Pietrangelo Buttafuoco, il Gattopardo amico dell’Insubria

di PAOLO MATHLOUTHI

La notizia si è diffusa nei mesi scorsi sui mezzi d’informazione con la rapidità di un colpo di pistola. Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale anticonformista  che ha seminato scompiglio tra le anime candide per aver dedicato il suo romanzo d’esordio, “Le uova del drago”, ad Eughenia Lenbach, spia fascinosissima e letale selezionata dal Fuhrer in persona nel 1943 per una missione suicida, ha insinuato maliziosamente la sua penna sulfurea e luciferina nelle riposte stanze di uno dei più paludati quotidiani della Sinistra intellettuale, “la Repubblica”, ed ha dato inizio alla sua collaborazione con Eugenio Scalfari dedicando un articolo a Terra Insubre, che in quanto a piantar zizzania e conficcar spine nel fianco dei benpensanti non è, com’è noto, seconda a nessuno! Un’affinità elettiva, quella tra Pietrangelo e la coriacea combriccola insubrica, che ha radici antiche e si è andata rafforzando negli anni, tanto che quell’ avventurosa incursione giornalistica è diventata oggi un capitolo dell’ultima fatica letteraria dell’eclettico scrittore siciliano, apparsa nelle librerie in questi giorni per i tipi della Vallecchi, storica casa editrice fiorentina fucina di giganti come Papini, Prezzolini e Malaparte. Una carrellata di ritratti caustica ed irriverente il suo “Fuochi”, che dipinge un affresco non sempre lusinghiero delle nostrane consorterie politico – culturali.  Il suo giudizio si fa però più pungente quando lo sguardo si volge a contemplare le rovine di quella Destra che, per miopia ed opportunismo, non ha saputo o voluto giocare la battaglia delle idee, perdendo l’occasione di contendere alla parte avversa l’egemonia culturale. Per ironia della sorte, al solito cinica e bara, i figli dispersi di quell’universo hanno trovato nel mondo autonomista, e non altrove, una casa accogliente in cui poter coltivare indisturbati le proprie aspirazioni. Lo scrittore isolano, che nei prossimi giorni sarà ospite di Terra Insubre a Varese nell’abito della settima edizione del Festival “Insubria Terra d’Europa”, si è servito del nostro microfono per assestare qualche ulteriore stoccata verso quella galassia  ormai dispersa, che negli anni lontanissimi, spensierati e magici dell’adolescenza fu la sua (e nostra) dimora avita.

Stenio Solinas ha scritto di recente che non si è mai parlato tanto di Destra in Italia come da quando questo termine ha perso ogni significato. A giudicare dagli strali indirizzati verso quel mondo nel tuo ultimo libro “Fuochi” c’è da credere che tu sia d’accordo…

La Destra, se mai c’è stata – visto che l’innesto derivato dal Movimento sociale italiano prima e da Alleanza nazionale dopo è, appunto, sociale e non conservatore – è stata “destrutta”. Sono stati sufficienti venti anni di berlusconismo per cancellare un’esperienza politica e culturale che neppure il più feroce Cln, i “triangoli della morte”, l’antifascismo militante di chi gridava “uccidere un fascista non è reato” e l’eterno dopoguerra dell’Arco costituzionale erano riusciti a fare. Tutto quel mondo, generato dalla storia del Msi è scomparso nel volgere di una campagna elettorale dove tutti gli epigoni si sono ritrovati umiliati e cancellati.

Un giudizio amaro il tuo, che suona quasi come una condanna senza appello. Semplice presa d’atto che i tempi sono cambiati o rancore per un amore tradito?

Riguardo al rancore, ecco. Mi spiego: non posso perdonare chi, dopo aver lucrato sulla buona fede di tanta brava gente che ci credeva, si lanciava nell’agone politico al grido di “Fascismo del 2000”. Sto parlando di Gianfranco Fini. Ma la semplice presa d’atto è d’obbligo. Non sono cambiati i tempi, sono pessimi gli uomini che hanno speculato intorno allo scheletro della Destra.

Eppure il seme del romanticismo politico gettato al tempo dei Campi Hobbit è germogliato e ha dato frutti robusti anche se in lidi lontanissimi da quelli originari. Penso, ad esempio, a Terra Insubre…

Da parte mia c’è stata sempre curiosità verso un mondo, parlo appunto di Terra Insubre, particolarmente vivo e prodigo di idee e suggestioni. Il gruppo lavora bene nel territorio. A volte sembra di stare dentro un albo di Asterix e loro, ed è un complimento, sono irriducibili senza cedere alla scorciatoia del provincialismo. Nei loro convegni, infatti, ho incontrato letteralmente tutto il mondo. Ed è, tutto ciò, l’antidoto vero al conformismo cosmopolita. Parlano la lingua universale in forza della loro identità.

Un conterraneo del Principe di Salina che sposa la causa dell’autonomismo radicale… contraddizione creatrice o eterogenesi dei fini?

Sai che non so rispondere? Fondamentalmente sono anti-democratico. Non ho fiducia nelle ricette liberali. E le contraddizioni, quando ci sono, le risolvo con il pragmatismo e il realismo. Non ho proprio voglia di sognare. Tutte le utopie, si sa, con quella fissazione di erigere paradisi determinano sempre rispettabili inferni.

 

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4 Comments

  1. Veritas says:

    Si Vede che chi ha commentato finora non conosce a fondo questo giornalista-scrittore che è tra i primissimi d’Italia e che non sono, in totale, più di tre…..

  2. fabio ghidotti says:

    fratelli Insubri, non frequentate cattive compagnie!
    Cosa pensate di imparare da un fascista siciliano maestro del trasformismo?

  3. Albert Nextein says:

    un personaggio secondario.

  4. Diego Tagliabue says:

    Ma che c…o ci fa un fascistello con gli indipendentisti?

    Proprio Fallidagghia è un’imposizione fascista!

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