PIIGS, ecco come è andata in questi anni di crisi

di ALTRE FONTI

L’acronimo è noto . Piigs sta per Portogallo , Italia , Irlanda , Grecia , Spagna . Altrettanto noto è il significato della parola in lingua inglese . Tralasciando questo particolare , oggi parleremo proprio di questi cinque paesi . Ne esamineremo le vicende economiche degli ultimi anni , provando a capire cosa è successo e quali forze stanno guidando gli eventi . Useremo una buona dose di statistiche , ricostruite dal sottoscritto in base ai dati gentilmente messi a disposizione da eurostat : http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/statistics/search_database

Per cominciare guarderemo il tasso di crescita del Pil . Più o meno tutte le chart andranno dal 2007 al 2013.

Notiamo subito tre cose : a) la Grecia ha avuto l’andamento peggiore di tutti e di tanto , ma sembra aver avuto la performance peggiore tra il 2011 e il 2012 ; b) l’Irlanda dal 2011 in poi si è staccata dai Piigs ed ha preso un sentiero di crescita moderata ; c) Italia , Portogallo , Spagna fanno una sorta di gruppo a se distinto sia dalla Grecia che dall’Irlanda.

A questo punto , visto che la crisi è nata e si è sviluppata come crisi di debito e deficit pubblici guardiamo per l’appunto l’andamento dei deficit :

La cosa inizia a diventare interessante . Come possiamo vedere le imponenti manovre di rientro dal deficit pubblico non hanno sostanzialmente funzionato . La ragione economica è oramai nota : il rientro veloce dal deficit ha causato un crollo repentino del tasso di crescita . Questo calo del Pil ha vanificato il rientro del deficit  .
E’ pura matematica . Misurando il deficit sul Pil , se cala il Pil anche un calo del deficit manterrà il rapporto inalterato .
Ma perchè il Pil è sceso ?
Se la causa è stata il rientro veloce dal deficit è evidente che la causa va cercata nella domanda aggregata, che dovrebbe almeno in teoria essere calata velocemente sia dal lato della spesa pubblica sia dal lato di una contrazione dei consumi e degli investimenti conseguenza di aumenti fiscali , il tutto non compensato da altri fattori quali la diminuzione dei tassi d’interesse ad esempio.
Guardiamo allora per conferma l’andamento della domanda aggregata :

Il grafico ci dice che dopo un repentino calo della domanda nel 2009 , la Grecia ha continuato nel calo . Italia , Portogallo e Spagna hanno ripreso quota nel 2010 anche se la Spagna è rimasta comunque su valori negativi . Dal 2011 in poi per tutti i paesi la domanda è calata.
L’unico paese che devia almeno nel trend è l’Irlanda . Ha avuto infatti il calo maggiore nel 2009 , ma da allora il calo è rallentato fino quasi a fermarsi negli ultimi 2 anni.
Da notare un fatto importante : dal 2013 il ritmo di discesa per tutti i paesi è diminuito fino quasi a tornare positivo per l’Irlanda . Ciò ci dice che almeno per ora non è in atto una trappola della liquidità e che quindi le speranze di ripresa futura almeno per tutti i paesi ( con l’esclusione in parte dell’Italia ) non sono vane .
Ma andiamo più in dettaglio .
Scomponiamo ora la domanda e consideriamo i soli consumi :

Qui vediamo una storia meno scontata e meno  nota .
Tranne l’Irlanda , quello che nel 2009 era un crollo per la domanda aggregata , per i consumi è invece una moderata discesa : Italia , Portogallo e Grecia hanno una discesa inferiore all’1% . La Spagna si avvicina al 2% . Ma siamo distanti dai valori di discesa della domanda aggregata.
Non solo .
Per Portogallo , Italia e Spagna il 2010 e 2011 sono anni o positivi o appena appena negativi per i consumi .
Escludendo la Grecia , un calo consistente per tutti i paesi c’è solo per il 2012 .
Tutto questo è perfettamente conforme con quanto ricordavamo oltre un anno fa in questo articolo : http://archeo-finanza.blogspot.it/2012/08/il-problema-non-e-il-consumo.html , ovvero che le crisi non sono determinate in via principale dalla discesa dei consumi.
Ma andiamo ancora più a fondo e guardiamo i consumi finali del governo :

La chart ci racconta una storia mista : con l’esclusione dell’Irlanda , nel 2009 i consumi dei governi sono tutti positivi . E questo è normale come visto in passato .
Da allora sono scesi tutti ma a gradi e tempi diversi : l’Italia è passata in negativo di poco già dal 2010 ma non è mai scesa di tanto . La Spagna è in negativo rilevante solo dal 2012 . Il Portogallo dal 2011 . Tutti sono in risalita nell’ultimo anno.
Da tenere presente l’Irlanda , che pur avendo consumi governativi in ripresa è ancora in negativo rilevante ( più dell’Italia ) anche se leggermente meno che la triade Grecia, Portogallo ,Spagna. Cumulativamente , dal 2007 in poi l’Irlanda sembra aver tagliato la spesa pubblica più di tutti gli altri paesi con l’eccezione della Grecia.
Tutti i paesi considerati hanno complessivamente tagliato i consumi governativi maggiormente dell’Italia.

Per finire analizziamo gli investimenti di capitale :

Innanzitutto guardiamo subito la scala del grafico : mentre le chart precedenti erano tutte con valore minimo al -10% , ed era più che sufficiente per contenere i dati , questo grafico ha valore minimo un bel -30% .
Eh già . Gli investimenti di capitale sono crollati per molti paesi a valori a doppia cifra .
Ma il grafico ci dice anche qualcosina in più .

Però , prima di affrontarlo facciamo un piccolo riassunto di quanto visto e alcune considerazioni in merito , e la ragione è che nascosto nei grafici c’è un piccolo “giallo”.
Come abbiamo visto , tutti i paesi hanno visto crollare la loro domanda aggregata. Con essa sono scesi i consumi , ma non a valori tali da giustificare il crollo del Pil che abbiamo visto .
C’è però in tutto questo un paese che devia .
L’Irlanda non solo ha smesso di cadere , ma anzi è dal 2011 che cresce.
Eppure ha una domanda aggregata ancora negativa , un deficit ancora consistente ma in forte diminuzione ( dal 2012 è inferiore a quello di Grecia e Spagna e prossimo a quello Portoghese ) , i consumi ancora in negativo e i consumi finali del governo sono  negativi e inferiori a quelli dell’Italia .
Eppure l’economia cresce da tre anni circa .
Perché ?
Se guardiamo i consumi pubblici e privati come visto sopra non notiamo una deviazione tale dagli altri paesi da spiegare la diversa performance : come abbiamo visto infatti consumi pubblici irlandesi sono pessimi anche se in miglioramento , mentre quelli privati seppur migliori degli altri paesi rimangono in rosso .
Eppure se guardiamo la domanda aggregata vediamo che nonostante sia ancora negativa è la migliore di tutti i Piigs .

A questo punto per cercare il bandolo della matassa torniamo alla definizione di domanda aggregata : questa è data dagli investimenti , dai consumi , dalla spesa pubblica e dal saldo della bilancia commerciale . Ricordando che stiamo cercando una deviazione pesante dell’Irlanda dai dati degli altri stati in grado di spiegarci la migliore performance del paese , guardiamo infine proprio la bilancia commerciale , nella fattispecie le esportazioni , ovvero ciò che influisce direttamente sulla domanda interna :

Da questa chart  vengono alcune indicazioni utili ma non definitive : l’indice delle esportazioni dell’Irlanda dal 2007 ad oggi ha fatto molto meglio di Grecia e Italia , leggermente meglio rispetto al Portogallo , ma leggermente peggio rispetto alla Spagna .
Non abbiamo quindi una divergenza tale da spiegare da sola la migliore performance irlandese .
Le esportazioni hanno aiutato , ma da sole non bastano.

Mini divagazione :  su questo aspetto , ovvero le esportazioni , c’è da fare la solita domanda all’intellighenzia italiana , ovvero quando aspettate a riportare in equilibrio il costo del lavoro rispetto al resto d’europa che ormai comprende anche gli altri Piigs visto che il loro processo di rientro nella media euro è più o meno completato ?
E’ vero che le esportazioni e il saldo positivo della bilancia commerciale  checchè ne pensino i novelli svalutatori della moneta non sono determinanti per la crescita , ma neppure avere un costo del lavoro divergente rispetto a tutto il resto del mondo non è che faccia propriamente bene .
Certo , possiamo sognare che per l’appunto il resto del mondo ad un certo punto inizi ad inflazionare i suoi costi riportandoci concorrenziali per il peggioramento degli altri , ma personalmente lo trovo un “non sense” economico visto che di solito i paesi normali cercano di migliorare i propri costi , non peggiorarli come vorrebbe l’Italia .

Ma torniamo a noi e all’Irlanda .
Riassumendo : i consumi non spiegano l’andamento del paese e nemmeno , da sole , le esportazioni .
Cosa rimane ?
Gli investimenti .
E qui torniamo alla penultima chart che avevamo lasciato in sospeso.
Guardiamola allora  : l’unico paese con investimenti di capitale in territorio positivo è guarda caso l’Irlanda .
Non solo : con esclusione della Grecia , la classifica dei Piigs per tasso di crescita nel 2013 segue proprio l’andamento degli investimenti di capitale . Nel 2012 stessa cosa anche con la Grecia inclusa . E di nuovo in parte la medesima cosa negli anni precedenti.
Non solo , tranne per il 2013 , esattamente l’andamento degli investimenti in Irlanda non solo è positivo , ma devia fortemente da quello degli altri Piigs .

A questo punto l’indizio è forte .
Non è una prova definitiva , ma dai grafici se viene fuori una correlazione con la crescita e una possibile spiegazione per l’andamento divergente dell’Irlanda è con gli investimenti di capitale .
E questo in realtà non è una sorpresa.
Quando ancora negli anni ’40 Kuznets trovava che l’andamento dei consumi non era quello previsto da Keynes e quando tutti gli econometristi successivi confermavano questo dato, non è che fossero preda di allucinazione collettiva .
E lo stesso vale per Solow quando trovava che l’87% della crescita si spiega con l’incorporazione delle innovazioni tecnologiche nel processo produttivo e nel prodotto , cosa che può essere fatta solo e unicamente attraverso , guarda un pò , gli investimenti di capitale  .

Concludendo , dall’analisi si cui sopra si possono trarre alcune considerazioni :

a) Il rientro troppo veloce dal deficit ( aggiungo io , non accompagnato a livello monetario ) ha comportato una diminuzione della domanda aggregata tale da mandare in recessione i paesi sottoposti alla stretta  di bilancio .
b) Con ogni evidenza la diminuzione dei tassi d’interesse avvenuta nell’ultimo anno non ha compensato la stretta fiscale.
c) Come conseguenza il rientro del deficit  non ha funzionato .
d) Tutto questo non vale completamente per l’Irlanda , che grazie ad una dinamica positiva degli investimenti e delle esportazioni ha visto un miglioramento sia della domanda aggregata sia conseguentemente dell’economia.
e) La stessa dinamica economica dell’Irlanda ci dice che la caduta della domanda aggregata incide fino ad un certo punto sulle capacità di crescita di un paese , ma soprattutto non pregiudica minimamente la capacità di ripresa .

Ma a questo punto sorge un’altra domanda : come ha fatto l’Irlanda a tornare in positivo negli investimenti di capitale e nelle esportazioni ?
Beh , visto che questo articolo è diventato troppo lungo e una risposta esauriente richiederebbe ancora molto spazio direi che questo sarà l’argomento di un altro articolo dedicato unicamente all’Irlanda che in futuro pubblicheremo.

FONTE ORIGINALE: http://archeo-finanza.blogspot.it

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5 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Come ha fatto l’Irlanda a tornare in positivo negli investimenti di capitale e nelle esportazioni ?
    A mio avviso l’Irlanda è più piccola dell’Italia e probabilmente più omogenea. In Italia c’è stato (e c’è tutt’ora) un forte partito comunista filosovietico e per contrastarlo i vari governi hanno comprato il consenso regalando benefici che ora è arduo far rientrare. La stessa classe politico-burocratica, mano operante di uno stato mammasantissima onnipresente, ha raggiunto livelli di corruzione molto più accesi degli altri Piigs. In democrazia contano i voti e chi si è assuefatto ad una vita agiata da nullafacente non accetta di rimettersi in gioco.

  2. Diego Tagliabue says:

    L’Irlanda era andata sotto per colpa dei derivati made in USA, tipo Lehman & co.

    Gli altri PIGS sono in proroga d’insolvenza dai primi anni 90 e hanno TAROCCATO I LORO CONTI, per avere in tasca una valuta più pregiata della loro vecchia carta da culo “sovrana”.

    Adesso danno del “razzista” a chi paga loro il vaglia.

  3. Marco Mercanzin says:

    L’irlanda sta semplicemente ripetendo l’errore che l’ha portata in crisi in precedenza : ha notevolmente favorito gli IDE, investimenti diretti Esteri attraverso le agevolazioni fiscali e contributive. Afflussi di capitale straniero che hanno agevolato la prima bolla edilizia. Se l’estensore dell’articolo conoscesse il ciclo di Frenkel, capirebbe che tutto l’accaduto in Irlanda era ampiamente prevedibile, come e’ spiegabile l’attuale finta crescita irlandese.
    Inoltre, quando nell’articolo si sostiene che l’attuale crisi sia causata da debito pubblico, si dice una cazzata, in quanto proprio Spagna e Irlanda avevano uno stock del debito al disotto addirittura della Germania.
    Ergo, il problema e’ il debito privato, causato dal surplus tedesco, e gli IDE in Irlanda nn fanno altro che aumentare questo debito privato, in quanto prima o poi chi investe vuole indietro i suoi capitali.
    E riguardo al calo di di domanda interna, causata evidentemente da disoccupazione, dato che al l’articolista sfugge, nn resta che attendere perché essa si congeli definitivamente,visto il credito che finora ha artificiosame te sostenuto la domanda unitamente al blocco dei prezzi, sta per finire.
    Insomma se si voleva dimostrare con questo articolo che se si migliora l’offerta, la domanda si adegua, si è dimostrato solamente le palesi lacune di analisi dell’articolista.

  4. Luigi Cifra says:

    Vediamo se indovino: meno tasse, burocrazia e costo del lavoro.

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