scrive: «È probabile che un grande disastro delle economie e dell’ambiente a livello planetario, ci indichi l’urgenza di stabilire un più duraturo equilibrio fra lo spirito globalizzante e mondialista dell’economia e della finanza virtuale e quello della natura tendente a privilegiare la “località” delle persone, le piccole comunità umane dove i bisogni materiali e spirituali degli individui possono essere soddisfatti in modo più appropriato in vista del benessere collettivo. Il passaggio dalla concezione di Stato sovrano moderno, unitario, indivisibile ed accentrato di origine medievale, imperiale e monarchica, a quella di Stato federale fondato sulla contrattualità dei rapporti fra gli individui, fra questi e le loro istituzioni e fra gli Stati costituisce, a mio avviso, la sua prima importantissima tappa. Raggiungeremo questo scopo se, nel corso dei prossimi anni, sapremo agire coerentemente con il bisogno di crescita della civiltà e della coscienza, adottando criteri politici ed economici rispettosi delle leggi della natura e se, come umanità, ne avremo il tempo, la capacità e il coraggio.»

Lo Stato nasce per accordo volontario dei cittadini, che rinunciano a frammenti di libertà perché la libertà di tutti, e quindi quella di ciascuno, sia meglio tutelata che nello Stato di Natura. Se lo Stato viene meno a questa missione basilare, alla sua ragion d’essere e giustificatrice, siamo ripiombati nello Stato di Natura la quale è soggetta sì a mutazione, ma in tempi che non sono quelli umani.

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Essere trattati da analfabeti e’ sentirsi dei sovrani alla pari di Carlo Magno… anche lui analfabeta.
    Tuttavia, giusto che si tifi per la propria casta o famiglia o tribu’. Non e’ propriamente giusto quando non si cerca di spianare spalmandolo tra tutti il bene collettivo.
    Penso alle iperstrapaghe con le conseguenti pensioni dette d’oro.
    Davvero difficile fare certi ragionamenti con una BANDA, dei quattro, sempre presente ed attiva.
    O la si elimina o si continuera’ in vita eterna amen… con l’INGIUSTIZIA.
    Aggiungiamoci poi la difficolta’ di saper leggere e scrivere (conoscere la verita’) ed il gioco, loro, e’ fatto.
    Ultima mossa molto PALPABILE e’ l’ultima legge elettorale.
    Per carita’ di Dio, se e’ legge va rispettata anche se DECAPITERA’ IL SOVRANO..!
    Una incoerente e fottutissima mossa messa in atto dalla banda dei quattro negli ultimi giorni di vita del potere legislativo. In questo caso un altro potere sempre pronto a bacchettare (sui loro diritti acquisiti) il potere legislativo non si e’ sentito. Non ha fiatato.
    Perche’..?
    Si dice anche che sono CORREI..!
    Quindi..?
    Repetita juvant: un re non si fara’ mai e poi mai una legge contro. Chi le ha contro non e’ certamente sovrano, ma asino. Che esso sia acculturato o analfabeta.
    E la banda dei quattro imperterrita fara’ sempre e suoi sporchi affari.
    Controlliamo i vertici dello stato e status italico…
    Da li’ si dovrebbe dedurre che non saremo mai e poi mai sovrani.
    Bacio le mani…

    Avanti un’altra… delle belle intendo.

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