Politica e affari,il vero nome dei partiti

soldi ai partitidi MARCELLO RICCI – C’era una volta il rosso del P.C.I., il rosso  garofano  del P.S.I., il biancofiore  della DC, il verde degli ambientalisti, il nero dei MS.I. e qualche altra tonalità che si tralascia per non far confusione. Cammin facendo molti colori si sono sbiaditi altri, si sono fusi , così come avviene nelle tavolozze dei pittori.
Così raccontata questa roba appare molto strana, tenuto conto si tratta di partiti che esprimono concetti politici e sociali diversi, sino ad essere antagonisti. Prima si convinceva illustrando un programma, oggi c’è la deriva di conquistare adepti accettando le idee degli stessi. Emblematico esempio di questo “placebo” è Matteo Renzi, è partito dal Pd per arrivare ideologicamente ad un clone del Pdl. In effetti è il figlio politico di Berlusconi. Silvio doveva salvare il suo impero economico, che con la caduta di Craxi era in grave pericolo , ma il Matteo fiorentino cosa ha da salvare? Forse gli affari del padre Tiziano che, a volte, cadono sotto gli occhi della magistratura. Affari di famiglia? No, affari nostri, perché in qualche modo il pubblico potere o il pubblico denaro fanno, sempre, almeno capolino.

Gli intrecci sempre più stretti tra politica e affari hanno marginalizzato a pretestuosi orpelli gli ideali. La classe operaia è ignorata, ci si vergogna di nominarla, ma gli operai continuano ad esistere come gli agricoltori e i professionisti. Comprensibile il superamento delle barriere ideologiche quando un popolo o più popoli creano movimenti per rivendicare diritti comuni come libertà e indipendenza. Può accadere che nell’intento di allargare la platea dei consensi, ci si proietti su un progetto diverso più ampio, che però finisce per penalizzare l’originario. La classe operaia resta nelle fabbriche, ma cessa di essere una “classe” e si ritrova spesso assimilata con la controparte. Merito anche di quei sindacati che dopo la legge Mosca, le poltrone parlamentari e le cadreghe hanno visto cessare la materia del contendere. Oggi non c’è un arco costituzionale, ma tanti quante sono le formazioni politiche.
Per far numero si allarga il campo a chi è portatore di idee diverse, per cui si arriva poi a contrasti, discussioni, separazioni, scissioni. Sono gli eterni conflitti tra potere e ideali, tra profitto e coerenza.

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