Più preoccupati di quanto scrive Lerner che non di avere politici degni e all’altezza del mandato

Gad-Lernerdi STEFANIA PIAZZO – E’ bastato citare qualche stralcio del pensiero di Gad Lerner sulla Lega, da Maroni inquadrato nel suo cinismo politico alla figura di Andreotti sino al precedente  commento al congresso in cui Bossi lasciò la segreteria allo stesso Maroni, “Bossi se ne mangia 10 di Maroni”, per aver scatenato una serie di accuse contro il giornalista. Cosa si teme? Ce lo siamo chiesti visto il tenore, spesso il livore e l’odio  che traspare e trasuda da alcune critiche che ci sono state mosse, colpevoli di aver dato spazio al suo pensiero. Certo, Gad Lerner appartiene ad una cultura e ad uno stile che hanno sempre sentenziato sulla Lega, ma non per questo, per il fatto di essere di diverso pensiero, non è titolato a parlare. Che si fa? Decidiamo noi chi può e chi non può? Per simpatia, empatia, stessa tessera di partito? Altro che stile staliniano, citato proprio nei commenti per contestare la sinistra salottiera…

E’ incredibile come la prima preoccupazione non sia il futuro della regione, dei nostri soldi, del nostro futuro, e di avere una classe politica all’altezza del proprio mandato, ma, piuttosto, non citare Lerner. Perché ha parlato male della Lega. Ma chi se ne frega.

La questione, vera, è saper argomentare davanti ad un interlocutore preparato e colto le nostre idee. Gilberto Oneto fu non a caso ospite di Lerner nelle sue trasmissioni e altri editorialisti della Padania furono contattati dal giornalista per effetto di stima e interesse dei corsivi pubblicati. Lerner sapeva e sa scegliere. E leggeva la Padania, più dei politici padani. Interpellando una volta Matteo Salvini su un articolo pubblicato sul quotidiano, lo trovò impreparato. “Non, non l’ho letto”, rispose. Figurine…. E il dibattito finì lì.

Tempo fa ricevetti una critica e una sorta di “minaccia” da parte di un segretario di sezione della Lega Nord, “non farò più leggere il giornale ai militanti”, mi scrisse… Capirai che paura. Ero colpevole di aver dato voce ad una voce considerata indegna di essere ascoltata.

“Mah, vi ha dato di volta il cervello?? (…) Vorrei non vedere più questi  falsi informativi….”.

La questione è che proprio per lettori così  e per altri amici che non sono abituati a leggere ciò che i “nemici” pensano, ciò che altri sotto altre bandiere scrivono che metto la firma su questo giornale. Un giornale d’area aperto al confronto con i liberisti, i cattolici,  i protestanti, i comunisti, i banchieri, i democristiani, i tradizionalisti lefebvriani, gli atei, gli indifferenti, i curiosi, i tiepidi, i caldi, gli arrabbiati, i cinofili, i gattofili ma, soprattutto, i cercatori di sapere che non temono di affrontare in modo dialettico le ragioni di chi ci sta, diciamolo, anche sulle palle.

In  quale categoria si riconosce chi invece vuole solo leggere ciò che gli piace?  Io non sono una dogmatica. Ma credo che ad
un partito o ad un pensiero che si riconosce in un’area federalista e quindi di per sè più tollerante e flessibile nel rispettare le opinioni altrui, non serva un bollettino. Già ce ne sono.
Né può servire l’intervista con l’amico del cuore. Cosa potrebbe dire di nuovo per far riflettere e semmai rafforzare una nostra convinzione? Già ce ne sono di giornali così scontati e asserviti. Se ne vuole anche un altro?
Io sono qui per dire: questa è la mia identità, e non temo di metterla davanti allo specchio con quella di altri. Se  procura fastidio, basta spegnere la luce o il computer. Se si preferisce l’ombra  perderemo dei lettori, assieme ad altri che  vogliono dissuadere dal leggerci.  Preferendo un altro tipo di integralismo. Ma non credo i nostri lettori vogliano rientrare nella categoria dei ventriloqui politici.

Altrimenti basta vedere la classe politica eletta per giudicare a questo punto gli elettori. E se anche davanti alla frana politica che viene giù, difendono i distruttori di casa, inutile prendersela troppo. C’è la classe governante che si merita.

Credo sia  un insulto all’intelligenza e all’attenzione dei nostri lettori poter immaginare che citare Lerner o chi verrà dopo di lui  possa confondere le idee.

Non crediamo  nell’informazione unilaterale. Non è blasfemo citare chi sta dall’altra parte e magari anche ti detesta.
Se tuttavia pare blasfemo ospitare il pensiero altrui solo perché noi la pensiamo al contrario, ricordo che fortunatamente l’area politica dei nostri lettori  è contro il pensiero unico, contro il reato d’opinione, contro il mandato d’arresto europeo… Se non si capisce che sta proprio qui la differenza tra l’informazione ruminante che rimette in giro sempre le stesse cose, e l’informazione che avvicina e ci avvicina ad inaspettati compagni critici e diversi di strada, e che legittima, al di fuori della tentazione di una clausura politica le sfide dell’autonomismo, vi rimborseremo la corrente spesa per averci letto fin qui.

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