Pil procapite: al Sud resta alla metà di Nord Ovest e Nord Est

di GIORGIO CALABRESI

Bolzano resta l’area più ricca d’Italia, ma scivola all’ultimo posto della top 20 delle regioni con il pil procapite più alto nel 2011, dove da anni il primato è detenuto da Londra. La Campania si conferma invece la più povera della Penisola e, sempre insieme a Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata, fa parte delle regioni più svantaggiate d’Europa, dove la maglia nera continua comunque a essere di Bulgaria e Romania. È la fotografia, piuttosto stabile nel tempo, che emerge dagli ultimi dati Eurostat. Questi, però, sul medio periodo – con l’arrivo della crisi – evidenziano sia a livello italiano che europeo una tendenza all’aumento della povertà. Posto uguale al 100% il pil procapite medio Ue espresso in termini di potere d’acquisto (Spa), se il numero di regioni più benestanti con un pil superiore al 125% sono tendenzialmente rimaste stabili nel tempo (circa 41 dalla seconda metà degli anni 2000), quelle più in difficoltà – cioè con un pil inferiore al 75% – sono invece aumentate progressivamente, passando dalle 65 del 2009 a 68 nel 2010 sino a 75 nel 2011.

La stessa Italia ha visto crescere da 4 a 5 il numero delle sue regioni sotto il 75%: a Campania, Calabria (che nel tempo si sono contese la ‘maglia nerà italiana), Sicilia e Puglia, si è aggiunta nel 2010 la Basilicata. E sempre nel 2010 è sceso da 4 a 3 il numero di quelle più ricche (ovvero sopra il 125%): Bolzano, Lombardia e Val d’Aosta hanno perso l’Emilia-Romagna. Bolzano, invece, ha scalato le classifiche e, dopo aver staccato la Lombardia nel 2008, è entrata nel 2009 al 19esimo posto delle 20 aree più ricche d’Europa. Posizione mantenuta per due anni e persa nel 2011 a favore di Salisburgo; un sorpasso che ha fatto scivolare la città-provincia alla 20esima posizione (pil al 147%). Nel 2011 Lombardia e Val d’Aosta si sono assestate al 132%, l’Emilia al 125% e Trento al 122%.

Al Sud, dove il pil procapite continua a restare in media quasi la metà di quello delle regioni del Nord Ovest ed Est (rispettivamente 67% contro 124% e 122%), nel 2011 la Campania registra 63%, la Calabria il 64%, la Sicilia il 65%, la Puglia il 67% e la Basilicata il 71%. L’impatto della crisi si vede anche sulle zone più ricche d’Europa: la stessa area di Londra, da sempre al top della classifica, ha visto scendere il suo pil dal 343% del 2008 al 321% del 2011, mentre Lussemburgo, al secondo posto, è passata dal 279% al 266%. La regione di Bruxelles capitale, invece, è rimasta stabile in terza posizione oscillando intorno al 222% (2011).

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2 Comments

  1. Naturalmente stiamo parlando del PIL pr capite DICHIARATO. Sarebbe utile correlare questi dati a quelli relativi all’evasione fiscale. Così facendo si potrebbe arrivare a una stima del PIL REALE. Inoltre il PIL reale va rapportato al costo della vita per arrivare a una stima del BENESSERE o POTERE D’ACQUISTO REALE.

    Ultimamente per lavoro frequento alcune località meridionali, e mi pare che se la passino molto meglio di noi. Ma è solo una valutazione superficiale. Vedrò di approfondire.

    • Unione Cisalpina says:

      esattamente … sempre informazioni distorte ke non tengono konto della realtà … ed i babbei ke ci kaskano

      kosì kome x stipendi e pensioni…

      hai voglia tu a dire ke un pensionato a 400 € mese abbia ugali possibilità di vita e benessere sia ke viva in Padania ke in Terronia…

      gli stessi impiegati pubblici … un bidello a 1400 ke vive a Bolzano ed uno ke vive a ‘Ndrangheta Kalabra o Kamorra Kampana… sai ke pakkia x kuesti furbi italiani dim merda… le gabbie salariali erano giusta rivendikazione in ambito unitario…
      la secessione supera e risolve anke kuesto problema…

      e poi la foto di kuest’artikolo dà un taglio sbagliato a ciò k’è la Padania Kontinentale e l’italia peninsulare … rikordarsi ke i konfini di Padania sono kuelli rikonducibili alla linea Gotika.

      Smettetela di postare foto ridikole di konfini indefiniti inventati dai leghisti italianofili

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