Plebiscito.eu: 31 maggio, in Veneto al voto o al mare?

riceviamo e pubblichiamoplebiscito

di GIANLUCA BUSATO

presidente di Plebiscito.eu

Tosi: “promuoverò l’azione dei Dieci”. Berti: “al posto di Zaia lo avrei riconosciuto come valido”. Morosin: “lo ho votato e non ostacolerò i dieci”
Venerdì 22 maggio scorso scadeva il termine per rispondere ai quesiti posti da Plebiscito.eu ai candidati governatori del Veneto.

Il primo a rispondere via email è stato Jacopo Berti, alle 12.25.
Il secondo candidato governatore che ci ha scritto sempre via email è stato Flavio Tosi, alle 17.24.
Alle 13.37 di sabato 23 maggio ci ha invece telefonatoAlessio Morosin.

Plebiscito.eu ringrazia Jacopo Berti, Flavio Tosi ed Alessio Morosin che hanno dimostrato rispetto verso chi ha votato il referendum di indipendenza.

NON ci hanno invece dato alcuna risposta i candidati governatori Luca Zaia, Alessandra Moretti e Laura Di Lucia Coletti, che pertanto saranno esclusi dal prossimo ingaggio da parte di Plebiscito.eu, vista la loro mancanza di rispetto verso i 2,3 milioni di veneti che hanno votato nel Plebiscito Digitale.

Qual è l’opinione dei candidati governatori in merito al referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014?

Ecco la sintesi delle loro risposte nella tabella sotto riportata.quesito

 

 

 

 

 

 

 

 

Riportiamo invece di seguito le risposte complete di ogni candidato governatore

Jacopo Berti:

“Siamo a favore dell’esercizio referendario per la legge regionale sull’autonomia e l’autodeterminazione. Se il M5S fosse stato al governo della Regione non avremmo mai portato davanti alla Consulta le due leggi regionali referendarie per farle bocciare, avremmo invece considerato l’esito del voto con il significato di referendum consultivo, riflettendo dal punto di vista politico sul tema. Siamo consapevoli però che l’articolo 5 della Costituzione non è superabile, perciò il risultato del referendum potrà essere preso in considerazione per dare maggiori autonomie al Veneto sul modello scozzese. Il Veneto è tra Friuli e Trentino, due regioni a statuto speciale: perché non possiamo godere di autonomie concesse da sempre a territori vicini e simili per storia e tessuto sociale?
La visione del M5S è portata verso gli Stati Uniti D’Italia, con una struttura a “macroregioni” con forti autonomie locali e strumenti di democrazia diretta sul modello svizzero.
È infatti assurdo che in Italia esista una regione come la Val d’Aosta, che con i suoi 130 mila abitanti non regge il confronto con un quartiere popoloso di Napoli. Ed è assurdo pure che la Lombardia, con i suoi nove milioni di abitanti, abbia lo stesso peso legislativo e amministrativo di ognuna delle regioni che, se messe assieme, portano sulla bilancia lo stesso numero di abitanti: Friuli, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna. La spesa corrente di Regioni, Province, Comuni e comunità montane vale il 15 per cento del Pil.
Per quanto riguarda invece l’assetto delle Province, questi enti locali andrebbero soppressi del tutto. Punto e basta. Questo primo passo dovrebbe essere seguito dall’eliminazione di molti Comuni: l’accorpamento delle entità municipali dovrebbe portare il numero nazionale da 8 mila a un centinaio al massimo. E non stiamo parlando di unioni o di condivisioni di servizi, come sta accadendo in modo drammatico in questi mesi. L’obiettivo è fondere i Comuni, riducendone drasticamente il numero. Ci sono Municipi che hanno 33 abitanti e la gran parte delle municipalità italiane ha poche centinaia o migliaia di residenti. Il Paese è infatti mummificato dalla macchina dello Stato, e la devoluzione di chi ha governato finora non si è mai posta il problema di riorganizzare questo carrozzone”.

Flavio Tosi:

“Qualsiasi espressione di democrazia va tutelata e garantita, a maggior ragione un referendum. Dunque, pur ribadendo nella creazione della macroregione delle Tre Venezie la via prioritaria – perché concessa dall’articolo 132 della Costituzione – per ottenere una concreta autonomia da Roma, non ostacoleremo alcuna consultazione popolare, anzi la promuoveremo“.

Alessio Morosin:

“Considero legittimo il referendum, anch’io ho votato, anche se non sono d’accordo con la successiva dichiarazione di indipendenza. Inoltre non ostacolerò l’azione della Delegazione dei Dieci, in quanto sarebbe una contraddizione per me farlo. Ogni azione verso l’indipendenza è meritoria”.

Considerazioni di Plebiscito.eu

L’unico candidato governatore che si dichiara – senza se e senza ma – favorevole all’indipendenza del Veneto è Alessio Morosin, anche se, nel contempo, il percorso che egli propone non tiene conto in termini pratici dei risultati del referendum già approvato con un plebiscitario 89,10% dalla maggioranza assoluta dei veneti. D’altro canto Plebiscito.eu non guarda semplicemente all’opinione espressa dai candidati governatori, ma alla loro azione concreta promessa. E su questo fronte annotiamo il fatto che l’unico che si è detto disponibile a promuovere – e non solo a non ostacolare – l’azione della Delegazione dei Dieci èFlavio Tosi, mentre è apprezzabile anche la dichiarazione di Jacopo Berti, il quale scrive che al posto di Zaia avrebbe riconosciuto il voto del Referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014 invece di andare ad impantanarsi presso la corte costituzionale.

Cosa votare.

La prima cosa da chiedersi è se val la pena votare. Il meccanismo propagandistico messo in piedi dalla macchina del clientelismo affaristico della lega è difficilmente sovvertibile nell’immediato, dato il loro predominio mediatico e del sottobosco governativo locale. Per tale ragione il voto del 31 maggio assume poco o nullo significato, dato che l’unica alternativa sarebbe la Moretti, il che significherebbe cambiare tutto per cambiare nulla, all’insegna del più classico dei gattopardi italiani. Le alternative paiono essere realisticamente minoritarie.

La scelta reale quindi è tra un voto simbolico di testimonianza per uno tra i candidati che hanno dimostrato sensibilità verso i risultati del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, oppure nell’astensione di massa, che, se sembra possa assumere una dimensione importante, nel contempo a sua volta non avrà risultati pratici immediati.

Conclusioni.

Sinceramente mentre scrivo credo che la mia scelta sarà proprio l’astensione, perché non trovo un trasporto ideale vero e tangibile dei candidati governatori e non riesco a farmi convincere dall’idea di votare il “meno peggio”. Non riesco in questa fase a turarmi il naso, perché non ne vedo la ragione concreta.

Se negli ultimi giorni che restano da qui al voto qualcosa possa convincermi ad andare a votare, in ogni caso ascolterò solo le proposte che mi vengono da chi ha dato pieno appoggio al referendum, senza se e senza ma, a maggior ragione apprezzabile dato che le sue idee sono diverse dall’indipendenza del Veneto.

Quindi, nell’ordine, ascolterò gli ultimi appelli di:

1) Flavio Tosi – perché ha promesso di promuovere l’azione dei Dieci;
2) Alessio Morosin – perché è l’unico indipendentista in corsa come governatore;
3) Jacopo Berti – perché ha dimostrato saggezza politica dicendosi pronto a riconoscere l’esito del voto.

Se oltre alle parole qualcuno tra essi prima di giovedì 28 maggio prossimo dovesse attuare un atto concreto, con la FIRMA di un PROTOCOLLO vincolante a supporto dell’azione in corso da parte della Delegazione dei Dieci eletta nel corso del Referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, volta al riconoscimento internazionale dei risultati dello stesso Plebiscito Digitale e della Repubblica Veneta,allora daremo a nostra volta un appoggio formale concreto e un’indicazione di voto precisa per il 31 maggio 2014, altrimenti lasceremo totale spazio alla libertà di coscienza di ognuno, con le considerazioni di cui sopra, apprestandoci, per quanto ci riguarda, a una giornata di vacanze e relax.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È infatti assurdo che in Italia esista una regione come la Val d’Aosta, che con i suoi 130 mila abitanti non regge il confronto con un quartiere popoloso di Napoli. Ed è assurdo pure che la Lombardia, con i suoi nove milioni di abitanti, abbia lo stesso peso legislativo e amministrativo di ognuna delle regioni che, se messe assieme, portano sulla bilancia lo stesso numero di abitanti: Friuli, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna. La spesa corrente di Regioni, Province, Comuni e comunità montane vale il 15 per cento del Pil.
Per quanto riguarda invece l’assetto delle Province, questi enti locali andrebbero soppressi del tutto. Punto e basta. Questo primo passo dovrebbe essere seguito dall’eliminazione di molti Comuni: l’accorpamento delle entità municipali dovrebbe portare il numero nazionale da 8 mila a un centinaio al massimo. E non stiamo parlando di unioni o di condivisioni di servizi, come sta accadendo in modo drammatico in questi mesi. L’obiettivo è fondere i Comuni, riducendone drasticamente il numero. Ci sono Municipi che hanno 33 abitanti e la gran parte delle municipalità italiane ha poche centinaia o migliaia di residenti. Il Paese è infatti mummificato dalla macchina dello Stato, e la devoluzione di chi ha governato finora non si è mai posta il problema di riorganizzare questo carrozzone”.

Flavio Tosi:

“Qualsiasi espressione di democrazia va tutelata e garantita, a maggior ragione un referendum. Dunque, pur ribadendo nella creazione della macroregione delle Tre Venezie la via prioritaria – perché concessa dall’articolo 132 della Costituzione – per ottenere una concreta autonomia da Roma, non ostacoleremo alcuna consultazione popolare, anzi la promuoveremo“.

Alessio Morosin:

“Considero legittimo il referendum, anch’io ho votato, anche se non sono d’accordo con la successiva dichiarazione di indipendenza. Inoltre non ostacolerò l’azione della Delegazione dei Dieci, in quanto sarebbe una contraddizione per me farlo. Ogni azione verso l’indipendenza è meritoria”.

Considerazioni di Plebiscito.eu

L’unico candidato governatore che si dichiara – senza se e senza ma – favorevole all’indipendenza del Veneto è Alessio Morosin, anche se, nel contempo, il percorso che egli propone non tiene conto in termini pratici dei risultati del referendum già approvato con un plebiscitario 89,10% dalla maggioranza assoluta dei veneti. D’altro canto Plebiscito.eu non guarda semplicemente all’opinione espressa dai candidati governatori, ma alla loro azione concreta promessa. E su questo fronte annotiamo il fatto che l’unico che si è detto disponibile a promuovere – e non solo a non ostacolare – l’azione della Delegazione dei Dieci èFlavio Tosi, mentre è apprezzabile anche la dichiarazione di Jacopo Berti, il quale scrive che al posto di Zaia avrebbe riconosciuto il voto del Referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014 invece di andare ad impantanarsi presso la corte costituzionale.

Cosa votare.

La prima cosa da chiedersi è se val la pena votare. Il meccanismo propagandistico messo in piedi dalla macchina del clientelismo affaristico della lega è difficilmente sovvertibile nell’immediato, dato il loro predominio mediatico e del sottobosco governativo locale. Per tale ragione il voto del 31 maggio assume poco o nullo significato, dato che l’unica alternativa sarebbe la Moretti, il che significherebbe cambiare tutto per cambiare nulla, all’insegna del più classico dei gattopardi italiani. Le alternative paiono essere realisticamente minoritarie.

La scelta reale quindi è tra un voto simbolico di testimonianza per uno tra i candidati che hanno dimostrato sensibilità verso i risultati del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, oppure nell’astensione di massa, che, se sembra possa assumere una dimensione importante, nel contempo a sua volta non avrà risultati pratici immediati.

Conclusioni.

Sinceramente mentre scrivo credo che la mia scelta sarà proprio l’astensione, perché non trovo un trasporto ideale vero e tangibile dei candidati governatori e non riesco a farmi convincere dall’idea di votare il “meno peggio”. Non riesco in questa fase a turarmi il naso, perché non ne vedo la ragione concreta.

Se negli ultimi giorni che restano da qui al voto qualcosa possa convincermi ad andare a votare, in ogni caso ascolterò solo le proposte che mi vengono da chi ha dato pieno appoggio al referendum, senza se e senza ma, a maggior ragione apprezzabile dato che le sue idee sono diverse dall’indipendenza del Veneto.

Quindi, nell’ordine, ascolterò gli ultimi appelli di:

1) Flavio Tosi – perché ha promesso di promuovere l’azione dei Dieci;
2) Alessio Morosin – perché è l’unico indipendentista in corsa come governatore;
3) Jacopo Berti – perché ha dimostrato saggezza politica dicendosi pronto a riconoscere l’esito del voto.

Se oltre alle parole qualcuno tra essi prima di giovedì 28 maggio prossimo dovesse attuare un atto concreto, con la FIRMA di un PROTOCOLLO vincolante a supporto dell’azione in corso da parte della Delegazione dei Dieci eletta nel corso del Referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, volta al riconoscimento internazionale dei risultati dello stesso Plebiscito Digitale e della Repubblica Veneta,allora daremo a nostra volta un appoggio formale concreto e un’indicazione di voto precisa per il 31 maggio 2014, altrimenti lasceremo totale spazio alla libertà di coscienza di ognuno, con le considerazioni di cui sopra, apprestandoci, per quanto ci riguarda, a una giornata di vacanze e relax.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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2 Comments

  1. Cesare says:

    Due domande farei a Busato :

    1) perché non è presente lui tra i candidati governatori del Veneto ?
    2) perché cerca di disperdere i voti del suo “presunto vastissimo elettorato” tra due candidati, Tosi e Berti, che nulla hanno a che fare con gli ideali indipendentisti, invece di convergere tutti gli sforzi elettorali sull’unico candidato governatore, che ammette anche lui, sia dichiaratamente INDIPENDENTISTA (Alessio Morosin) ?

    Forse nelle due domande si percepisce la ragione profonda del perché l’indipendentismo veneto non produrrà risultati concreti neanche stavolta………….. i catalani hanno capito che per lottare contro il centralismo più ottuso devono fare fronte comune, ma i venetisti no, hanno ancora bisogno di tempo per capirlo…..l’importante è che ognuno coltivi il suo orticello senza sgomitare troppo nel frattempo………….e il popolo veneto rimane prigioniero di un sogno nel frattempo.

  2. pierino says:

    ma questo Busato è quello che aveva 2milioniemezzo di voti veneti dalla sua parte due anni fa e poche settimane fa nemmeno 12mila firme in comune ?

    è quello che ha dichiarato l indipendenza del Veneto un anno fa e voleva candidarsi alle regionali italiane ??

    e adesso mette in dubbio il voto all UNICO movimento Indipendista votabile ???
    questo è sponsorizzato dall’italia per lavorare CONTRO i Veneti?!

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