Esproprio di Stato sulle Pmi italiane, le più tassate d’Europa. Lombardia e Veneto saccheggiate

tasse pmidi ANGELO VALENTINO – Quasi il 15% del gettito fiscale sulle imprese. E’ il record europeo e lo vince questo Stato. 105.616 milioni di euro. Lombardia e Veneto sono in testa in questo esproprio. Non bastasse, la burocrazia deve complicare la vita. Infatti. con l’approvazione della legge delega su “La riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza”, saranno circa 133.000 le società a responsabilità limitata (Srl) presenti in Italia che dovranno dotarsi di un organo di controllo collegiale o, in alternativa, di un revisore legale dei conti.

Altri costi, e altre carte. E altri commercialisti al lavoro. Questo nuovo adempimento, secondo una stima realizzata dalla CGIA, costerà alle nostre piccole imprese almeno mezzo miliardo di euro l’anno.

Grave, gravissimo, il peso con cui lo Stato ricarica su chi produce il costo dell’inefficienza della macchina pubblica. Cos’ denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: “Dopo aver deciso di rinviare di un anno sia l’entrata in vigore dell’Iri, vale a dire la nuova imposta che avrebbe consentito alle società in nome collettivo di beneficiare di un’aliquota sui redditi del 24 per cento, sia l’abolizione degli studi di settore, arriva a sorpresa questo nuovo balzello che, mediamente, costerà a ciascuna impresa interessata almeno 3.500 euro circa ogni anno. Se, come pare, in questa legge di Bilancio non assisteremo nemmeno all’ estensione della cedolare secca agli immobili ad uso strumentale, non verrà completata l’attuazione del regime per cassa e non si procederà a confermare l’ecobonus al 65 per cento, ci apprestiamo a registrare l’ennesimo disinteresse dell’esecutivo e della maggioranza di governo nei confronti delle istanze sollevate dal mondo delle piccole e micro imprese”.

Avevano detto che avrebbero alleggerito il cuneo fiscale. Il cuneo invece fa sempre più male. Per la Cgia di Mestre, e lo si sottoscrive,  invece di migliorare i bilanci delle piccole imprese attraverso la diminuzione delle tasse, della burocrazia inutile e dannosa o facilitando il ricorso al credito, il legislatore, viceversa, ha deciso di farlo “affiancando” alle Pmi un tutor che, di certo, appesantirà i costi aziendali per oltre 3.500 euro l’anno. E in attesa che vengano emanati i decreti legislativi di attuazione della Legge delega, cosa stabilisce “La riforma della disciplina della crisi di impresa e ” approvata il 19 ottobre scorso ?

Tecnicamente, in una nota gli artigiani di Mestre spiegano che con la vecchia normativa, in una Srl la nomina dell’organo collegiale di controllo o del revisore dei conti non era sempre obbligatoria. Lo diventava quando era prevista dallo statuto, oppure se si verificavano alcune condizioni. Il vincolo di nomina, ad esempio, scattava nel caso si fossero superati per 2 esercizi consecutivi almeno 2 dei seguenti limiti: quando il totale dell’attivo patrimoniale saliva sopra i 4,4 milioni di euro; allorché i ricavi delle vendite e delle prestazioni superavano gli 8,8 milioni di euro e quando la Srl aveva un numero di dipendenti superiore alle 50 unità. Ora, con la nuova legge delega, si è stabilito che basta il superamento per 2 esercizi di una sola delle 3 soglie; quelle di natura finanziaria, inoltre, sono state abbassate entrambe a 2 milioni di euro e le Srl interessate, invece, saranno tutte quelle con più di 10 addetti (vedi Tab. 1).

Con la nuova disposizione di legge, quindi, le piccole imprese a responsabilità limitata comprese tra 10 e 50 addetti che, secondo i calcoli della CGIA ammontano a poco meno di 133.000 unità, saranno costrette a nominare il collegio o il revisore dei conti accollandosi un costo aggiuntivo di circa mezzo miliardo di euro l’anno.

“Lombardia e Veneto – conclude Zabeo – saranno le regioni più colpite, visto che in queste aree risiede quasi il 33 per centro del totale delle piccole imprese interessate da questa nuova stangata. Pertanto, invitiamo i Governatori Maroni e Zaia a sollevare anche questa questione nella trattativa per l’autonomia che è stata avviata in queste settimane con il Governo centrale”. (vedi Tab. 2)tasse pmi2

“Oltre a ridurre il peso delle tasse è indispensabile, in particolar modo per le micro imprese, diminuire anche il numero di adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime attività. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione, così come avviene per le tasse, sono le piccole e piccolissime imprese che, a differenza delle realtà più grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze”. Altre parole che condividiamo in pieno, quelle del segretario della CGIA, Renato Mason.ù

In generale, ricordano dalla CGIA, il carico fiscale sulle imprese italiane non ha eguali nel resto d’Europa quando misuriamo l’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale. Se da noi la percentuale è del 14,9, in Irlanda è del 14,8, in Belgio del 12,9, nei Paesi Bassi del 12,7, in Spagna dell’11,8, in Germania e in Austria dell’11,6. La media dell’Unione europea è pari all’11,5 per cento (vedi Tab. 3).tasse pmi 3

La percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul totale del gettito fiscale è un indicatore che aiuta a comprendere l’elevato livello di tassazione a cui sono sottoposte le aziende. Si tenga presente che le imposte italiane considerate in questa analisi su dati Eurostat sono: l’Irap, l’Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L’Ufficio studi della CGIA tiene a precisare che i dati messi a disposizione dall’Eurostat non considerano ulteriori forme di prelievo, per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione; come i contributi previdenziali, l’Imu/Tasi, il tributo sulla pubblicità, le tasse sulle auto aziendali, le accise, i diritti camerali, etc., che sono esclusi dall’analisi.

Quindi? Quindi il perso fiscale è sottostimato. Alternative? Per Mason occorre  far ripartire con forza la domanda interna, aumentare il numero degli occupati e lasciare a questi ultimi più soldi in tasca. “Vista la scarsa disponibilità di liquidità delle imprese, nel prossimo futuro sarà sempre più difficile erogare importanti aumenti di stipendio attraverso i rinnovi contrattuali. Per tale ragione, quindi, è indispensabile incentivare la diffusione del welfare aziendale come forma di beneficio economico”.

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Lo stato PADRONE, l’italia, ha seminato e quindi adesso raccoglie.
    Il primo seminatore fu GMG… il secondo quello che non sanno bene dove metterci le spoglie a riposare in aeternum.

    Pensate che stortura fu la storia d’italia.

    Se fosse stato tutto normale si saprebbe dove e come seppellire i morti… invece anche li’ grande confusione, la vera regina d’italia. (gia’ per altro scritto ed ignorato puntualmente).
    DISINCANTARSI e al piu’ presto..!
    O MORTE..!
    Amen

  2. giancarlo says:

    Evviva, pensavamo che il nuovo anno portasse la diminuzione delle tasse ed invece………
    Come al solito nulla cambia sotto questo stato che succhia il sangue a tutti noi.
    Confindustria si lamenta ? Confartigianato si lamenta ? Confcommercio si lamenta ?
    Eppure tutti ci stanno ancora dentro lo stivale che è diventato strettissimo e bucato.
    Ma, attenzione ai prossimi anni. La sinistra ci lascerà un’amara situazione contabile.
    Chi andrà al governo, se ci andrà……( la troika è sempre lì che aspetta) sarà costretto finalmente a dover far quadrare i conti e possibilmente senza aumentare le tasse o l’iva, pena mandare gambe all’aria l’economia interna e compromettere le nostre esportazioni, poiché più tassiamo le imprese e più le rendiamo meno competitive all’estero.
    I dati esposti nell’articolo sono impietosi, ma soprattutto smascherano l’idiota ottimismo della sinistra che continua a dirci che c’è la ripresa e che tutto va bene.
    Quando l’iva dovesse andare al 25% , le paghe rimanere sempre basse, i pensionati super tassati come ora rispetto all’intera europa e la disoccupazione aumentare…….i conti a chi li facciamo fare?
    All’europa naturalmente la quale pretenderà il fiscal compact, diminuzione del debito pubblico, aumento delle tasse, diminuzione delle pensioni, e dulcis in fundo ci farà emigrare in massa verso paesi più accoglienti e democratici. Sì perché la democrazia si misura anche in base alle tasse che si pagano.
    Più le tasse sono alte e più il tasso di democrazia va a farsi friggere !!!
    Meno tasse paghi e più la democrazia ha un tasso elevato.
    WSM

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