IL PIL PROCAPITE ITALIANO: ECCO DOVE SI PRODUCE

di OSSERVATORE PADANO

Cos’è la la rubrica silenziosa? La statistica è una scienza fatta di dati e cifre che quasi sempre non necessitano di commenti. In questa rubrica, i commenti vi verranno spontanei, confrontando tabelle e immagini.

L’Indipendenza pubblica i dati di indagini scelte casualmente fra quelle disponibili e le visualizza sulla carta della penisola italica. Una tavola evidenzia i dati per regioni o province, un’altra li attribuisce alle aree omogenee e identitarie: Padania, Etruria (Toscana, Umbria e Marche), Lazio, Meridione, Sardegna e Sicilia. Brevi commenti sono riservati solo in caso di evidenti anomalie.

TABELLE E GRAFICHE

PIL 2010 – Pil pro capite per regione in Euro. Fonte: Banca d’Italia-Eurosistema, Dossier Economie Regionali (Giugno 2011)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Pil della Regione Lazio tiene conto dei redditi delle tante società statali, parastatali o nazionali che hanno la loro sede fiscale a Roma, oltre che delle retribuzioni della burocrazia statale concentrata nella capitale. In realtà una bella fetta del Pil laziale andrebbe spalmato su tutte le altre regioni.

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32 Comments

  1. Roberto says:

    Infatti, c’è un solo modo di interpretare questa mappa: il Nord depreda il Sud dal 1860 e continua a farlo! Ladri!

  2. Denis says:

    Ma l’Abruzzo è Etruria,toglietelo alla media del sud e vedete che ne esce:)L’Africa.

    • Francesco says:

      Perciò dal lazio dovremmo togliere le aziende che lavorano altrove, e dalla lombardia ad esempio no? Tutte le raffinerie siciliane hanno la sece legale al nord, lo stesso dicasi per le centrali enel, e così continuando, il pil non si produce dove c’è la sede legale, ma dove ci sono gli stabilimenti, quindi smettetela di dire stronzate! Se fosse per me bloccherei il flusso di energia elettrica, il petrolio estratto al sud( il 13% in sicila, oltre l’80% al sud), e vi lascerei con le candele, anzichè blaterare minchiate perchè non ve ne andate una buona volta per i fatti vostri e a smettete di succhiarci il sangue, e di chiagnere e fottere cme dicono a napoli?

  3. pablo says:

    io lo ripeto. voi avete studiato a scuola ma non sapete ragionare con le vostre teste drogate da religione, giornali e televisioni. dimenticate il dato per eccellenza. 180 miliardi di evasione all’anno . ecco mettete in quello stupido grafico 180 miliardi di evasione ovvero 3 finanziarie italiane all’anno e scoprirete che i dato sono ben altri. vuoi la verita’? .segui i soldi. tutti. non solo quelli dichiarati. popolo ovino italiaota

  4. MaIn says:

    si dimentica spesso che parte dei redditi settentrionali sono dovuti a meridionali emigrati lì per lavoro o studio

    • Trasea Peto says:

      …e anche dei romeni, albanesi o cinesi, ma però questi, oltre a lavorare di più, non occupano in maggioranza Enti assistenzialisti pubblici…

  5. Aldo says:

    Provo a buttare sul tavolo un pensiero, esclusivamente per ragionare su questi dati.
    Se un’ impresa agricola del sud produce pomodori, alle quotazioni di mercato odierne, produce un reddito, diciamo di 100 euro per ogni quintale di pomodori prodotti (cifra inventata, ma mi serve per il mio ragionamento)
    Se un’ azienda del nord (non mi interessa quale, se coop piuttosto che esselunga, o quella che vi pare) compra quei pomodori a 100 euro al quintale e li rivende a 200, produce lo stesso reddito, ma al nord. Secondo me, un quintale di pomodori italiani produce un reddito italiano di 200 euro a quintale, magari diviso in modo non equo all’ interno del paese, però, se abbiamo un sud più agricolo, e quindi che “sforna” prodotti con meno valore aggiunto, rispetto ad un nord più industrializzato, o con più aziende di servizio piuttosto che di distribuzione organizzata, è chiaro che otteniamo cifre diverse all’ interno dello stesso territorio. Un saluto, non sempre sono d’ accordo con voi, ma mi piace molto il tono pacato e corretto delle vostre argomentazioni: su un piano di civiltà e di cultura ci si può sempre confrontare, credo che ne conveniate anche voi

  6. Kevin says:

    Il Pil pro capite del 2011 è altro.
    La Lombardia è a quasi 32.000, e la Calabria a 16.600.

    • Koso says:

      E allora? E se fra 10 anni la situazione si ribalta?

      • atreos says:

        E se fra 10 anni a mio nonno spunta una ruota e diventa una carriola?

        • Koso says:

          Ah ah ah, dovresti sperare anche che incominci a funzionarti qualche neurone. Il fossilizzarsi troppo sul pil è stupido, gli squilibri territoriali esistono ed esisteranno sempre in tutti i paesi. Vedi il Veneto, che da regione non molto ricca adesso è tra le prime. In Lombardia la differenza del pil fra Milano e la più povera Pavia è di 2/3, la differenza che c’è fra Lombardia e Abruzzo. Allora perché la Lombardia ricca non chiede la secessione da quella più debole?

  7. Leonardo says:

    PER CORRETTEZZA, ECCO LA DICITURA SFUGGITA IN FASE DI IMPAGINAZIONE, UTILE A SPIEGARE IL PIL DEL LAZIO: Il Pil della Regione Lazio tiene conto dei redditi delle tante società statali, parastatali o nazionali che hanno la loro sede fiscale a Roma, oltre che delle retribuzioni della burocrazia statale concentrata nella capitale. In realtà una bella fetta del Pil laziale andrebbe spalmato su tutte le altre regioni.

  8. Sante says:

    il PIL laziale è “drogato” :
    ….>>Da tutte la aziende statali ke “PILLANO” a roma.
    ….>>dai 400.000 dipendenti dei ministeri romani.
    Ovvero dagli 8.800 Direttori Generali dei ministeri,
    dai vari Manganelli,Befera.etc..tc ke”viaggiano”ad 1M€/anno
    …e questi parassiti “PILLANO” solo “carte d’identità”…
    ……o circolari interpretative
    Solo la secessione ci potrà salvare..
    SerenissimiSaluti

  9. Koso says:

    Che cosa volete ottenere con questi dati? L’ultima regione ha la metà del pil della prima, lo stesso accade negli USA. Escludendo DC e il territorio di Porto Rico, tra Delaware (69.667) e Mississipi (32.967) la differenza è la metà del pil del primo. Differenze di questo tipo ci sono fra contee e le province italiane.

    • Filippo83 says:

      Perfetto: dateci anche le prerogative sovrane degli stati americani (guardia nazionale, sistema penale, polizia, leggi e regolamenti locali, totale autonomia fiscale e di bilancio).

      • Koso says:

        Lo scopo dell’articolo era quello di richiamare dei nazionalisti che gridassero alla secessione. Ora, il secessionismo e il nazionalismo non hanno nulla a che fare con l’indipendentismo, l’autonomismo e il federalismo. In altri articoli ho espresso la mia opinione per una riforma: Una confederazione italica di comuni, consistenti in un redisignamento delle attuali province. Nulla di più, nulla di meno, bastano solo questi due livelli, chiaramente alla confederazione vanno unicamente quelle competenze che superano le capacità del primo. E qui sorge il problema, le competenze della confederazione sono quasi le stesse dell’UE.

        Ma l’UE è nata da quattro burocrati e non dal popolo, andrebbe indetto un referendum per confermare l’UE e l’euro, se viene bocciato, a me va bene la mia confederazione italica, ma non avrei nessun problema a votare una costituzione che crei un UE confederale di comuni, con automatico scioglimento dell’Italia e degli altri stati. E chi dovrebbe farsi promotore di queste istanze? Il forum di cui si fa promotore il sito? A me sembra più un incontro autoreferenziale di nazionalisti secessionisti, che non di autonomisti federalisti.

        • Filippo83 says:

          Se confondi il municipalismo col confederalismo (che è regionale o macroregionale, ma non certo fatto di oltre 100 province o 8000 comuni) non c’è da stupirsi che tu non capisca come, da federalisti delusi, si possa divenire indipendentisti.
          L’UE, comunque, dopo un’auspicabile riforma (meno burocrazia, più politica; meno ingerenze nelle comunità locali, più forza nelle politiche continentali) sostituirà i grandi stati nazionali in un futuro non poi così lontano, lasciando spazio ad un’Europa delle “piccole patrie” (che magari non saranno es. il Veneto da solo, ma piccole federazioni locali simil-AlpeAdria, confederate a livello europeo).

          • Koso says:

            Non c’è nessun manuale che impedisca un Italia di una 150ina di Comuni/Cantoni/Contee o come le vuoi chiamare, in cui un governo confederale si occupi solo di ciò che supera le competenze del primo. In un Italia del genere credo sarebbero in pochi a chiedere la secessione o a voler creare piccole padanie. Se in futuro ci sarà un UE confederale, certo che sostituirà i grandi stati, ma certamente non saranno necessarie delle sovrastutture burocratiche ulteriori a parte i comuni perché inutili. Questo non impedirà cooperazione intergovernativa fra comuni. Se una serie di comuni della penisola italiana o iberica ecc. con aeroporti ritiene che il relativo settore di trasporti è strategico e che deve essere pubblico, creeranno una, due ecc. società aeree. Questo è un esempio di cooperazione, molto più flessibile che avere uno stato regionale intermedio. In più il livello confederale non deve interferire in questa scelta, ed imporre che debba essere liberalizzato o privatizzato, o viceversa.

            La mia idea non è un oracolo come non lo è la tua, a me darebbe noia una regione Lazio o un Grande Lazio che si interponga fra il mio Comune/Cantone/Contea ad un governo confederale italiano, o europeo, ma potrebbe piacere ad altri e questo va deciso democraticamente, ma di partiti o movimenti che propongano simili cose non ne vedo, mentre di partiti che chiedono la secessione e sbavano e piangono di fronte alla loro bandiere ce ne sono a bizzeffe, e mi disgustano.

  10. Filippo83 says:

    A me risultano dati assoluti nettamente diversi: per quanto differenti da fonte a fonte, e da anno ad anno, sono intorno ai 30mila€ pro capite per il Nord, e sui 15-20mila€ per Sud ed Isole.
    Metto un esempio (vedere slide 9):

    http://web.mclink.it/MN8456/iniziative/29_07_2011_anticipazioni/29_07_2011_slides.pdf

    Non è che sono stati inseriti, nell’articolo, i dati dei redditi, al posto di quelli del PIL?

  11. bustianu says:

    Anche la Sardegna, ma i risultati come livello di reddito non sono granché. Forse una delle prove che assistenzialismo e mancanza di indipendenza in definitiva non paghino in termini di benessere. Un dato da da fare analizzare ai i miei concittadini sardi.

    • Filippo83 says:

      E la Sicilia no? Con tutto il rispetto, da veneto, vi chiedo: cosa avete fatto, voi sardi, per voi stessi? (Può anche darsi che il PIL non sia la vostra preoccupazione principale, non ci sarebbe nessun male) E poi, 2 Presidenti della Repubblica, il popolare segretario di uno dei partiti più influenti e potenti dal 1945 al 1992, ed altri personaggi di alto livello in Italia, che benefici hanno portato alla Sardegna?

      • Bustianu says:

        Niente, gli ascari servono sempre una causa aliena. Purtroppo 150 di stato italiota hanno sopito la costante resistenziale della Natzione Sardisca, l’assistenzialismo la dignità e la responsabilità di farsi carico del proprio avvenire. Tuttavia la causa dell’indipendenza è ancora una luce, per quanto fiocca, che dà sperenza ai sardi non “coglionizzati”.

  12. Gianni Verlato says:

    A mio avviso il dato del PIL pro capite è troppo disomogeneo. Ci sono regioni con pochi abitanti e, magari, fortemente assistite, dove il PIL individuale naturalmente risulta alto.
    Per semplificare, se una zona ha due abitanti che producono uno 50.000 euro e l’altro 30.000 euro, il PIL pro capite risulterebbe di 40.000 euro, ma il dato non si potrebbe confrontare con quello della Lombardia, per esempio, con milioni di produttori di PIL.
    Sbaglio?
    Gianni Verlato
    gianniverlato6@gmail.com

  13. Domenico says:

    Roma ed il lazio di più 🙁

    • Domenico says:

      sono assistite, intendo!

    • Filippo83 says:

      Stesso discorso di cui sotto. Togli lo status di capitale centrale a Roma – basterebbe un serio federalismo – e perderesti sia PIL che abitanti, tra ministeri, direzioni centrali, sedi centrali di grandi società, e via dicendo.

  14. stefano says:

    Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, a quanto ne so, sono regioni pesantemente assistite.
    Troppo facile così.
    Se gli togliessimo i trasferimenti scivolerebbero molto in basso in classifica.

    • Toni says:

      Più che assistite diciamo che, grossomodo, tengono in casa le tasse che pagano.
      Se un Comune medio del Veneto che riceve in trasferimenti medi il 12/15% del versato delle sole imposte dirette facesse la stessa cosa…. Che sò: si potrebbe acquistare un paio di elicotteri per ciascuna Parrocchia ( so che ai bambini piacciono!). Ma noi Veneti dormiamo!!!

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