PESCARA, IMPRENDITORE SI IMPICCA IN FABBRICA PER DEBITI

di REDAZIONE

Lo hanno trovato questa mattina nei locali della sua ditta. Impiccato. Un imprenditore originario di Chieti, E.F., 40 anni, alle prese con una difficile situazione finanziaria della sua attività, una fabbricazione di infissi, si é impiccato questa mattina nei locali della sua azienda di Cepagatti. Il corpo è stato scoperto dai dipendenti che hanno subito lanciato l’allarme.

I carabinieri di Pescara, diretti dal capitano Claudio Scarponi, hanno appurato, anche dalle testimonianze degli operai, che l’imprenditore negli ultimi tempi era preoccupato e depresso proprio per le difficoltà economiche.

Da quanto è emerso, complice probabilmente anche la crisi finanziaria, l’uomo era strozzato dai debiti, e non più in grado di far fronte ai pagamenti, anche minimi. Secondo le prime ricostruzioni aveva progettato forse da tempo il proposito di farla finita e questa mattina all’alba, probabilmente dopo una notte insonne, l’uomo ha messo in pratica il tragico gesto, impiccandosi con una corda ad una trave, proprio all’interno dell’azienda che con sacrifici aveva messo su da diversi anni.

Alle 7.45, proprio al momento dell’apertura sono stati i suoi operai a trovarlo senza vita, penzolante da una altezza di pochi metri. Sotto choc i dipendenti hanno lanciato l’allarme, ma non c’é stato nulla da fare. Il medico legale ha certificato il decesso dell’uomo per soffocamento. L’uomo aveva una compagna ed un figlio piccolo.

«Profondo cordoglio» alla famiglia dell’imprenditore è stato espresso dal sindaco di Cepagatti, Francesco Cola, a nome suo e dell’amministrazione. «Non lo conoscevo di persona, ma posso dire che la sua fama era quella di un gran lavoratore e una bravissima persona. Un lavoro eccellente lo aveva realizzato a Cepagatti con l’esposizione dei prodotti della sua azienda chietina: in un capannone industriale preso in affitto e in stato di abbandono prima del suo arrivo».

CNA: «SITUAZIONE GRAVISSIMA»

La vicenda dell’imprenditore suicidatosi stamani, nella sua azienda, a Cepagatti (Pescara) «é sintomo di una situazione gravissima». Lo afferma il direttore regionale della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), Graziano Di Costanzo.

«In un momento difficile come quello attuale – aggiunge Di Costanzo – credo ci dovrebbe essere un po’ più di umanità e di solidarietà nei confronti delle persone e degli imprenditori che non vivono un periodo facile».

«E’ necessario che le istituzioni e, in particolare, la Regione – prosegue il direttore della Cna – mettano in campo quelle misure di cui parliamo da tempo, che possono dare sollievo all’economia. Non si può più aspettare. Secondo tutti i nostri studi il 2012 sarà un anno ancora più duro del 2011: tutto quello che può alleviare la situazione della stretta creditizia deve essere fatto il più in fretta possibile».

«Se davvero le motivazioni che hanno spinto l’imprenditore di Cepagatti a togliersi la vita sono di tipo economico, c’é da rimanere atterriti. Nel Nord del Paese, purtroppo, si sono già registrati diversi episodi di questo tipo. In ogni caso – conclude Di Costanzo – nulla vale il prezzo che quest’uomo ha pagato».

FONTE ORIGINALE: http://www.primadanoi.it/news/525719/Imprenditore-si-impicca-in-fabbrica-rovinato-dai-debiti.html

 

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2 Comments

  1. angelo says:

    Sono sconvolto a sentire questa notizia , mi immedesimo ogni mattina da qualche anno a questa parte la situazione che puo’ aver vissuto l’imprenditore di Villanova cepagatti
    Dico ai nostri colleghi italiani che la vita è un dono e va difeso e che ci sono delle sconfitte che hanno piu’ dignita’ di una vittoria non lasciamo mai entrare lo scoramento nel cuore proseguiamo anche io stesso sono vittima del sistema ma cerco di difendere la dignita’ di uomo di lavoro
    Un commosso pensiero alla famiglia .

  2. CORDOGLIO DELL’ASSOCIAZIONE TERRA NOSTRA

    Esprimiamo profondo cordoglio alla famiglia dell’imprenditore di Villanova di Cepagatti, vittima di questa crisi monetaria che certamente vede incolpevoli i lavoratori e gli imprenditori.

    Non è il primo caso in Abruzzo né in altre regioni italiani. Ormai il suicidio da insolvenza è diventata una vera e propria patologia, una piaga sociale. Siamo vicini a tutte le famiglie degli imprenditori che hanno deciso di abbandonare fisicamente questo sistema e siamo altrettanto vicini alle famiglie di coloro che si trovano nella stessa situazione di insolvenza. Le cause sono ben note e non ci dilunghiamo nel ripeterle, piuttosto chiediamo che i sindacati di categoria , artigiani, industriali, commercianti, lavoratori ed in particolare la politica abruzzese, per quello che è il nostro raggio d’azione, avverta questi tragici accadimenti come lo squillo di un allarme sociale e si decida una volta per tutte ad ascoltare le nostre istanze ed i nostri paradigmi per una soluzione immediata al problema.

    Attendavamo da anni che la task force economica della Regione Abruzzo tirasse fuori dal cilindro le soluzioni per la quale è stata creata ma non abbiamo riscontrato altro che parole e suggerimenti basati su stereotipi economici e modelli vecchi. Auspichiamo che politica , imprese e sindacati ascoltino coloro che hanno soluzioni fuori dai suddetti schemi accademici e soprattutto attendiamo la loro presenza ai funerali degli imprenditori che hanno deciso di togliersi la vita in attesa che qualcosa cambiasse. Vorremmo sentire le loro dichiarazioni su questa piaga sociale e le loro soluzioni per confrontarle con le nostre prima che altra gente decida di intraprendere scelte che non hanno alternativa tra la disperazione ed il suicidio, come largamente previsto dal professor Giacinto Auriti.

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