Piero Chiara? Meglio Morselli, amico degli austriaci

di PAOLO MATHLOUTHI

Ci risiamo… Anche quest’anno i giornali locali hanno fatto a gara per ospitare sulle proprie (scadenti) pagine culturali sperticati elogi a Piero Chiara, in concomitanza con il premio letterario dedicato allo scrittore luinese che da tempo immemorabile tiene banco nella Città Giardino.
In un rutilante carosello di inediti fortunosamente scampati alla furia iconoclasta di qualche erede rimasto scornato perché escluso dalla ripartizione dei beni del defunto illustre parente e gustosi aneddoti tirati fuori per l’occasione come il coniglio dal cappello a cilindro, la kermesse varesina ha messo nuovamente in scena lo spettacolo avvilente del notabilato della nostrana industria culturale, che si avvale di questo palcoscenico (come di altri analoghi) solo per dimostrare a se stessa di non essere irrimediabilmente affetta da provincialismo.
Convinti di avere ancora qualcosa di molto importante da dire, gli alti papaveri del luogo marciano con cinismo sulla brama di notorietà di misconosciuti imbrattacarte in erba dei quali, spenti i riflettori dell’evento, nessuno si ricorda più. Se pensate che chi scrive, amante come è noto del paradosso, stia al solito esagerando, vi sfido ad elencarmi i nomi dei vincitori delle ultime tre edizioni del “Premio Chiara Giovani” con annesso titolo dell’opera che li ha elevati agli onori della cronaca… Non ve li ricordate, eh?! Non c’è da stupirsi…
Del resto la coercizione della memoria e la rimozione coatta dei non allineati è un tristo segno dei tempi. Ne sapeva qualcosa Guido Morselli (1912 – 1973), scrittore insubrissimo ed austriacante (a differenza, ci sia concesso dirlo, del suddetto Piero Chiara) che in vita non riuscì a vedere pubblicate le sue opere, salvo poi conoscere una discreta fama postuma grazie allo scalpore suscitato dal suo inatteso suicidio ed alla lungimiranza di Roberto Calasso, padre e padrone della casa editrice Adelphi, il quale lo accolse nell’olimpo dei suoi protetti.
Le ragioni di un simile assordante ostracismo sono da ricercarsi nella dissonanza di Morselli rispetto ai valori di riferimento della cultura dominante. Se Piero Chiara è considerato uno scrittore tutto sommato innocuo che, spiando dal buco della serratura, si limita a mettere in scena vizi e virtù della piccola e media borghesia di provincia ironizzando bonariamente sulle sue (poche) grandezze e (molte) meschinità, restando ancorato comunque e sempre alle certezze del mondo reale, lo stesso non può dirsi dello scrittore gaviratese, reo agli occhi dei guardiani del politicamente corretto di voler giocare con la Storia, quella con l’iniziale maiuscola.
Il genere ucronico, di cui Morselli era maestro indiscusso, è teoreticamente declassato; se non rientra nella fantascienza, assumendo un tono più ludico che sociologico, preferisce presentarsi come “distopia”, cioè preferisce descrivere possibili società future da incubo (si pensi a Goeorge Orwell), per suggerire di evitarle, anziché società desiderabili, per invitare a realizzarle.
Morselli, al contrario, reinventa fatti storici noti ipotizzando esiti inattesi ed alternativi. E’ il caso di “Contro – passato prossimo”, romanzo sottilmente paradossale nel quale l’Autore immagina che a vincere la Prima Guerra Mondiale siano stati gli Austriaci. In quest’epoca di roboanti celebrazioni tricolorute mai approccio potrebbe essere ritenuto più eversivo.
Prendendo le mosse dalle private elucubrazioni di un oscuro ufficiale nella Vienna del 1910 e facendoci passare attraverso aule di Parlamenti e corridoi di Ministeri affollati da una selva di feluche, galloni, spalline e decorazioni, tra colpi di mano militari, equivoci, sviste, inganni, manovre, astuzie ed attentati, Morselli ricostruisce davanti ai nostri occhi un passato ipotetico che ha, però, un’allucinante concretezza ed una tranquilla plausibilità.
Viene da chiedersi quale sorte sarebbe toccata alla carriera di Piero Chiara se la “Edelweiss Expedition” avesse avuto successo e gli Austriaci avessero effettivamente riconquistato Milano nel 1918 come immagina Morselli.
Per sua fortuna – e nostro rammarico – non lo sapremo mai. Possiamo comunque toglierci lo sfizio di saperne di più sulla controversa figura dello scrittore gaviratese leggendo l’ultimo numero della rivista “Terra Insubre”, fresco di stampa e attualmente in distribuzione, che a Guido Morselli dedica un nutrito focus impreziosito da firme di grande rilievo. Chi fosse interessato può richiederne una copia scrivedo a segreteria@terrainsubre.org

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One Comment

  1. Franco says:

    Forse il Morselli è poco noto perché è maestro “dell ‘ ucronico”, termine che non esite sui dizionari italiani.(Treccani, Oli-Devoto, Garzanti ecc.). Al contrario, Piero Chiara, che non aveva “distopie”, giustamente è stato un grandissimo narratore comprensibile anche dal “volgo”.

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