ZAIA: VADO A BERGAMO A DIRE CHE RESTO GOVERNATORE E BASTA

di REDAZIONE

 

«Vado a Bergamo a dire che resto governatore e che non mi candido per nessuna segreteria». Lo dice  Luca Zaia, presidente della Regione Veneto ribadendo la sua indisponibilità ad incarichi di partito. «Ringrazio tutti per le manifestazioni fiducia – prosegue – ma mio malgrado devo comunicare che non prendo in considerazione alcuna candidatura in quanto penso, come ho già avuto modo di dire, che l’impegno preso due anni fa con i veneti deve essere onorato fino in fondo». «I veneti hanno bisogno di un governatore a tempo pieno – aggiunge Zaia – senza alcuna distrazione portata da attività di partito. Ricordo a tutti che il consenso si costruisce soprattutto attraverso la buona amministrazione, il che significa dedicare tutto il tempo possibile e immaginabile al mandato che i cittadini ci hanno dato». «Resto convinto che a tutti i livelli il partito, soprattutto in questo momento – conclude – abbia bisogno di quelle persone che nella Lega ci sono, con la massima capacità e libere da ogni impegno».

BERGAMO, ULTIMI PREPARATIVI. SLOGAN L’E’ URA DE NETA’ FO’ EL POLER

Sono in corso i preparativi per sistemare il capannone della Fiera di Bergamo, con una capienza di 5 mila posti che ospiterà questa sera la manifestazione di orgoglio leghista. Primo appuntamento della nuova era della Lega Nord da quando Umberto Bossi si è dimesso da segretario federale. Per Roberto Maroni che ora insieme a Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli regge la segreteria, potrebbe essere una sorta di prima investitura a futuro segretario, anche se il congresso federale si dovrebbe tenere ad ottobre. Lo slogan della serata riprende in qualche modo quel «pulizia, pulizia, pulizia» di cui Maroni ha fatto proprio. Il leitmotiv della serata è infatti «l’è ura de netà fò el poler» cioè è ora di pulire il pollaio. Molti hanno messo questo claim come foto del proprio profilo su facebook e sono state preparate anche magliette con la scritta e affianco il disegno di una scopa. I giovani padani della Lombardia hanno già annunciato che questa sera si presenteranno con le scope. Rigorosamente verdi, come quelle giunte finora.

 

PIVETTI: MARONI E’ L’UNICO CON LEADERSHIP ANCHE SE PARZIALE

«Maroni è l’unico con una leadership anche se parziale; Bossi ha sempre saputo tutto e se ha delegato sapeva a chi e per farci cosa». Irene Pivetti, ex presidente della Camera ed ex esponente della Lega Nord, commenta così ai microfoni di Tgcom24 la bufera giudiziaria che sta investendo il Carroccio. «Osservando la Lega è del tutto evidente che Maroni è l’unico che ricopre una leadership anche se parziale – spiega la Pivetti – Dovrà essere affiancato o perderà una parte di elettorato ed è proprio questo il senso del triumvirato. Il passaggio di questa sera sarà molto importante come stabilizzatore temporaneo della Lega, ma la situazione è grave». «Chiedere la testa di Rosy Mauro e le dimissioni di Renzo Bossi non basta, i temi sono di tale gravità che mettono in discussione la stessa figura di Bossi», aggiunge l’ex presidente della Camera. «È impensabile che Bossi non sapesse» quel che è accaduto, «lui ha sempre saputo e se ha delegato, sapeva a chi e per farci cosa. Questa tesi del non sapevo non regge. Il pentapartito e Craxi furono fatti cadere per molto meno. Non si capisce perchè in un partito verticistico come la Lega, il vertice non sapesse niente. Questa non se la beve nessuno». «Io credo che la Lega conservi la necessità di avere in Bossi un’icona del potere originario del movimento – conclude – Si troverà il modo di dire che ha fatto quel che ha fatto per il bene del popolo padano. Ai miei tempi non partecipavamo alla gestione finanziaria del partito. Io ero al corrente solo della mia campagna elettorale».

MARONI: BOSSI RESTA, NON HA ALCUNA INTENZIONE DI MOLLARE. FARA’ IL PRESIDENTE

Umberto Bossi resta, «farà il presidente» e «non ha alcuna intenzione di mollare». Lo dice Roberto Maroni a Vanity fair in edicola domani. A Bossi «gli dicevano cose non vere su di me, sulla Lega, sui soldi, e lui ci ha creduto in buona fede perchè, se ti fidi di qualcuno, gli credi. Negli ultimi mesi il nostro rapporto era teso anche perchè cercavo di metterlo in guardia, gli dicevo che non era come gliela raccontavano. Ma lui non mi ha dato ascolto, pensava ce l’avessi con loro. Era un gruppo di persone che Umberto aveva intorno, molto vicine, e che a gennaio hanno cercato di farmi fuori. Non ci sono riuscite. Oggi lui ha capito che avevo ragione io e torto gli altri». Anche se non lo nomina esplicitamente, è chiaro che Maroni ce l’ha con quel ‘Cerchio magicò che, a suo dire, negli ultimi anni ha fatto di tutto per boicottare la sua antica amicizia con Umberto Bossi. «L’ho conosciuto anche prima della seconda moglie – ricorda – Più che amico, un fratello maggiore». L’ex ministro dell’Interno racconta anche il cambiamento che l’ictus del 2004 ha provocato in Bossi. «Aveva sempre tenuto separato il partito da parenti e amici e se ora dice: ‘Ai ragazzi dovevo preferire la Lega’, vuol dire che si è reso conto dell’errore».

Lei è d’accordo? «Assolutamente. Io ho tre figli che non fanno e non faranno mai politica. Mia figlia è un’insegnante elementare precaria, è una sua scelta. Gli altri due studiano ancora. E tenerli lontano dai riflettori, per me, è una priorità». Lei su Renzo aveva mai detto qualcosa a Bossi? «Sì. C’erano già stati episodi che dovevano metterlo in allarme. Non gravi come quello che sta venendo fuori, ma i segnali c’erano». Come s’immagina la Lega senza Bossi? «Bossi resta, farà il presidente, non ha alcuna intenzione di mollare. Certo c’è bisogno di un ricambio generazionale: per fortuna abbiamo tanti giovani in gamba, la futura classe dirigente del partito». C’è posto, tra loro, per Renzo? «Forse non ci siamo capiti – replica secco Maroni – Io parlo di quarantenni con vent’anni di Lega alle spalle, esperienza di amministrazione, equilibrio, maturità: i Tosi, i Cota, gli Zaia. Io stesso sono stato buttato a 37 anni a fare il parlamentare e dopo due anni ero ministro dell’Interno: mi sarei potuto schiantare se non avessi avuto, oltre alla fortuna, la capacità. La Lega deve tornare a essere il partito dove chi ha meriti emerge».

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5 Comments

  1. Domenico says:

    Zaia è l’unico che può dare veramente uno scossone al sistema: se portasse i veneti al referendum potrebbe cambiare tutto. Forse anche per il suo partito, e senza bisogno di diventare segretario federale…

  2. Domenico says:

    Mi piace la conclusione “La Lega deve tornare a essere il partito dove chi ha meriti emerge”. Peccato che in tutti questi anni sia stato fatto il contrario: chi aveva meriti e capacità è stato sistematicamente allontanato per consentire ai nuovi lacchè, solitamente senza arte nè parte, di far carriera nel partito e di occupare posti più o meno lautamente remunerati. E’ difficile credere ad una inversione di tendenza, anche perchè molti di questi lacchè, la maggior parte dei cosiddetti giovani padani (ultraquarantenni) e perfino alcuni parlamentari folgorati sulla via di Damasco (dopo intrallazzi cerchisti) si sono precipitati ad osannare il presunto vincitore per mantenere i loro orticelli. E per continuare ad “epurare” chi non fa parte delle loro conventicole.

  3. marcopolo says:

    Approfitto dell’occasione per fare un paio di domande alla signora Pivetti.
    E’ proprio vero che Lei si sta opponendo alla recente decisione di togliere agli ex presidenti della Camera – dopo 10 anni dalla fine del loro incarico – tutta una serie di incredibili privilegi ( esempio ” auto blu” ), di cui qualsiasi “normale” cittadino si vergognerebbe?
    Lei crede che coloro che a suo tempo l’hanno votata, si aspettassero questo da Lei?
    Io, che fui uno di costoro, sono avvilito.
    Lei, con questa inammissibile pretesa, farà alla Lega più danno del “trota”, perché Lei è una donna intelligente e quindi doppiamente colpevole.
    Meno male che siamo in pochi a ricordarci di Lei come “politica”.

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