“HARRY AND DAVID”, ANCHE LE PERE SI FANNO FALLIRE

di DANTE SETTEMBRINI

Non sono un economista e non me ne rammarico per un semplice motivo. Per ogni luminare che propone, dimostra, spiega e giustifica un’infallibile teoria economica un altro luminare propone, dimostra, spiega e ne giustifica esattamente l’opposto. Tuttavia ogni tanto ne vedo o sento qualcuna talmente grossa da non poter sopprimere la tentazione di voler capire cosa è successo – parlerò qui del bell’esempio di un “acquisto con la leva”.

Gli “acquisti con la leva” non sono una novità e funzionano pressappoco così. Uno dei tanti “uffici di investimento” (90 per cento dei quali sono a Wall Street) decide di comprare una società che produce ma con profitti moderati. Gli investitori la comprano e la fanno fallire facendo al contempo soldi a palate. Un momento… qualcosa non quadra. Il buon senso ci dice che se una ditta fallisce vuol dire che non guadagna abbastanza per pagare le spese. E allora come fanno i compratori con la leva a guadagnarci così tanto?

Ho trovato la risposta quasi senza cercarla e per motivi (all’origine), completamente estranei all’economia. Nel sud dell’Oregon prima di entrare in California si trova l’amena cittadina di Medford, nota tra l’altro per produrre le migliori pere degli Stati Uniti. A Medford, nel 1910 Harry and David, Enrico e Davide, fondarono una ditta (“Harry and David” appunto) per spedire pere ed altra frutta in tutti gli USA. Per caso il loro numero verde differisce di una sola cifra dal numero verde della ditta che ho fondato e diretto per molti anni qui a Portland, Oregon. Ad ogni Natale il nostro ufficio riceveva molte telefonate con ordini per pere e frutta. Una volta “Harry and David” mandò persino un cestino natalizio ai nostri impiegati per scusarsi del disturbo telefonico.

In tempi relativamente recenti e quando lo yen andava per la maggiore i giapponesi comprarono di tutto negli USA e tra gli acquisti capitò proprio anche la ditta “Harry and David”. La comprarono lasciando peraltro intatta la struttura di direzione e produzione. Due anni fa uno dei tanti uffici di investimento di Wall Street (Wasserstein, Goldman, Steinberg etc. ) comprò “Harry and David” per 85 milioni di dollari mediante l’operazione dell’“acquisto con la leva”, il “leveraged buyout”.

Traduzione, i compratori ci misero 5 milioni dei loro e gli altri 80 li mise una banca come tutte le altre. Il lettore ipotizzerà che la banca che ha sborsato gli 80 milioni avesse fiducia negli investitori e nel futuro aumento del profitto di “Harry and David”, altrimenti non avrebbe prestato quei dollari. L’ipotesi è corretta ma, come vedremo, per motivi opposti a quelli suggeriti dal senso comune.

Comprata la ditta cosa fanno gli investitori? Licenziano il 30 per cento (60 impiegati) del personale produttivo, eliminano le pensioni, riducono al minimo i benefici medici assicurativi per chi rimane e raddoppiano il salario di due o tre dirigenti della ditta. Azioni magari comprensibili dal punto di vista organizzativo, ma ancora non si vede come i cambiamenti effettuati possano aumentare il profitto. Dopotutto la banca ha tirato fuori 80 milioni di dollari contando sul previsto aumento del profitto. Ma gli investitori hanno pronto un piano volpino, anzi volpone. Per aumentare i profitti la “Harry and David” deve ampliarsi e può farlo soltanto con un investimento diretto da parte di un’altra banca.

L’investimento richiesto è di 250 milioni di dollari. Per ottenerlo gli acquirenti con la leva devono contare sull’appoggio assoluto dei dirigenti – quelli a cui hanno raddoppiato gli stipendi, tanto per intenderci. L’avete capita, a questo punto i dirigenti dimostrano, mediante carte, grafici, espertigia, savoir-faire e proposte alla mano, che con 250 milioni di dollari la “Harry and David” diventerà una Fortune 500 transnazionale. Dopotutto la nuova direzione ha già preso misure (leggi licenziamenti etc.) che comprovano la serietà dei loro intenti finanziari. Ed ecco che arrivano i 250 milioni di dollari della seconda banca. Cosa fanno gli investitori? Ne usano 80 per pagare la banca che aveva permesso la compera con la leva (i 5 milioni sborsati del proprio erano la “leva” necessaria per ottenere gli altri 80 dalla banca). Rimangono 170 milioni liquidi dei quali 15 milioni vanno immediatamente agli investitori come “salari di consulenza” e un altro centinaio in varie “spese” di gestione.

I dirigenti che hanno visto il salario raddoppiato si rendono conto di cosa sta succedendo ma è troppo tardi e fino a che dura è stupido lamentarsi – dopo tutto sono loro che hanno fatto le belle e convincenti presentazioni alla seconda banca. Purtroppo non dura neanche molto – è lampante che “Harry and David” non può pagare l’interesse dei 250 milioni di dollari. La ditta fallisce. Tirando le somme, la banca che sborsa i primi 80 milioni li ricupera con gli interessi dovuti. E quindi sarà ben disposta a ripetere la farsa con la prossima “Harry and David”. La banca dei 250 milioni li perde, gli impiegati perdono il lavoro, coltivatori e fornitori che hanno procurato prodotti, macchine e servizi perdono le fatture. E i due o tre marpioni di Wall Street si godono ridendo i 250 milioni della seconda banca meno spese, tarallucci e vino. Da notare che i 250 milioni finiti nelle tasche di Wasserstein & C. provengono in definitiva dagli investimenti individuali e pensionistici nella banca che li ha sborsati – vale a dire dal classico “citoyen” come tutti gli altri.

Perchè nel 1998 l’“atto giudiziario” Glass-Stiegall, instaurato negli anni ’30 per evitare i cracks di Wall Street stile 1929 venne rimosso, grazie all’enorme influenza (appunto) di Wall Street. Per cui le banche possono fare letteralmente quel che vogliono con i risparmi dei clienti. Che è poi quello che è successo su scala mondiale.

A spiegarmi questa trafila è stato un giornalista dell’ “Oregonian” con cui ho voluto parlare direttamente – interessato com’ero data la curiosa familiarità con “Harry and David” per via dei simili numeri verdi. Ma non tutto è perduto. Chi avesse la voglia o la pazienza di spulciare l’articolo sugli acquisti con la leva (Wikipedia- Leveraged Buyout), potrà consolarsi leggendo le seguenti proposizioni che trascrivo e traduco per convincere l’incredulo lettore che purtroppo non ho inventato niente.

“Over-optimistic forecasts of the revenues of the target company may also lead to financial distress after acquisition. Some courts have found that LBO debt constitutes a fraudulent transfer under U.S. insolvency law if it is determined to be the cause of the acquired firm’s failure.” Traduzione: “Previsioni troppo ottimiste degli introiti della ditta da comprare (nel nostro caso “Harry and David”) possono produrre sofferenze economiche (eufemismo per “mandarle in malora”). Alcuni tribunali hanno determinato che i debiti associati agli “acquisti con la leva” (vedi nel nostro caso i 250 milioni) costituiscono un trasferimento fraudolento se causano il fallimento della ditta comprata con la leva.”

Tante grazie, mi sento già meglio. E per finire la ciliegina. Sempre dal medesimo articolo, “… gli “acquisti con la leva” risultano spesso in drastiche riduzioni del personale (orwelliano giro di parole per “licenziamenti”). Oggi invece gli “acquisti con la leva” si servono di complesse transazioni di ingegneria finanziaria (leggi “truffe”) per raggiungere gli stessi obiettivi di profitto.”

Tutto è bene quel che finisce bene.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. amerigo says:

    l’evidenza di quanto scritto e’ tale da istigare ovunque insurrezioni popolari contro le banche e gli istituti finanziari del mondo.

    chiunque lavori con mansioni di responsabilita’ in ambito finanziario e’ un evidente parassita della societa’ produttiva, la quale deve pure mantenergli dei costosissimi benefit con i relativi ovvi pelosissimi debordamenti nell’area della politica

    L’economia rappresenta il lavoro vero e la produzione reale di beni e prodotti.
    La finanza invece e’ un semplice derivato spontaneo della truffa, che vive e dilaga in nome di bigliettini colorati (preferibilmente di color verdone) e produce solo supposizioni di collettivi vantaggi futuri in nome di concreti e privatissimi interessi immediati.

    Onesta’ e logica vorrebbero che il metodo finanziario descritto sia processabile per direttissima e senza sconti.
    Ma e’ desolantemente impunito ovunque.

    Le banche si comportano esattamente come i partiti politici: sfruttano e abusano della credulita’ popolare, non producono nulla,costanno tantissimo e impediscono di vivere sereni alla gente onesta.

Leave a Comment