Perché non ci abbasseranno mai le tasse

destra sinistra

di Davide Boni e Stefania Piazzo – Vi ricordate a caldo i primi commenti dopo il referendum sull’autonomia? Il governatore Zaia “strappò” subito affermando che per il  Veneto avrebbe chiesto addirittura una autonomia speciale, tanto da spiazzare l’allora collega Maroni, trovato impreparato davanti al sorpasso del più emancipato Luca. E poi? Poi il niente assoluto. Salvini disse a sua volta che in 15 giorni avrebbero fatto l’autonomia. In effetti fu così. I partiti sono autonomi da tutto. Anzi, sono repellenti a tutto. Sulla loro pelle scivola via qualsiasi  cosa. Sono resistenti agli urti, ai liquidi, ai solidi, alle inchieste. Godono di una immunità che somiglia ai  giocatori di Subbuteo. Stanno sempre in piedi, ondeggiano ma non posso cadere,hanno una base semisferica che gli regala un moto perpetuo.

Ecco, il punto è questo. Che si tratti di Lega, di Forza Italia, di Pd, di 5Stelle e di altri non è questione né di destra né di sinistra. Ma di interessi da conservare e difendere. L’asse si è spostato sulle paure, sull’insicurezza globale, a cui può dare risposta solo la magia del sovranismo, dello Stato nazione, della patria. Se difendiamo la patria allora sì che staremo meglio e ci difenderemo dal nemico. Il nemico purtroppo ce lo abbiamo in casa ed è la classe politica che punta all’incasso secondo quello che chiede il mercato elettorale. Destra e sinistra sono schemi ideologici che non esistono più, sono scheletri che servono per tranquillizzare il corpo elettorale davanti alla perdita di identità. Vecchi riferimenti per dire che è tutto come prima, tranquilli che ci siamo qui noi.

Invece il problema resta ed è il fatto che a nessuno interessa davvero abbassare le tasse. Le accise sui carburanti non sono sparite, anzi. Il costo della vita resta alto dove si produce Pil, per girare con i mezzi a Milano paghi 2 euro a corsa. A Venezia nessuno è colpevole per il Mose che non è stato ultimato. Noi continuiamo a essere trattati come egoisti e ladri da un governo che ammazza le imprese e campa sul nostro residuo fiscale.

Leggiamo dall’opuscolo di Regione Lombardia “Lombardia Speciale” che:

La Lombardia è la regione che versa più tasse allo Stato ricevendo, in cambio, meno trasferimenti in termini di spesa pubblica. In questi anni, infatti, il residuo fiscale della Lombardia è di oltre 54 miliardi (fonte: Éupolis Lombardia). Si tratta del valore in assoluto più alto tra tutte le regioni italiane. Un’immensità anche a livello europeo se si pensa che due regioni tra le più industrializzate d’Europa come la Catalogna e la Baviera hanno rispettivamente un residuo fiscale di 8 miliardi e 1,5 miliardi. Secondo James McGill Buchanan Jr, premio Nobel per l’Economia nel 1986, cui si attribuisce la paternità della definizione, il trattamento che lo Stato riserva ai cittadini può considerarsi equo se determina residui fiscali minimi in capo a singoli individui, a prescindere dal territorio nel quale risiedono. Differenze marcate denotano una violazione dei principi di equità basilari.

Peccato non sia successo nulla e che tutto vada avanti come nulla fosse. Avete sentito la “destra” denunciare il fatto? O la “sinistra”? O gli “antisistema”? Affatto. O il leader della Lega sollevare con patriottismo territoriale questa porcata fiscale? Perché, oltre a chiedere di chiudere i porti, non chiude i rubinetti del Nord?

Il problema è evidente ed è la forma di Stato in cui siamo drammaticamente ingabbiati. I partiti sono i primi a voler conservare la struttura apocalittica che sopravvive a qualsiasi onda d’urto elettorale. Non c’è via di fuga, altro che sardine o gattini. Siamo tonno in scatola.

Ve lo immaginate un Paese su base federale, con delle macroregioni che si autogovernano nel rispetto delle leggi di bilancio, di solidarietà ed efficienza di servizi? Guardate la Svizzera, ce l’abbiamo a due passi da casa. Lì che i partiti siano rossi o blu poco importa, insieme ma diversi governano per il bene comune. In Italia i partiti governano per il proprio potere, per un regionalismo che è diventato obsoleto e ha moltiplicato i centri di interesse e il voto di scambio. Non serve cambiare la Costituzione, le macroregioni sono lì, a portata di mano, basta chiederle. Se chi governa il Nord non lo chiede è perché non ha interesse a cambiare questa maledetta partita di giro che ci fotte. Rossi giallo verdi in Italia uguali sono.

Tranne poi sapere che sull’autonomia c’è già stato il via libera al quesito referendario sulla Macroregione del Sud. Lo ha deciso questo autunno la Consulta regionale della Campania. Napoli ha battuto Zaia e Fontana. Che cielo plumbeo schiaccia il Nord.

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2 Comments

  1. caterina says:

    La Svizzera e’ una confederazione, mettiamocelo finalmente in testa che cosi’ deve diventare anche l’Italia, smontando drasticamente Roma e la sua cloaca massima, diversamente non ci sara’ modo di uscirne! purtroppo tutti i politici in carica oggi lo sanno e fanno finta di far qualcosa…ma sono solo chiacchiere..la poltrona loro conta di piu’… e, purtroppo, non hanno la stoffa di eroi per osare e, certo, anche stampa e partiti giocano con loro…

  2. giancarlo RODEGHER says:

    1° RINUNCIARE AL POTERE CHE ROMA PUO’ METTERE A DISPOSIZIONE E’ DIFFICILE E I PARTITI
    NON LO VOGLIONO CEDERE NE’ TOTALMENTE NE’ PARZIALMENTE.
    2° ABBASSARE LE TASSE E’ L’UNICA SOLUZIONE PER FAR RIPERTIRE L’ECONOMIA, EPPURE
    A PARTE I PROCLAMI NON LO SI FA NE’ IERI NE’ OGGI CON QUESTO GOVERNO (?!)
    3° ESISTE UN SOTTILE E RAFFINATO PENSIERO PER CUI DARE TROPPO SPAGO AI CITTADINI NON E’ POSITIVO POICHE’ A CITTADINI BENESTANTI CORRISPONDE MAGGIORI POSSIBILITA’
    D’AZIONE.
    E PER QUALSIASI MOTIVO. PER CUI MEGLIO CHE LI TASSIAMO PESANTEMENTE COSI’ NON SI
    POSSONO MUOVERE PIU’ DI TANTO.
    4° TASSARE I CITTADINI CORRISPONDE IL PIU’ DELLE VOLTE A NON IMPEGNARSI TROPPO PER
    RISOLVERE I VERI PROBLEMI DEL PAESE, QUINDI CON LE TASSE SI CHIUDONO LE BUCHE E
    SI CONTINUA A FARE STRADA ANCHE SE LA MACCHINA HA IL MOTORE ROTTO E LE GOMME
    LISCE……………..
    WSM

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