Più tasse che restano sul territorio: ma la credibilità è perduta!

di GIANCARLO PAGLIARINI

Il giorno 30 ho letto  sul Corriere della Sera: “Per noi – avrebbe detto Calderoli – è fondamentale che i nostri alleati sottoscrivano il nostro punto programmatico più importante: il mantenimento sui territori del 75% del gettito fiscale”.

La Stampa è stata ancora più precisa ed ha riportato questa dichiarazione di Maroni: «Trattenere in Regione il 75% delle tasse è fondamentale per aiutare i giovani a trovare lavoro. Prima le idee, prima il Nord».

Ancora La Stampa: “ Quel 75% di tasse in Lombardia, il tormentone del candidato governatore Maroni,  ha spiazzato Berlusconi e Alfano. Difficile, se non impossibile, da accettare. In campagna elettorale, da Roma in giù, potrebbe rivelarsi un impegno gravoso, una resa alle condizioni dei nuovi barbari del Nord, insomma voti a perdere (al Sud).” 

Nella redazione de La Stampa si sono sicuramente ricordati che nel 2008 quando si era cominciato a parlare delle legge sul cosiddetto federalismo fiscale i Presidenti di alcune Regioni erano usciti con incredibili  “perle”  di questo genere:  “è una implicita secessione e che distrugge l’unità del paese” (Agazio Loiero)  ,  “non tiene conto dell’assetto complessivo delle regioni italiane” (Vasco Errani) , “sono idee che non appartengono a nessuno e che vogliono punire il Mezzogiorno e spaccare il Paese”  (Michele Iorio)  ,  “non è un progetto di federalismo fiscale, ma di secessione fiscale, una vera e propria dichiarazione di guerra contro il Mezzogiorno” (Nichi Vendola) e così via.

Due premesse: 1) che il 75% delle tasse resti sul territorio non c’entra niente col federalismo, che è una cosa molto seria: non si tratta solo di qualche euro in più o in meno. 2) Quando si parla di territorio si dovrebbe partire dai Comuni. Il “centralismo” dello Stato oppure delle Regioni non genera mai efficienza. In un appello per Ambrosoli ho letto con piacereche “ La Regione deve tornare ad essere un soggetto di legislazione e di programmazione, mentre la gestione deve essere delegata alle unità amministrative inferiori, Province e Comuni”. Su questo credo (spero) che sia d’accordo anche la Lega.

Dunque la Lega Nord parla di sussidiarietà e di Stato più piccolo e con meno compiti. Non si può che essere d’accordo, sperando naturalmente che  il centralismo della Regione non sostituisca il centralismo dello Stato. La cifra del 75% poi dovrà tenere conto del peso degli interessi passivi sul debito pubblico e del buco del sistema pensionistico, e potrà (dovrà)  essere declinato con elenchi di compiti e di progetti : così la cifra  aumenterà o diminuirà  di qualche punto percentuale, ma la direzione è senz’altro quella giusta. Il PDL sembra abbia problemi a seguire la Lega su questa strada. E allora “amici come prima ma è meglio che la Lega vada da sola alle elezioni”. Oggi lo dice Maroni. Io  lo  avevo  scritto (inutilmente) su LaPadania il 30 Novembre 2005 (vedi Allegato 1) .
Il coordinatore PDL in Lombardia Mario Mantovani supera la Lega e dopo aver buttato là un “Temo che all’interno dellaLega qualcuno voglia mettere in difficoltà il segretario Roberto Maroni” dichiara che  “Nel nostro programma si parla addirittura di regione a statuto autonomo” (Corriere della Sera del 31 Dicembre) . Mi sembra un teatrino giocato sulla  gara a chi la spara più grossa.

Quanto  è credibile il PDL? Facciamo un passo indietro. Il 19 Giugno 2007 la Regione Lombardia aveva approvato  la proposta di legge al parlamento n. 0040 intitolata “Nuove norme per l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”. Quella buona proposta di legge era stata approvata con l’aiuto della sinistra: infatti il 19 giugno alcuni consiglieri di Formigoni  erano assenti : se i consiglieri dell’opposizione fossero usciti dall’aula sarebbe mancato il numero legale e il testo non sarebbe stato approvato. Invece i consiglieri della sinistra erano rimasti in aula ed il testo era stato approvato grazie al loro voto di astensione.

Per quanto riguarda le “tasse che rimangono sul territorio”  quella proposta di legge prevedeva che restassero nei territori l’80% dell’IVA e tutto il gettito delle accise,  dell’imposta sui tabacchi e di quella sui giochi  (Articolo 2, comma 3 lettere  b e c. Se a qualcuno interessa quello “storico”  testo della Regione Lombardia mi mandi una mail).

In occasione delle elezioni del 2008 il PDL aveva inondato le piazze della Lombardia con la promessa di realizzare 7 “missioni” (vedi allegato 2).  Ebbene, la sesta missione prometteva di portare in Gazzetta Ufficiale la legge approvata in Regione Lombardia il 19 Giugno 2007 (vedi nell’Allegato 3 la dichiarazione esplicita “Approvazione, a tal fine, da parte del Parlamento, della proposta di legge “Nuove norme per l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione” adottata dal Consiglio Regionale della Lombardia il 19 Giugno 2007”).  Quindi il PDL aveva promesso ai suoi elettori (e a quelli della Lega Nord) che l’80 dell’IVA, le accise, le imposte sui tabacchi e sui giochi non sarebbero più “andate” a Roma ma sarebbero rimaste nei territori che le generavano.

L’obiettivo di far dimagrire lo Stato centrale, di cominciare a realizzare il principio di sussidiarietà anche facendo  restare “più tasse sul territorio” sembrava raggiunto (vedi allegati 4 e 5). Ma poi Formigoni non si è battuto come un leone per la legge approvata dalla “sua” Regione e depositata dalla “sua” Regione sia  alla Camera che al Senato. Ecco due titoli del Sole 24 ore: 6 Giugno 2008 “Formigoni frena sulla formula lombarda: ok al testo delle Regioni”. 7 Giugno: “Formigoni: il modello lombardo è una proposta, non l’unica accettabile”.  Calderoli invece di dimettersi di corsa ha seguito l’esempio di Formigoni. Ecco il titolo di un articolo sul Sole 24 Ore del 18 Luglio 2008: “Calderoli parte dal modello Regioni”. Con tanti saluti all’80% dell’IVA e a tutto il gettito delle accise,  dell’imposta sui tabacchi e di quella sui giochi.

Tutto ciò premesso,  in questi giorni  si ricomincia da capo con lo stesso tema: “più tasse sul territorio”.  Ma la credibilità di questi signori ormai è sotto zero, e purtroppo di vero federalismo non  parla nessuno: i signori della casta non lo vogliono, perché una vera riforma federale cambierebbe la mappa del potere e i signori della casta  il potere ce l’hanno e vogliono continuare a gestirlo. L’argomento è stato almeno citato  nel decalogo di Fermare il Declino (1) e in una lettera-appello per Ambrosoli (2). Per fortuna  mille anni luce lontani dal “teatro della politica” ci sono tante persone che parlano di federalismo , ragionano e seminano cultura e buon senso. Ecco , tra i tantissimi, tre soli esempi:

–      Sergio Romano che scrive sul Corriere della Sera:  “L’UE può meglio degli stati nazionali ospitare le patrie regionali all’interno di un patto federale”. E: “Se l’Italia fosse seriamente federalista, la Lega dovrebbe essere in prima fila tra coloro che chiedono la eliminazione delle Province. Ma il partito di Bossi, per conservare la sua base elettorale e continuare a sventolare la bandiera della Padania, ha bisogno, paradossalmente, dell’ente meno federale dello Stato italiano.” E ancora:  ”La classe politica dovrà ricordare che l’Italia ha qualche possibilità di essere federale soltanto se il sistema verrà radicalmente pulito e rinnovato”

–      Chiara Battistoni, in centinaia di incontri pubblici (dei Tea Party , dei Lombardi verso Nord e di altri)  “Lavorare insieme in agonismo, per costruire insieme il bene  di tutti; è  questa l’essenza del concetto di concorrenza che sta alla base del libero contratto tra le parti; e su questo concetto cardine si costruisce il vero federalismo”. E ancora:  “Là dove lo Stato si sostituisce al singolo, alla famiglia, alle libere associazioni di cittadini nella costruzione del Bene comune inibisce la concorrenza e fa sì che si costruisca quel modello assistenzialista che tanti danni sta  generando a  casa  nostra”.

–      Guido Rossi ieri (30 Dicembre) sul Sole 24 Ore “.. l’Europa debba democraticamente cambiare privilegiando l’elemento federalistico su quello statale , sia nella sua organizzazione , sia nella formazione della sua volontà … per l’Europa è arrivato “il momento Hamilton”, uno degli autori del The federalist, che costituì la base ideologica della federazione americana”.

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22 Comments

  1. Gallini says:

    Ma vi rendete conto di che spessore politico hanno i vari Maroni e Salvini? Questi twittano messaggini come adolescenti tonti. Leggetevi i twit! E li mandano pure ai giornali…..che li pubblicano pure perchè il livello è questo…..

  2. gigi ragagnin says:

    il Cè è troppo cattolico per i miei gusti.

  3. Francesco Mario says:

    Francesco Mario

    Il parere di GIancarlo Pagliarini e di Sergio Romano merita certamente rispetto, tuttavia mi permetto di dissentire nel senso che non vedo perché le province meritino di essere definite l’isittuzione meno compatibile con lo Stato federale. La loro abrogazione può essere auspiczabile in quanto contribuisce a ridurre la spesa pubblica, ma occorre fare attenzione a non confondere le province con i prefetti, questi sì espressione del potere centrale e difficilmente armonizzabili con la forma federale dello stato. Il collegamento provincia-prefetto è una delle tante pessime erdità lasciate da Napoleone all’Italia, ma non è affatto necessitato. Le province, che sono comunque un organo intermedio e più vicine al cittadino dello stato e anche della regione, possono benissimo sopravvivere all’abolizione (questa sì auspicabile) dei prefetti..

    • giancarlo pagliarini says:

      Si, ma se in Lombardia vogliamo o non vogliamo delle Province lo dobbiamo decidere noi, non Roma. Quindi vanno tolte dalla Costituzione e si concorda che ogni Regione si organizza come vuole lei. Non ti pare?

      • Pagliarini, incominci la casa dal tetto?

        La sussidiarietà inizia dalle fondamenta con casa mia, poi comune, poi, se serve, provincia, poi, se le province si mettono insieme, si faranno le Regioni.
        Il suo invece è un ragionamento centralista, decide le Regione i livelli sottostanti di governo, il contrario dell’indipendenza!

        • giancarlo pagliarini says:

          Bravo Federico. Però se leggi l’articolo forse è meglio. Dagg ‘nugiada. C’è scritto questo: Due premesse: 1) che il 75% delle tasse resti sul territorio non c’entra niente col federalismo, che è una cosa molto seria: non si tratta solo di qualche euro in più o in meno. 2) Quando si parla di territorio si dovrebbe partire dai Comuni. Il “centralismo” dello Stato oppure delle Regioni non genera mai efficienza. In un appello per Ambrosoli ho letto con piacere che “ La Regione deve tornare ad essere un soggetto di legislazione e di programmazione, mentre la gestione deve essere delegata alle unità amministrative inferiori, Province e Comuni”. Su questo credo (spero) che sia d’accordo anche la Lega.

  4. Albert Nextein says:

    A me interessa principalmente che le tasse siano il minimo possibile.
    Poi viene tutto il resto.
    Ritengo che dopo aver messo alla fame il governo e lo stato centrale si possano ottenere modifiche costituzionali ,e ogni miglioramento utile per le condizioni di vita del popolo.

  5. Giancarlo says:

    Tutti gli appelli più imploranti a Calderoli perché si tappasse la bocca con lo scotch e si rintanasse a cuccia in quel di Bergamo sono stati vani. Ieri se ne è uscito con l’ultima perla: facciamo capo della coalizione Ferrara, così ogni problema tra la Lega e Berlusconi è risolto. Finché si continuerà con personaggi e sceneggiate del genere ogni speranza di serietà è morta. La questione settentrionale è sempre lì, ulteriormente aggravata, ma è sparita dal panorama mediatico, poi ora con le elezioni in vista figuriamoci, ma le persone serie e responsabili di orientamento progressista lo stanno dicendo sommessamente, da Cacciari a Civati passando per Mucchetti nuovo candidato del PD. Magari senza alzare troppo la voce perché è un tema lievemente impopolare da Roma in giù, ma sanno che dopo le elezioni si riproporranno con forza: questione settentrionale, questione federalismo, questione costi standard, questione strangolamento fiscale delle imprese, questione fuga dei cervelli ecc.ecc.ecc. Ma purtroppo i possibili interlocutori sono sempre questi….

  6. Giacomo says:

    Ottimo e pienamente condivisibile l’articolo di Paglia.

  7. La Lega Nord non è altro che la replica su scala ridotta del bieco centralismo romano, lo si è visto in 25 anni di gestione del partito e della cosa pubblica.
    Per me discorso chiuso.

    Pagliarini ha ragione, 75% di tasse che restano in Lombardia significa anche stesso livello di tassazione attuale, l’equivalenza non cambia:
    magna Roma = magna Milano

    • elio says:

      non ho mica capito sai magna magna, guarda che non è che il 75 che oggi la lombardia paga resti in lombardia, noi vogliamo che resti tutto il 75 in lombardia, così si potranno avere più servizi all’individuo, alle aziende o magari anche abbassarle le tasse, se non ti va di pagare le tasse vota PDL, è nato per quello, significa che dell’indipendentismo a te fa un baffo e ti basta non pagare le tasse, ma che cacchio di independentismo è il tuo? spiegamelo

    • Giacomo says:

      perché magna Milano poi non lo so. La città più depredata del mondo, governata per decenni da forestieri di tutte le provenienze viene regolarmente tacciata di ogni infamia. Era una città prospera, viva e vibrante negli anni 60. con l’arrivo di italiani e padani si è trasformata in una suburra maleodorante. L’ultimo presidente della regione milanese non me lo ricordo. L’ultimo sindaco milanese Tognoli. Podestà viene dagli stessi paraggi di Lanzalotta. E basta, cazzo.

      • Gian says:

        ci vuole molto acume per non capire che l’obiettivo è proprio che milano magni e che la smetta di stare a stecchetto e fare la dieta!!!
        qui la storia è quella della cicala e della formica solo che la formica non magna quello che ha messo da parte perchè glielo frega la cicala, è ora che la formica torni a magnare quello che è il frutto della sua fatica.

        ma si vede che tu preferisci farti magnare le provviste dagli altri che preferisci che rimanga il roma magna. Chi è furbo il primo dell’anno è furbo tutto l’anno… complimenti a te e poveri noi!

      • magna Milano significa che con le nostre tasse continueranno a mangiare coloro che vivono di tasse, che risiedano a Roma o a Milano non fa alcuna differenza.

  8. Maurizio says:

    Ma visto lo smarcamento di Lombardi verso Nord, come riportato su questo stesso giornale con Oscar Giannino , caro sig:Pagliarini, come giustifica di aver apprezzato il federalismo altrettanto farlocco del Movimento sopracitato che fa capo al signor Cè ?
    Persona che nutre il mio rispetto per quanto fece nel 2007 in Lombardia come Assessore alla Sanità ,portando alla luce le magagne del Sistema Sanitario Lombardo con presidente il Formigoni.
    Cè fu costretto a dimettersi in fretta e furia o dimettendosi egli stesso,se non ricordo male, ma avendo letto i dieci punti programmatici del movimeno Lombardi Verso Nord, mi chiedo come abbia potuto confermarne la bontà, del federalismo di cui si parla in quel programma.
    Non riconosco affatto un federalismo su modello elvetico,del quale da quando la seguo, sia lei che la sig.ra Battistoni eravate presenti all’evento a Brescia, ha sempre sostenuto !
    Che è successo ?

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