Più rimesse che aiuti a casa loro….

GRAFICO RIMESSEdi REDAZIONE – Confrontando la quota di aiuti pubblici allo sviluppo con le rimesse inviate in patria dagli immigrati (dati I semestre 2015), si può notare come lo sforzo di quest’ultimi sia molto più alto rispetto a quello dello Stato. Ed ecco l’ultimo rapporto della Fondazione Moressa.

Nel dibattito attuale sull’emergenza migranti, una delle proposte più frequenti è quella sintetizzata dallo slogan “aiutiamoli a casa loro”, inteso come una possibilità concreta per limitare l’immigrazione irregolare e le problematiche ad essa connesse. (…). Una recente indagine Eurobarometro sulla cooperazione allo sviluppo evidenzia questa contraddizione: l’80% degli italiani ritiene importante sostenere le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, ma solo il 55% si dice favorevole ad aumentare gli aiuti.

Sul fronte degli aiuti allo sviluppo, i dati OCSE evidenziano come gli investimenti pubblici non rappresentano una priorità per i governi della vecchia Europa, nonostante già nel 2000 si fosse fissato l’obiettivo dello 0,70% del PIL (in occasione della definizione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ). Crescono, invece, paesi emergenti come gli Emirati Arabi, al primo posto per quota di PIL investita.
Sul fronte italiano, la quota di PIL investita in aiuti allo sviluppo (appena lo 0,16%) è invariata da molti anni, ben al di sotto della quota stabilita nel 2000.

Come anticipava Rossella Cadeo sul Sole24ore, “Secondo il centro di ricerca della Fondazione Moressa – che giovedì 22 ottobre a Roma presso la presidenza del Consiglio presenterà l’edizione 2015 del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, che non a caso ha come titolo “Stranieri in Italia: attori dello sviluppo” – nel primo semestre di quest’anno i trasferimenti dall’Italia sono scesi sotto i 2,5 miliardi di euro (ossia il 6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014, con una discesa di un quarto dal primo semestre 2010). A evidenziare l’arretramento maggiore è la comunità cinese (-40% a 252 milioni), che fino a pochi anni fa rappresentava la prima destinazione e ora resta al secondo posto dopo la Romania (426 milioni).

In significativa crescita, invece, i valori inviati a casa dai cittadini dell’Asia meridionale (Bangladesh, India, Sri Lanka e Pakistan): nell’ultimo quinquennio hanno all’incirca raddoppiato gli importi. Se si considera che gli immigrati a inizio anno erano poco più di 5 milioni, si evince che l’importo pro capite mandato in patria sfiora i 500 euro, soglia superata ampiamente dai cittadini di Bangladesh (1.520), Senegal e Filippine, mentre i cinesi si attestano sui 950 euro. Più interessante del trend (spiegabile in parte con il periodo di crisi, con la maggiore propensione a investire dove si vive, i ricongiungimenti familiari ma in parte anche con i flussi non dichiarati) è il confronto tra le cifre trasferite e il Pil o l’aiuto alla cooperazione”.

 

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