PICCOLO ARTIGIANO, CATEGORIA IN VIA DI ESTINZIONE

di GIUSEPPE SGUBBI*

Dal dopoguerra sono scomparse alcune categorie di lavoratori, per esempio, al seguito del diverso sistema del trasporto,   i  birocciai.  Una scomparsa  che non ha creato grandi disagi in quanto quasi tutti i birocciai  sono diventati camionisti. Se non si corre  ai ripari  una importante categoria di lavoratori rischia  l’estinzione, ma questa volta non sarà colpa del progresso, e non sarà una scomparsa indolore, si tratta dei piccoli  artigiani.

Un colpo che ne mise in discussione l’esistenza  fu inferto all’artigianato nel 1992, con la famigerata Minimum Tax,  ben 225.000 saracinesche furono  definitivamente abbassate. Un duro colpo, forse il mortale,  sta per abbattersi  su questa categoria. Come è noto i legislatori stanno studiando il sistema per fare in modo che gli artigiani paghino le tasse fino all’ultimo centesimo, cioè che questi diano allo stato tutto quello che lo stato pretende, in parole povere,  tutto quello che riscuotono deve  essere certificato con la ricevuta fiscale.

I legislatori non sanno che se  il loro intento andrà a buon fine, il 90 per cento dei piccoli  artigiani  sarà costretto a chiudere “PER TASSE”. Se qualcuno crede che questa sia una semplice “battuta”, ha la possibilità di verificare, diventi artigiano, rilasci  tutte le ricevute fiscali,  poi ne parliamo, sarà costretto a  ricredersi. Gli artigiani sono degli evasori, ma per la stragrande  maggioranza di  loro,  è una evasione “di sopravvivenza”, o meglio,  una evasione  per “legittima difesa”. Capisco gli i studi di settore, anzi li ritengo giusti,  specialmente se vengono fatti  a tutte  le categorie di lavoratori, ma non  capisco questo AUTOGOL.

Degli artigiani si parla poco e  solo indirettamente, infatti  questi vengono nominati solo quando  si parla di  tasse, non si cerca di fare nessun approfondimento, viene semplicemente  effettuato un  confronto  con la situazione dei lavoratori dipendenti, e quasi sempre  viene emessa  una lapidaria sentenza che più o meno suona così: “I   lavoratori dipendenti pagano tutto, mentre invece gli autonomi, e perciò anche gli artigiani, non pagano niente , conseguentemente  il debito pubblico aumenta”. Ovviamente chi dice queste cose  non conosce per niente l’artigiano, sarà bene perciò informarlo e lo farò spiegando cosa è un artigiano  e cosa non può essere,    chiunque, se vuole,  può confrontarlo con il lavoratore dipendente.

Si tratta di una necessaria chiarezza in quanto  grazie ad una ben orchestrata  campagna mediatica si è voluto sollevare un grande polverone.

Chi è un artigiano?

Una lavoratore che a differenza di altri,  non considera il posto di lavoro un diritto, infatti se lo è creato da solo, facendo lui stesso i dovuti  investimenti. Lavora mediamente  dalle 15 alle venti ore  in più alla settimana. Quello che va in pensione più tardi e con la pensione più bassa. Non ha le ferie pagate. Non ha la tredicesima. Se si ammala, non riceve un salario per sopravvivere. Se chiude bottega, non scattano gli  ammortizzatori sociali. L’elenco, come è noto,  potrebbe continuare  a lungo.

Cosa non può essere

Non può essere un vagabondo, un incapace , oppure una persona con poca salute, in tal caso è costretto a cambiare mestiere.

Di fronte a queste inoppugnabili constatazioni, immagino il tono della ennesima  risposta: “Gli artigiani non danno niente allo stato,  e giustamente lo stato  non da niente agli artigiani”. Al riguardo  del dare e dell’avere occorre far chiarezza. Vi è,  se si vuole,  la possibilità di  sapere  come stanno veramente le cose, cioè sapere   chi allo stato  dà più di quello che riceve,   e chi dallo stato invece,  riceve  più di quello che dà, si tratta solo di riportare i dati e farne le sottrazioni.

Da  trenta anni, per sapere la verità, chiedo inutilmente che siano fatti  tali conteggi,  ma chissà perché non vengono mai  fatti, oppure se li hanno fatti, non me li hanno fatti conoscere. Termino questo breve commento, facendo una domanda ben precisa, una domanda che ho fatto a centinaia di “addetti al lavori”,  perciò persone che sanno, ma nessuno mi ha risposto. Sono sempre in attesa.

PER QUALE RAGIONE,  se un artigiano si ammala,  non prende anche lui uno stipendio che gli permetta di vivere? Perché,  facendogli obbligatoriamente pagare  il dovuto, come è stato fatto per il servizio sanitario e per le pensioni,  non viene messo nelle condizioni  che hanno  altre categorie di lavoratori?

Non avendo fino ad ora ricevuto alcuna risposta,  ho ritenuto opportuno,  darmela da solo.

NESSUNA NAZIONE AL MONDO  PUO’ PERMETTERSI IL “LUSSO” DI PAGARE  TUTTE LE PERSONE,  CHE ESSENDO AMMALATE,   NON SONO IN GRADO DI LAVORARE, IN QUANTO, PAGANDOLI , IL SISTEMA   PREVIDENZIALE CROLLEREBBE.

La frase che ho sottolineato può a prima vista essere considerata una semplice “battuta”, invece  potrebbe contenere  una sacrosanta verità, che a sua volta determina una  anticostituzionale  differenziazione sociale. Che è una verità ne sanno qualcosa le società comuniste dell’est europeo , in quei paesi si era deciso, giustamente (?), di dare  TUTTO A TUTTI E PER SEMPRE,  praticamente dalla culla alla bara,  ma  sappiamo come è andata a finire, non c’era più niente per nessuno!

Fino a quando qualcuno non mi dimostrerà  il contrario, continuerò  ad avere questa profonda convinzione, una convinzione che  devono avere avuto anche tutti quelli che dal dopoguerra hanno governato l’Italia,  infatti,  pur  essendo a conoscenza  di questa  differenziazione, hanno lasciato  e continuano a lasciare le cose come stanno. Capisco il comportamento dei politici, ma non posso condividerlo, cosi facendo evitano un collasso previdenziale, ma costringono alcune categorie di lavoratori  a “mandare avanti la barca”  anche per chi,  temporaneamente,  non è in grado di farlo.

Morale: qualche “Pantalone” si trova sempre! L’artigiano, differentemente da altri, è anche questo.

Da tutto questo, una altra domanda diventa spontanea:  considerato che l’artigianato è un lavoro “paradisiaco” cioè il paradiso dell’evasione,  per quale ragione i disoccupati ed in particolare i giovani  in cerca di lavoro, non diventano artigiani? Qualcosa mi dice che  questi  sanno che ho detto delle verità.

*Artigiano a Solarolo (Ravenna)

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

9 Comments

  1. Sgubbi Giuseppe says:

    Poco spettabile INCAZZATO
    Lei non sa quello che dice, senza alcun dubbio Lei non ha mai fatto l’artigiano, perciò Lei non è in grado di giudicare quelli che lavorano in proprio.
    Lei è sicuramente in grado di “pontificare” in parolacce, ma non sulle attività lavorative. Da quello che lei ha detto, ammesso che Lei non sia una persona di poca salute,in tal caso mi scuso, Lei non può essere altro che un vagabondo,uno che non sa cosa significa lavorare, perciò un parassita della società.
    In un punto Lei ha ragione, gli artigiani sono dei “coglioni”, cioè lavorano come le bestie ed una parte del loro sudore, purtroppo, viene dato a persone come Lei.
    Che squallore!!.
    Sgubbi Giuseppe Solarolo Ravenna

  2. incazzato says:

    Mi dispiace ma in questo articolo ho letto solo una serie di puttanate all’italiana, condite da una certa ignoranza.

    Premetto che oggi ad iscriversi all’artigianato bisogna solo essere dei coglioni (ma questo contraddistingue l’italiano, che prima fà delle scelte e poi si pente dando la colpa allo stato)

    Quindi, fatemi capire: siccome l’artigianato è molto tassato, è giusto fare l’artigiano ed evadere le tasse? Bel ragionamento del cazzo. Il mio ragionamento è più elementare: se una cosa non conviene non la faccio. E sono abituato, prima di decidere, a CONTARE. Cosa che sovente non sanno fare la stragrande maggioranza dei mentecatti locali.

    “Cos’è un artigiano: Un lavoratore che a differenza di altri, non considera il posto di lavoro un diritto, infatti se lo è creato da solo, facendo lui stesso i dovuti investimenti. Lavora mediamente dalle 15 alle venti ore in più alla settimana. Quello che va in pensione più tardi e con la pensione più bassa. Non ha le ferie pagate. Non ha la tredicesima. Se si ammala, non riceve un salario per sopravvivere. Se chiude bottega, non scattano gli ammortizzatori sociali”

    Bene. Ed io ci aggiungerei: “Un coglionazzo, tipicamente dal profilo culturale sottoterra, dalle conoscenze fiscali e imprenditoriali nulle, spesso ex dipendente, spinto dal miraggio dei soldi facili e del non dover dare conto a nessuno, che nella maggioranza dei casi RUBA sistematicamente soldi allo stato e agli eventuali dipendenti.”

    Senti, caro ITALIANO autore di questo articolo: MA VAI A CAGARE!

  3. Sandi Stark says:

    Chi ha provato sulle proprie spalle, conclude che “mai più lavoro autonomo” in Italia. Indifferente che siano artigiani, liberi professionisti, agenti di commercio o qualsiasi altra cosa.

    Meglio uno stipendio da fame che il lavoro autonomo. Il primo può migliorare, il secondo è la sicura rovina, salvo poche eccezioni.

  4. ovidio eduardo monaco says:

    abbiamo avuto uno ” stato” demenziale e tali conseguenti i politici–C’erano persone che quotidianamente andavano a lavorare, non chiedevano niente a nessuno, davano forse poco, ma non chiedevano nulla………………………e la stupidità di taluni li ha additati alla gogna, convinti come nel medioevo, che eliminando le streghe, avrebbero eliminato tutti i mali-………..gli artigiani, sono stati costretti a smettere, ed ora…….si rimpiangono———saranno lacrime di “coccodrilli” che vedono meno cibo per le loro bocche voraci????????????? Fra non molto sarete costretti a mangiar “carte”, quelle che avete creato con la più stupida BUROKRAZIA DEMENZIALE……e al baratto, carta contro cibo, i contadini non ci staranno, e faranno bene!!!!!!!!!!!!!!

  5. giueppe says:

    Dicendo che gli studi di settore erano giusti, intendevo se fatti come si deve, infatti sarebbe un modo giusto per vedere chi sono i grandi evasori e chi sono i piccoli evasori, Purtroppo hanno usato dei parametri assurdi. Hanno sparato sul “mucchio” senza rendersi conto delle ingiustizie che stavano creando.
    Sgubbi Giuseppe,

  6. Alberto Neri says:

    Gli studi di settore sono una porcata per tutti, non solo per gli artigiani. E’ un sistema cosi’ demenziale che – per quanto ne so – si usa solo qui in Italia.
    Io – professionista – chiudero’ a dicembre proprio per gli studi di settore.

  7. barbara says:

    befera ha detto che se gli artigiani non ce la fanno é meglio che chiudano! Da qui si capisce la considerazione che hanno di noi., non calcola che gli stipendi e contributi e malattie e maternità e tutte le tasse le paghiamo noi coi nostri soldi che ci sia o no il lavoro. Non calcola che lo stipendio e i contributi agli statali li paghiamo sempre noi

  8. sandro Migotto says:

    Tutto quel che di buono si vede e c’e’ in Veneto e’ stato prodotto dalla categoria di artigiani, piccoli commercianti, agricoltori. Il fenomeno del Nord Est e’ questo. Sempre dipinti come ignoranti e puttanieri. Gente (io sono figlio di uno di questi artigiani) che ha sputato sangue, e’ stato emigrante all’estero, benvoluto perche’ in tutto il mondo sanno chi sono i Veneti. Hanno avuto un solo torto, lavoravano e lavorano 14 ore al giorno, hanno delegato a dei bastardi il potere. Questo e’ il loro unico e grande errore. Ma li amo profondamente, perche’, se questa gente si incazza, gia’ abituata a parlare poco ed agire, vedo guai seri…

  9. sante says:

    R.I.P.
    ……..ma per poko: …facciamo subito la secessione.
    un artigiano ke kiude è arruolato come “patriota secessionista”
    “full time”=24h.
    SerenissimiSaluti

Leave a Comment