PERINO: HANNO FATTO CACCIA ALL’UOMO COME I NAZISTI

di GIANMARCO LUCCHI

La vicenda della Tav in Val di Susa è ormai andata ben al di là dello scontro fra una valle che si oppone a una certa opera e i poteri superiori che la vogliono imporre e usano qualsiasi strumento per imporla. Assomiglia sempre di più al braccio di ferro fra il cittadino che si sente vessato e lo Stato padrone che risponde ad altre regole e che accusa il cittadino di strumentalizzare la battaglia per motivazioni politiche. In Val di Susa i violenti sono «invitati» e non «infiltrati» dice il commissario straordinario del Governo per la Tav, Mario Virano, dando la sua lettura di quello che sta succedendo nelle manifestazioni dei No Tav: «È il Comitato che dirige il movimento – spiega -. Regola il rubinetto della violenza secondo una lucida convenienza valutata occasionalmente, di caso in caso». Non è il solo a pensarla così, sottolinea. La sua opinione «coincide con quella di molti altri». Ecco che, secondo il commissario, l’alternarsi e il mescolarsi di cortei pacifici a iniziative a rischio scontri non è causale.

Questa posizione si affianca a quella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, che esprime il «timore» che ai No Tav «si aggreghino forze che non sono solo quelle della ragionevolezza, ma anche del contrasto in sè e quindi anche della forza contro la democrazia». Insomma, la distanza fra Governo e comitati non diminuisce. Anzi è destinata a crescere. Il leader del movimento, Alberto Perino, risponde a Virano minacciandolo di querela. Poi contrattacca: «Non ci facciamo spaventare da Monti o da chi da ogni giorno si arrampica sui vetri per inventare leggi che ci impediscono di muoverci per la nostra valle». La mobilitazione è stata «una vittoria», perchè ha documentato a tutti «la brutalità della polizia». «Hanno gettato la maschera – continua Perino -. Hanno fatto la caccia all’uomo nei nostri paesi. Proprio come fecero i nazisti». Catricalà ribadisce la linea del Governo, il «dovere morale, civico e politico di portare» avanti il progetto «per non essere allontanati dall’Europa». E spiega che «il confronto fra le istituzioni» continuerà ma che, con tutta probabilità, non ci sarà referendum. Un’affermazione, quest’ultima, che suscita le critiche dei Verdi, secondo i quali il Governo ha «paura» della consultazione popolare. Anche gli hacker di Anonymous si fanno rivedere, e creano problemi a chi tenta di collegarsi ai siti del governo e del ministero dell’Interno. L’obiettivo è vendicarsi della decisione di proseguire con la Tav.

Il Commissario Virano, intanto, ricorda le linee del progetto: la quota italiana della prima fase costerà 2,7 miliardi di euro. E rassicura: da un anno è stata attivata «una particolare struttura» denominata Gitav (Gruppo interforze Tav) delle forze dell’ordine, per prevenire i rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata nei lavori. Poi spiega che sulle grandi opere potrebbe cambiare il modello delle consultazioni, in modo che quello «italiano possa essere più affine» a quello francese.

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11 Comments

  1. silvano says:

    CARO PERINO,LA CACCIA ALL’UOMO LO FACEVANO ANCHE E SOPRATTUTTO IL KOMUNISTI—LEGGI LA STORIA…. ..AMICO.COME IL SOLITO ..DUE PESI E DUE MISURE. !

  2. sergio says:

    Non era la gestapo ma qualcosa di peggio, era la polizia etnica meridional fascista

  3. fabio says:

    A proposito di nazisti. Qualche giorno fa ho visto su internet un filmato le cui immagini di tanto in tanto mi tornano alla mente, immagini che ricordano le irruzioni della gestapo viste nei film. Immagini tanto surreali da sembrare un sogno, uno di quegli incubi che ti svegliano di soprassalto da un sonno profondo.
    La scena era questa: è sera tarda, in un piccolo paese alpino arrivano alcune camionette della polizia. Non so bene che paese fosse, ma aveva un’aria familiare, sembrava tanto quello dei miei nonni.
    Dalle camionette scendono una decina di poliziotti in tenuta antisommossa, scudi, caschi, manganelli e rivoltelle. Si avvicinano ad un bar, fanno per aprire ma trovano la porta chiusa.
    Iniziano a urlare “apri, apri sta porta!”. Gridano, insultano. Il tono ricorda quello della nota polizia del terzo reich, ma gli accenti svelano altre latitudini.
    Passano pochi secondi e gli sbirri spaccano le vetrine del bar a calci e manganellate, incuranti di chi all’interno potrebbe ferirsi, incuranti che non lo possono fare. “Ho dett apri schta porta cazz!”.
    Dentro, la proprietaria, una signora sulla sessantina, grembiule ai fianchi, si ripara dietro al bancone e dice a un poliziotto che brandisce un manganello “non abbiamo fatto niente, stavo cercando le chiavi, un minuto e aprivo”. Il suo di accento proprio non tradisce. E’ un accento a me familiare, che nella grande città in cui vivo non sento più spesso, ma che mi ricorda le mie origini.
    La barista mostra le chiavi alle guardie, le ha nelle mani, mani che tremano come la voce.
    A questo punto la scena cambia all’improvviso, proprio come nei sogni. Appare una ragazza con un pancione, in mezzo al groviglio di gendarmi, chiede di poter uscire dal bar. Non c’è bisogno di spiegazioni, il motivo è evidente, ma i poliziotti sembrano non capire, forse sempre per via della lingua e allora lei spiega “sto male, sono incinta”.
    Nessuna reazione. La ragazza sviene. Un poliziotto accende una telecamera portatile e inizia a filmare. Un altro poliziotto si accende una sigaretta.
    Naturalmente nel filmato, così come nei peggiori incubi, molti elementi mancano… non si capisce cosa vogliano i poliziotti, chi o cosa si nasconda nel bar, se la ragazza fosse davvero incinta o meno. Non si sa nemmeno se in quell’anonimo paese ci siano ferrovie, cantieri o aree occupate.
    C’è solo un bar, un piccolo bar di un paese di montagna e una signora che mi ricorda tanto una mia vecchia zia che non c’è più e che quando qualcuno suonava alla porta andava prendere le chiavi e diceva “sun si… ‘na minuta!”.
    Eppure quelle poche immagini mi rendono tutto evidente. Non ho bisogno di sapere altro. Mi bastano per decidere da che parte stare.

    • luigi bandiera says:

      Fabio ti replco…

      E’ in altro posto ma serve anche qua. Forse.

      L’e’ certo: la verita’ non e’ quella che si vede o danno da vedere.

      =============

      OCCHIO, mai DISTRARSI.
      ABBIAMO A CHE FARE CON BRIGANTI, RAPINATORI E MANTENUTI..!!!

      La TAV e’ come l’UNITA’ D’ITALIA. TALE QUALE. Dimostratemi il contrario..!

      La voleva (l’italia) e la vogliono (la tav) solo i pochi noti. I grandi gnam gnam…

      Sia l’itaglia e sia la tav non la volevano e la vuole la maggioranza. Direi nessuno.

      Ma noi non capiamo che tutto e’ di proprieta’, DI PROPRIETA’, dello stato… un astratto ma magnone PADRONE che DISPONE, e il bello e il kattivo tempo.

      ALTRO KE PARONI A KASA nostra..!!

      Siamo senza kasa da un bel pezzo..! CI HANNO DERUBATO PIAN PIANINO, o Dio bonino, e ce l’hanno messo per bene in tel rame o CU. Sti BUHAIOLI.

      Strano che nessuno, dei super sapiens, lo dica, lo segnali, si indigni e ecc. ecc. ecc…!!! Saranno della famigliuola..? Penso di si sebbene a pensar male si va all’INFERNO..!

      Dovrebbero essere i primi, a dircelo, per esempio i professori… o i colonnelli… CAMPA CAVALLO che i GNAM GNAM lo dicano al mondo.

      Il nostro mondo sta per SPROFONDARE E NOI LI’ A PENSARE AGLI ARTISTI… AI JOLLY DI KORTE..!!!

      Ho una sensazione: IL BARATRO A BREVE E’ MOLTO PRESENTE..!
      SOTTO I NOSTRI PIEDI C’E’ GIA’..!! BASTA UN NIENTE E’ GIU’ TUTTI PER TERRA o meglio NEL BARATRO..!

      Ma se avessi la paga dei super strapagati direi: ma chi se ne frega..!!!

      AN SALAM

    • Giacomo says:

      Assolutamente, Fabio, nessun dubbio. Se ci dividiamo in base a schieramenti ideologici dell’800 e del 900 dimostriamo di essere degli stolti che non hanno capito niente di ciò che ci aspetta di qui as poco. Noi dobbiamo schierarci tutti a favore dei Valsusini. Senza tentennamenti. Fuori gli sbirri italiani dalla Val Susa.

      Giacomo Consalez

  4. Anto says:

    Il movimento no tav è diventato oramai un movimento ideologico. L’intolleranza che esso con i fatti dimostra al di là delle parole di invito al dialogo (non si sa che dialogo sia, non vogliono la TAV e basta), impedisce di accogliere e valutare qualche loro messaggio da parte di chi ancora non ha le idee chiare sull’opera pubblica europea.
    Non si prende sufficientemente le distanze dai violenti, si lascia corteggiare piacevolmente dai centri sociali, dai professionisti delle manifestazioni, da quei gruppi pseudo rivoluzionari che vogliono solo trovare lo scontro con le forze dell’ordine, distruggendo cose e menar le mani.
    Altro capitolo è l’intolleranza e le persecuzioni che gli aderenti No Tav, per eccellenza democratici, attuano nei confronti dei stessi residenti che invece approvano il progetto per una lunga serie di agevolazioni previste come compensazione.
    Minacce verso i sindaci favorevoli, minacce ai figli di questi, minacce verso singoli cittadini che oggi chiedono aiuto alle istituzioni afinchè li proteggano.
    Questa non è democrazia, questa è altra cosa, violenza e dittatura di una minoranza molto, molto esigua.
    E non si puo’ accettare che i violenti, giovani e meno giovani, possano avere simili spazi di manovra di manifestare.
    Spero che vi sia piu’ fermezza da parte dello stato italiano (s volutamente minuscola).

  5. Fabrizio Bissacco says:

    La componente di area di sinistra radicale del movimento NoTav è sicuramente presente, ma molto strumentalizzata dagli organi di informazione. Vorrei però fare alcune considerazioni:
    Il movimento è politicamente isolato e, ovviamente si appoggia alle uniche reatà che lo supportano a livello nazionale; a tal proposito la componente del movimento 5 stelle è molto attiva ma non gode delle stesse attenzioni. I movimenti autonomisti dovrebbero pensare a fornire un appoggio anche proveniente da altra area, senza volersi appropriare della protesta ma sostenendola e dando solidarietà alla popolazione.
    Frange estreme rappresentanti della parte più violenta dei centri sociali tornano immancabilmente in azione quando c’è bisogno di screditare una qualsiasi protesta agli occhi dell’opinione pubblica; trovo questo sempre molto sospetto; talvolta il lasciar fare è più utile alla causa dei poteri forti che il reprimere.
    Il doppiopesismo nella repressione di forme anche estreme di protesta è evidente di fronte a ciò che domenicalmente vediamo essere concesso a dei teppisti negli stadi o addirittura nel contrasto alla malavita organizzata. Le forze dell’ordine che dopo pochi secondi di attesa hanno deciso di sfondare la vetrina di un bar sono le stesse che negli anni di piombo bussarono rispettosamente alla porta del covo dove era segregato Aldo Moro e non ricevendo risposta se ne andarono?
    A me le proporzioni non tornano e so sicuramente da che parte stare anche se non ho mai frequentato un centro sociale od una sezione di rifondazione.

  6. dario says:

    Siamo al di fuori di ogni ragionevolezza le dichiarazioni di questo personaggio si commentano da sole qualcuno mi passi il nome del suo spacciatore.

  7. sardigna natzione says:

    Perino mangia anche i bambini…te pensa

  8. Giorgio Milanta says:

    Il comunista Perino forse dimentica la caccia all’uomo attuata dai suoi compagni di dottrina. E quella praticata dai suoi pargoli dei centri sociali.

    Il triangolo della morte dell’Emilia rossa non è stata opera dei nazional-socialisti tedeschi.

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