PICCOLE IMPRESE SEMPRE PIU’ CON L’ACQUA ALLA GOLA

di GIORGIO CALABRESE

Pochi investimenti e molte insolvenze per le aziende italiane con meno di 10 dipendenti e/o un fatturato inferiore a 2 milioni e mezzo di euro. E’ il quadro del sistema imprenditoriale italiano che emerge dal 18° Osservatorio sulla Finanza per i piccoli operatori economici (POE), realizzato da Crif Decision Solutions e Nomisma. Le microimprese e i POE nel 2011 hanno toccato il livello minimo storico di investimenti degli ultimi 5 anni. La percentuale del campione intervistato che ha dichiarato di aver effettuato investimenti nel 2011 è stata del 19,3%, rispetto al 25,3% del 2010 e al 35,4% del 2007. La propensione a investire nella crescita è calata soprattutto a causa della netta flessione della domanda interna e della difficoltà nel reperire le risorse per l’elevato costo del debito e il mancato pagamento regolare delle fatture da parte dei clienti. Il 2012 non si preannuncia migliore, anzi potrebbe essere peggiore: solo il 17% degli intervistati dichiara di aver programmato investimenti.

La resistenza
Gli operatori preferiscono consolidare i processi per migliorare l’efficienza finanziaria aziendale per salvaguardare la solidità interna (+ 0,1%) e consolidare il core business, contrastando il calo di domanda e investendo nella ricerca di nuovi mercati (+1,4%). Le voci di investimento che negli ultimi tre anni hanno visto una maggiore riduzione e che nel 2012 sono destinati a ridimensionarsi ulteriormente sono gli acquisti di nuovi macchinari e delle attrezzature. Inoltre, a livello geografico, il Sud e una buona parte del Centro si dimostrano più dinamici rispetto al resto della nazione, con una quota del 19,9% del totale, seguiti dalle imprese del Nord-Ovest con il 19,6%, mentre le regioni più sofferenti sono quelle del Nord-Est. Una scala che si rovescia quando si considerano la qualità del credito e i tassi di sofferenza.

Un credito non più di qualità
Dalla ricerca emerge che i tassi di sofferenza  aumentano proporzionalmente a quelli di insolvenza. A settembre 2011, si è tornati ai valori sperimentati nel periodo più acuto della crisi, salendo rispettivamente al 10% e al 7,13% (quest’ultimo dato è ottenuto sommando il 4,9% di insolvenza leggera per 1 o 2 rate e il 2,14% di insolvenza grave, dalle 3 alle 5 rate scadute e non pagate). Questo inevitabilmente incide anche sul rapporto con gli istituti di credito che, a fronte delle loro situazioni patrimoniali e finanziarie, propongono tassi di interesse sempre più alti e sono rigidi nei criteri di valutazione della sostenibilità del credito e dell’affidabilità del richiedente. Oltre il 60% della valutazione del merito creditizio di microimprese non è fondato su dati economico-finanziari, ma sulla storia creditizia dell’impresa stessa e del suo legale rappresentante. Ciò rende l’accesso al credito particolarmente difficile.

 

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