Pisani: Perché Roma manda tutto in vacca? Perché in vacca ci manda noi

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di ROBERTO PISANI – “Andare in vacca” significa guastarsi, deteriorarsi, non servire più; sfasciarsi, disorganizzarsi completamente; rovinarsi, fallire. Il detto riprende il gergo degli allevatori di bachi da seta, in cui si definisce “vacca” il baco ammalato che diventa giallastro, si gonfia e non produce bozzolo.

Dalle mie parti “mandare tutto in vacca” significa, tra l’altro, buttarla in caciara per deviare la discussione e non rispondere a problemi seri quando si è in difficoltà. Ecco potrebbe essere la definizione volgare (dal latino vulgus che significa popolo, quindi lingua del popolo) del moderno populismo: quando si è in difficoltà la “si butta in vacca”, si parla di altro, si alzano i toni e si cercano argomenti che colpiscono la pancia di chi ti sta seguendo.

È un po’ quello che sta succedendo in questo periodo nel governo: quando si toccano certi argomenti si cambia, si parla di altro, si minaccia la chiusura dei porti, degli aeroporti, delle frontiere, l’importante è non rispondere, non dare spiegazioni.

E se il def sarà bocciato dall’Europa? Colpa degli altri, di quei cattivoni burocrati di Bruxelles, nei banchieri che “verranno spazzati via dal voto di 500 milioni di elettori”. Ed il suo interlocutore pari-ruolo? “Media e UE vogliono far cadere il governo!”. Ecco: sempre colpa degli altri.

L’importante è non spiegare, non far capire, non rispondere alle domande.

Perchè creare debito per finanziare una riforma assistenzialista? Perchè insistere sull’abolizione della riforma Fornero senza avere le coperture necessarie? Il debito che lo stato sta creando chi lo pagherà? E i soldi per finanziare l’autonomia di Lombardia e Veneto? Ricordo che un anno fa oltre 5 milioni e mezzo di elettori di queste due regioni, amministrate tra l’altro dalla stessa Lega che è al governo, hanno votato un referendum che avrebbe dovuto portare ad una maggiore autonomia. Però nulla è successo, non se ne parla più.

E guarda caso quando succede tutto questo? In piena campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. Vincere significherebbe posti di potere e soldi, tanti soldi.

E qui l’opportunità per i leader politici di ricoprire ruoli istituzionali così importanti. In uno stato dove ogni anno c’è almeno una tornata elettorale si trasforma tutto in una continua e martellante campagna elettorale che sovrasta anche gli interessi dello stato stesso.

D’altronde dal governo più meridionalista che io ricordi (e mi riferisco all’istituzione del ministero per il sud, oltre alla proposta di detassazione delle pensioni di chi si trasferisce in meridione, pagata ovviamente dal nord, e al reddito di nullafacenza che, stime alla mano, favorirà i residenti da Roma in giù, oltre ai rom) cosa ci si poteva aspettare? Il M5S ha là il suo bacino elettorale mentre per la Lega è terra di conquista, una volta acquisito il nord.

Il rischio però a sto punto è che “in vacca” ci andiamo tutti noi.

In verità non si sa cosa augurarci: se salvarsi oppure se sperare nel fallimento di questo stato mal assemblato, fallimento che darebbe definitivamente il via all’indipendenza del nord.

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