PERTINI, LE PAROLE DEL PRESIDENTE DI TUTTI GLI ITALIANI

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Spettabile direttore, leggo di tanto in tanto il suo giornale e, pur essendo un lombardo mi sento ancor di più italiano. Per questo motivo, mi permetto di inviarle il discorso di giuramento di Sandro Pertini quando divenne Presidente della Repubblica Italiana, ovvero il presidente più amato da tutti gli italiani. E’ il discorso del luglio del 1978 e vanno notate le parole di amore per la nostra patria, seppur in un momento difficile.Chissà che possa servire a far riflettere lei ed i suoi lettori. (Giovanni Bianchi)

Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente la Costituzione. Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali!

Nella mia tormentata vita mi sono trovato più volte di fronte a situazioni difficili e le ho sempre affrontate con animo sereno, perché sapevo che sarei stato solo io a pagare, solo con la mia fede politica e con la mia coscienza. Adesso, invece, so che le conseguenze di ogni mio atto si rifletteranno sullo Stato, sulla nazione intera. Da qui il mio doveroso proposito di osservare lealmente e scrupolosamente il giuramento di fedeltà alla Costituzione, pronunciato dinanzi a voi, rappresentanti del popolo sovrano.

Dovrò essere il tutore delle garanzie e dei diritti costituzionali dei cittadini. Dovrò difendere l’unità e l’indipendenza della nazione nel rispetto degli impegni internazionali e delle sue alleanze, liberamente contratte. Dobbiamo prepararci ad inserire sempre più l’Italia nella comunità più vasta che è l’Europa, avviata alla sua unificazione con il parlamento europeo, che l’anno prossimo sarà eletto a suffragio diretto.

L’Italia a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terre. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire. Ma dobbiamo operare perché, pur nel necessario e civile raffronto tra tutte le ideologie politiche, espressione di una vera democrazia, la concordia si realizzi nel nostro paese. Farò quanto mi sarà possibile, senza tuttavia mai valicare i poteri tassativamente prescrittimi dalla Costituzione, perché l’unità nazionale, di cui la mia elezione è una espressione, si consolidi e si rafforzi. Questa unità è necessaria e, se per disavventura si spezzasse, giorni tristi attenderebbero il nostro paese.

Non dimentichiamo, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati regionali, che se il nostro paese è riuscito a risalire dell’abisso in cui fu gettato dalla dittatura fascista e da una folle guerra, lo si deve anche, e soprattutto, all’unità nazionale realizzata allora da tutte le forze democratiche. È con questa unita nazionale che tutte le riforme, cui aspira da anni la classe lavoratrice, potranno essere attuate.

Questo è compito del Parlamento. Bisogna sia assicurato il lavoro ad ogni cittadini. La disoccupazione è un male tremendo che porta anche alla disperazione. Questo, chi vi parla, può dire per personale esperienza acquisita quando in esilio ha dovuto fare l’operaio per vivere onestamente. La disoccupazione giovanile deve soprattutto preoccuparci, se non vogliamo che migliaia di giovani, privi di lavoro, diventino degli emarginati nella società, vadano alla deriva e, disperati, si facciano strumento dei violenti o diventino succubi di corruttori senza scrupoli. Bisogna risolvere il problema della casa, perché ogni famiglia possa avere una dimora dignitosa, dove poter trovare un sereno riposo dopo una giornata di duro lavoro. Deve essere tutelata la salute di ogni cittadino, come prescrive la Costituzione.

Anche la scuola conosce una crisi che deve essere superata. L’istruzione deve essere davvero universale, accessibile a tutti, ai ricchi di intelligenza e di volontà di studiare, ma poveri di mezzi. L’Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere, per reggere il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila. Gli articoli della Carta costituzionale che si riferiscono all’insegnamento e alla promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, non possono essere disattesi. Il dettato costituzionale, che valorizza le autonomie locali e introduce le regioni, è stato attuato. Ne è derivata una vasta partecipazione popolare che deve essere incoraggiata. Questo diciamo, perché vogliamo che la liberà, riconquistata dopo lunga e dura lotta, si consolidi nel nostro paese. E vada la nostra fraterna solidarietà a quanti in ogni parte del mondo sono iniquamente perseguitati per le loro idee.

Certo noi abbiamo sempre considerato la libertà un bene prezioso, inalienabile. Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta. Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può essere barattata. Tuttavia essa diviene una fragile conquista e sarà pienamente goduta solo da una minoranza, se non riceverà il suo contenuto naturale che è la giustizia sociale. Ripeto quello che ho già detto in altre sedi: libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale. Di qui le riforme cui ho accennato poc’anzi. Ed è solo in questo modo che ogni italiano sentirà sua la Repubblica, la sentirà madre e non matrigna.

Bisogna cioè che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluto coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza. Contro questa violenza nessun cedimento.

Dobbiamo difendere la Repubblica con fermezza, costi quel che costi alla nostra persona. Siamo decisi avversari della violenza, perché siamo strenui difensori della democrazia e della vita di ogni cittadino. Basta con questa violenza che turba il vivere civile del nostro popolo, basta con questa violenza consumata quasi ogni giorno contro pacifici cittadini e forze dell’ordine,cui va la nostra solidarietà. Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico del forte ingegno e della vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa Assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi. Ci conforta la constatazione che il popolo italiano ha saputo prontamente reagire con compostezza democratica, ma anche con ferma decisione, a questi criminali atti di violenza. Ne prendano atto gli stranieri, spesso non giusti nel giudicare il popolo italiano.

Quale altro popolo saprebbe rispondere e resistere ad una bufera di violenza quale quella scatenatasi sul nostro paese come ha saputo e sa rispondere il popolo italiano?

Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, invio alle forze armate il mio saluto caloroso. Esse oggi secondo il dettato della Costituzione, hanno solo il mobilissimo compito di difendere i confini della patria se si tentasse di violarli. Noi siamo ceri che i nostri soldati e i nostri ufficiali saprebbero con valore compiere questo alto dovere. Il mio saluto deferente alla magistratura: dalla Corte Costituzionale a tutti i magistrati ordinari e amministrativi, cui incombe il peso prezioso e gravoso di difendere ed applicare le leggi dello Stato. Alle forze dell’ordine il mio saluto. Esse ogni giorno rischiano la propria vita per difendere la vita altrui. Ma devono essere meglio apprezzate ed avere condizioni economiche più dignitose. Vada il nostro riconoscente pensiero a tutti i connazionali che fuori delle nostre frontiere onorano l’Italia con il loro lavoro.

Rendo omaggio a tutti i miei predecessori per l’opera da essi svolta nel supremo interesse del Paese. Il mio saluto al senatore Giovanni Leone, che oggi vive in amara solitudine. Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti con i quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gambetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere. Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce, né in morale, né in politica.

Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell’amore di patria e nell’aspirazione costante alla libertà e alla giustizia. Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, viva la Repubblica, viva l’Italia.

 

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5 Comments

  1. Mauro Cella says:

    Sandro Pertini è stato l’ultimo Presidente della Repubblica per cui ho avuto rispetto. Il rispetto non veniva dalla carica che ricopriva, ma dalle sue doti personali. Onestà morale, serietà, rifiuto dell’ammantarsi del prestigio di una posizione per coprire i propri difetti e il rifuggire le facili “moraline”. Scalfàro, Ciampi e Napolitano avrebbero avuto solo da imparare da lui.

    Con Pertini se ne è andata la “vecchia Italia”, quella magari sgangherata ma che dava opportunità a tutti, quella in cui lo Stato chiedeva 100 ma alla fine si contentava di 50, quella che non aveva bisogno di slogan propagandistici e bandiere sventolate per nulla. Ricordo ancora che la massima celebrazione di unità sotto Pertini fu la vittoria dei Mondiali di Calcio, vittoria cui Pertini aveva assistito in tribuna, assorto come un qualunque tifoso e con l’immancabile pipa in bocca.

    Confrontiamola con Scalfàro, dritto come un cero da morto alle parate militari o con Napolitano, sempre presente ai funerali di ragazzi mandati a morire ai quattro angoli del mondo.

    Confrontiamo la moderazione e la dignità di Pertini con Cossiga, che si crogiolava nei titoloni sul “Presidente picconatore” o con Napolitano che ha sostenuto fino al parossismo una guerra d’aggressione in Libia che non ci ha portato un soldo in tasca e che neppure Berlusconi, propagandista istrionico per eccellenza, ha voluto “vendere” agli Italiani.

    L’Italia di Pertini non c’è più. Quella che c’è adesso è quella rappresentata da Napolitano. Scusatemi quindi se sto cercando di andarmene il più velocemente possibile.

  2. Vincenzo says:

    Penso che pochissimi in Italia sanno che Sandro Pertini ha invitato al Quirinale i giornalisti del giornale francese “Le Canard Enchainé” e questi hanno accettato.
    È bene sottolineare questo fatto poiché i giornalisti di questo giornale (Quasi centenario) da sempre rifiutano: onoreficenze, rifiutano qualsiasi invito di persone di potere (espellono quelli che le accettano), quando sono stati censurati hanno pubblicato lo spazio dell’articolo in bianco, durante l’ultima guerra hanno sospeso la publicazione per non sottoporsi alla censura.
    Sceptikus

  3. Giacomo says:

    Caro Bianchi, lei ha il diritto, anche su questo sito, di fare il panegirico dell’indifendibile. Abbiamo noi il diritto di chiedere agli abitanti di ciascun territorio se desiderano continuare a far parte dell’italia ovvero se perferiscono aderire ad una diversa entità statuale? No. La sua (sottolineo sua) patria ce lo impedisce. Nel suo ordinamento, la patria (nome dello stato padrone quando sopprime il dissenso) è una e indivisibile. E non solo, la costituzione sulla quale tanti tromboni giurano, è immodificabile da parte dei suoi sudditi.

    “Chissà che possa servire a far riflettere lei ed i suoi lettori.”.

    La libertà è MOLTO più forte della retorica patriottarda. Gutta cavat lapidem, signor Bianchi.

    • emilio says:

      giovinotto, prima di emmettere scorreggi dalla bocca, di a Cota, il tuo Cota, che la smetta di far massacrare dalla polizia i notav, percHé appunto devono poter decidere come vogliono loro A CASA LORO. lo dici tu, o no? sinchè non intervieni su Cota non hai diritto di esprimerti. hai capito? forse no, ma da voi e con voi, dove si va?

      emilio

  4. lucyrrus says:

    Il firmatario dell’articolo, lo ha letto? E se lo ha letto, lo ha capito ?E se lo ha capito , ha confrontato frase per frase la realtà?
    E , quindi , non è arrivato alla conclusione che le friggitorie di aria sono sempre in numero crescente?

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