Più lavoro al Sud? Altro che reddito di cittadinanza. Paghe diverse e più basse che al Nord

di ROBERTO BERNARDELLI – Il reddito di cittadinanza genera più lavoro? Non lo crediamo affatto. Se c’è qualcosa che cresce, è il lavoro nero.
Di recente un’analisi economica delle disparità sociali tra Nord e Sud pubblicata su lavoce.info, a firma di due economisti, Emanuele Ciani e Roberto Torrini, evidenzia tirando le somme, che per rendere più appetibile la ripresa in una fase di stagnazione, occorre avere la lucidità di fare due conti. I due studiosi lo scrivono alla fine, ma lo scrivono:
“I nostri risultati non implicano che una politica redistributiva sia inutile, ma mettono in evidenza come vada disegnata in modo da minimizzare gli effetti negativi sull’occupazione. Ci ricordano, inoltre, come le politiche mirate ad aumentare il tasso di occupazione nelle regioni meridionali siano fondamentali per ridurre la disuguaglianza dei redditi di mercato nel nostro paese, anche se richiedessero una riduzione dei redditi orari da lavoro nel Mezzogiorno”.

Voglio qui riproporre ampi stralci del loro pensiero e innescare così un dibattito senza pregiudizi e barriere ideologiche. Le differenze tra Centro-Nord e Mezzogiorno nella distribuzione dei redditi sono nettamente superiori a quelle di altri paesi. Per ridurle sono fondamentali politiche che aumentino il tasso di occupazione al Sud. Anche a costo di abbassare le paghe orarie.

Divari nell’occupazione

di Emanuele Ciani e Roberto Torrini- Il nostro paese si contraddistingue per un’elevata disuguaglianza dei redditi familiari. Le tasse e i trasferimenti pubblici operano una scarsa redistribuzione tra ricchi e poveri, finendo per intaccare solo in parte le ampie differenze nei redditi “di mercato” (quelli percepiti come remunerazione del proprio lavoro o del capitale posseduto). L’inadeguatezza del sistema di welfare italiano è nota da decenni ed è sistematicamente al centro delle raccomandazioni di riforma indicate dalle istituzioni internazionali (Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Ocse).

Per elaborare un’efficace politica di riduzione della disuguaglianza è però necessario tenere conto del fattore geografico, spesso trascurato in tali raccomandazioni (con l’eccezione dell’ultimo rapporto Ocse). Le differenze tra Centro-Nord e Mezzogiorno nella distribuzione dei redditi contribuiscono infatti per circa un quinto della disuguaglianza nazionale, un valore molto superiore a quello osservato in altri paesi europei caratterizzati da persistenti divari territoriali, come la Germania e la Spagna.(…)

In un recente lavoro di ricerca mostriamo come sia i minori redditi medi sia la maggior disuguaglianza interna all’area meridionale siano riconducibili in larga misura alle differenti opportunità lavorative. Il tasso di occupazione nelle regioni del Sud è significativamente inferiore (44 per cento contro il 66, secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro del 2018). Ma non solo: è anche distribuito tra le famiglie in maniera meno omogenea, con circa il 13 per cento degli individui che vive in famiglie senza percettori di reddito da lavoro, contro valori sopra al 6 per cento nel Centro-Nord.(…)

Cosa succederebbe se, invece di modificare i livelli occupazionali, si attribuissero alle famiglie del Mezzogiorno i redditi da lavoro orari di famiglie simili residenti nel Centro-Nord? Le simulazioni indicano che la disuguaglianza nazionale scenderebbe solamente del 3 per cento. Il reddito medio delle famiglie meridionali crescerebbe, ma la disuguaglianza all’interno dell’area rimarrebbe sostanzialmente immutata. Della crescita dei salari beneficerebbero, infatti, solamente le famiglie che hanno componenti occupati, in particolar modo quelle a maggior intensità lavorativa.

Il disegno delle politiche

(…) Un intervento molto discusso, che potrebbe avere effetti anche nel breve periodo, consiste nel ridurre il costo del lavoro nelle aree più svantaggiate, per esempio riducendo i vincoli imposti dalla contrattazione collettiva nazionale. In questo caso, però, l’aumento dell’occupazione avrebbe luogo insieme a una contrazione dei redditi orari da lavoro. L’impatto complessivo sulla disuguaglianza dipende dal peso relativo di queste due forze contrapposte. Secondo le simulazioni, la disuguaglianza calerebbe comunque in modo significativo (circa il 10 per cento – figura 1) anche se, a titolo di esempio, l’incremento dell’occupazione ai livelli del Centro-Nord richiedesse una diminuzione del 20 per cento nei redditi orari da lavoro nel Mezzogiorno. Il divario nei redditi medi tra Centro-Nord e Mezzogiorno calerebbe di meno, ma ci sarebbe comunque una forte contrazione nella disuguaglianza interna alle regioni meridionali.

I nostri risultati non implicano che una politica redistributiva sia inutile, ma mettono in evidenza come vada disegnata in modo da minimizzare gli effetti negativi sull’occupazione. Ci ricordano, inoltre, come le politiche mirate ad aumentare il tasso di occupazione nelle regioni meridionali siano fondamentali per ridurre la disuguaglianza dei redditi di mercato nel nostro paese, anche se richiedessero una riduzione dei redditi orari da lavoro nel Mezzogiorno.

Figura 1 – Disuguaglianza in Italia e all’interno delle macro-aree (misurata dalla deviazione logaritmica media)

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Integrale su https://www.lavoce.info/archives/60762/piu-occupazione-a-sud-per-battere-la-disuguaglianza/

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One Comment

  1. giancarlo RODEGHER says:

    L’uomo del Sud ama più lavorare all’aria aperta che nelle fabbriche, pur non disdegnando queste ultime per il solo motivo della necessità e delle scarse offerte di lavoro.
    Ho sempre avuto il pallino che il Sud Italia potrebbe diventare la California d’Europa o come Israele.
    Invece di fare cattedrali nel deserto come fatto sino ad ora si dovrebbero fare infrastrutture degne di questo nome in tutto il Sud Italia, iniziando a raddoppiare le linee ferroviarie ancora singole, costruire grandi celle frigorifere nelle vicinanze di porti, aeroporti e autostrade, avere a disposizione mezzi idonei per il controllo della temperatura e collegamenti stradali ramificati in ogni dove per poter raggiungere le località dove si instaurano le coltivazioni. Coltivazione a tutto campo sia di frutta che di verdure con sistemi meccanizzati e riciclo biologico degli scarti e delle perdite o rimanenze. Individuare inizialmente vasti terreni coltivabili, che abbiano almeno il 60% di coperture atte a proteggere o migliorare le coltivazioni. Impianti di irrigazione di ultima generazione sia a goccia che a pioggia che a nebulizzazione e irrigazione. Capannoni atti a coltivare con il sistema idroponico specie nel periodo invernale come fatto nei paesi del Nord Europa.
    Creare un centro marketing per tutto il Sud Italia collegato ai vari centri di stoccaggio frigo sparsi nelle varie zone individuate privilegiate per questo tipo di produzioni e che abbia creato nei vari centri smistamento d’Europa della frutta e verdura personale altamente specializzato che sia in grado di soddisfare qualsiasi richiesta di prodotto nel più breve tempo possibile offrendo diverse soluzioni Terra, mare aereo a seconda delle urgenze o meno. Questa organizzazione dovrà sponsorizzare i propri prodotti del Sud Italia in tutti i ristoranti d’Europa e potrei continuare ancora con altri suggerimenti.
    Tutto deve funzionare come una perfetta macchina dal campo al consumatore finale o attività interessata a questo sistema di distribuzione anche capillare se necessario.
    Ora, qualcuno vede qualcosa di simile nel Sud Italia ????
    Siamo ancora qui a portare la frutta e la verdura nei centri grandi magazzini del Nord e qualcosa via tir anche all’estero. Si deve lavorare ed investire su questo grande capitale che è il Sud Italia che può risollevarsi anche per merito del suo clima e dei suoi terreni fertili.
    Sicuramente con la ministra del Sud grillina…….non si va da nessuna parte per incapacità e mancanza di visioni di lunga gittata….o meglio di prospettive fattibili ed attuabili.
    Forse anche la malavita potrebbe venire espulsa dal circuito dei prodotti ortofrutticoli in mano prevalentemente alla malavita organizzata.
    Ultimo le famose gabbie salariali. E’ un’assurdità poter pensare di risollevare il Sud con paghe troppo elevate rispetto al livello/tenore di vita che abbiamo al Sud. Bisogna ritarare il tutto e procedere nel tempo a rendere competitivi i prodotti del Sud in tutta Europa e ciò potrà avvenire solo con costi di produzione e di manodopera competitivi. Non stiamo dicendo di pagare un operaio 500 euro al mese, ma non superare mai i 1000 euro al mese. Ciò nel tempo creerà un mercato interno del Sud più espansivo in termini di denaro disponibile e quindi maggiori consumi e maggiori posti di lavoro. Amen !!!
    WSM

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