Pmi: 6 mila euro l’anno per la burocrazia. 68,6% le tasse sugli utili

di CLAUDIO PREVOSTI

Al sistema delle piccole e medie imprese italiane la burocrazia costa 26,5 miliardi di euro, ossia 6.000 euro su ciascuna pmi. Rispetto a poco piu’ di un anno fa questa “tassa occulta” e’ aumentata di 3,4 miliardi di euro (+14,7%). Sono questi i risultati a cui e’ giunta la CGIA di Mestre che, grazie al lavoro del suo Ufficio studi, ha analizzato il costo della burocrazia che incombe sul mondo delle Pmi italiane (imprese con meno di 250 addetti). I costi sono stati calcolati su base annua e sono aggiornati al mese di maggio del 2012.
“Sono cifre che fanno accapponare la pelle – esordisce il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi -. Ormai la burocrazia e’ diventata una tassa occulta che sta soffocando il mondo delle pmi. Nonostante le misure di semplificazione adottate in questi ultimi anni, l’inefficienza del sistema pubblico italiano continua a penalizzare le imprese attraverso un spaventoso aumento dei costi. I tempi e il numero degli adempimenti richiesti dalla burocrazia sono diventati una patologia endemica che caratterizza negativamente il nostro Paese. Non e’ un caso che gli investitori stranieri non vengano ad investire in Italia anche per la farraginosita’ del nostro sistema burocratico. Una legislazione spesso indecifrabile, l’incomunicabilita’ esistente tra gli uffici delle varie amministrazioni, la mancanza di trasparenza, l’incertezza dei tempi e un numero spropositato di adempimenti richiesti hanno generato un velo di sfiducia tra imprese private e Pubblica amministrazione che, nonostante gli sforzi fatti dal legislatore, non sara’ facile rimuovere”.
Nel dettaglio, il settore che incide di piu’ sui bilanci delle Pmi e’ quello del lavoro e della previdenza: la tenuta dei libri paga; le comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro; le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi; l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema delle Pmi complessivamente 9,9 miliardi all’anno (6,9 miliardi in capo al lavoro, 3 miliardi riconducibili alla previdenza e all’assistenza).
La sicurezza nei luoghi di lavoro pesa sul sistema imprenditoriale per un importo complessivo pari a 4,6 miliardi di euro. La valutazione dei rischi, il piano operativo di sicurezza, la formazione obbligatoria del titolare e dei dipendenti sono solo alcune delle voci che compongono i costi di questo settore. L’area ambientale, invece, pesa sul sistema delle pmi per 3,4 miliardi di euro l’anno.
Le autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, la documentazione per l’impatto acustico, la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran parte degli oneri di questa sezione. Di rispetto anche il costo amministrativo che le aziende devono “sopportare” per far fronte agli adempimenti in materia fiscale. Le dichiarazioni dei sostituti di imposta, le comunicazioni periodiche ed annuali Iva, etc, costano complessivamente 2,7 mld di euro. Gli altri settori che incidono sui costi amministrativi delle pmi sono la privacy (2,6 mld), la prevenzione incendi (1,4 mld), gli appalti (1,2 mld) e la tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6 miliardi).
“Se teniamo conto – conclude Bortolussi – che il carico fiscale sugli utili di una impresa italiana ha raggiunto il 68,6%, contro una media presente in Germania del 48,2%, c’e’ da chiedersi come facciano i nostri imprenditori a reggere ancora il confronto. Per questo bisogna dire basta ad un fisco opprimente e ad una burocrazia ottusa. Lavorare in queste condizioni costringe gli imprenditori italiani a trasformarsi quotidianamente in piccoli eroi: questo non deve piu’ accadere”.

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5 Comments

  1. oppio 49 says:

    capisco perchè queste cose le vivo tutti i giorni sulla mia pelle. a proposito di burocrazia: a volte mi capita di essere chiamato ad eseguire riparazioni all’interno di qualche azienda (faccio un lavoro non diffusissimo e c’è una discreta richiesta). fino all’anno scorso assecondavo tutte le richieste burocratiche. POS piano per la sicurezza, documento del coordinamento con il piano interno alla sicurezza, DUVRI, DURC, copia consegna DPI, iscrizione camera di commercio, fotocopie carta d’identità, iscrizione INPS, iscrizione INAIL etc. etc… il tutto per due tre giorni di lavoro per la riparazione. (il massimo è stato in una ditta vicino a torino dove mi hanno fatto un corso di otto ore per due ore di lavoro). bhè quest’anno mi sono rotto i maroni e quando mi chiamano, in fase di offerta, specifico chiaramente che da me avranno solo una dichiarazione con i dati dell’azienda ed i codici di iscrizione inps e inail. altrimenti si possono cercare qualcun’altro. funziona.

  2. angelo says:

    Infatti nessuno assume piu’ , avere un dipendente ti mette nelle mani di quelli smargiassi dell’ispettorato del lavoro , che ti entrano in azienda con arroganza e cercano ogni cavillo per multarti. Il documento sulla sicurezza , i corsi antiincendio , il piano evacuazione , le autorizzazioni sindacali alla videosorveglianza , il piano di valutazione rischi ecc. ecc. tutte carte e burocrazia inutile che serve solo a dare potere a chi viene a controllare. comunque oltre alle tasse reali vi siete dimenticati i balzelli che si pagano quotidianamente (tassa sull’insegna pubblicitaria , sul passo carraio , camera di commercio , tarsu , imu ecc.) e le tasse che gravano su energia , benzina , gas , le piu’ care del mondo , e i servizi inesistenti , le poste che fanno schifo , le autostrade costose e sempre bloccate , l’adsl lenta e poco diffusa. poi di ogni cosa serve la licenza , l’autorizzazione , la registrazione ad un albo. con la mia ditta pensavo di essere a posto su tutto ma mi sono accorto che non potevo fare un tipo di lavorazione , dovevo inserire in camera di commercio quella lavorazione , pero’ non era nello statuto societario e quindi dovevo andare dal notaio a cambiare lo statuto. Basta!!! se riuscissi a vendere il capannone me ne andrei ma nella mia zona sono centinaia in vendita

    • gabriele says:

      Ti sono vicino, e comincio a pensarla come te’.

      Un tempo pensavo che il sistema potesse cambiare (circa 1 anno fa), ma ora ne sono certo non cambierà mai!!.

      Metà italiani sono un popolo di nullafacenti e cialtroni , un altro quarto sono un popolo di senzacoglioni, e una altro quarto di grandi lavoratori!!.

      Probabilmente all’estero in una società civile questo ultimo quarto sarebbe rispettato e valorizzato .

    • Dan says:

      Io personalmente credo che il primo passo verso la liberazione dovrebbe partire proprio da chi lavora.
      Dunque non puoi fare una certa lavorazione perchè blablabla yada yada ? Fregatene e falla !
      Qualcuno ti dice qualcosa ? Buttalo dentro la macchina e dai gas.
      Chi un negozio deve smetterla di pagare balzelli: ridà indietro piva e tutto il resto ma continua a lavorare !
      Si presenta la finanza ? Un calcio in culo e fuori per strada, possibilmente mentre sta passando un 9 alberi.
      I disoccupati, prendono un banchetto e occupano un posto al mercato rionale: qualcuno dice qualcosa ? Giù mazzate !
      Lavorare è un diritto, lo dice la costituzione, tutto il resto non conta.

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