Perché le parrocchie non adottano i nostri cinquantenni disoccupati? Rovato, referendum su accoglienza

di GIULIO ARRIGHINIASILO

La notizia si fa leggere da sola. Il comune bresciano di Rovato, a guida leghista, ha intenzione di proporre un referendum per chiedere alla popolazione un voto sull’accoglienza o meno dei richiedenti asilo. “E’ giusto ascoltare la voce dei cittadini e presto porteremo questa proposta di referendum in consiglio comunale” ha spiegato Roberto Manenti, presidente del consiglio comunale di Rovato. Scelta di buon senso. Anche perché ci chiediamo che fine fanno e faranno i cinquantenni, l’età di mezzo che non è più di nessuno, alla ricerca di un lavoro. Troppo vecchi per essere assunti, troppo giovani per avere ammortizzatori o pensioni anticipate, troppo preparati per essere pagati il giusto, troppo avanti per essere apprendisti con lo sconto. La società politica ed economica ha rottamato una classe portante, a volte dirigente, sputata dalla crisi, in cambio però le garanzie della solidarietà, dell’alloggio, di un pacco alimentare, vanno a chi non ha versato un contributo, non ha pagato una lira di tasse, non ha costruito qualcosa per questo paese.

Restando ancora in ambito bresciano, è di poche ore fa la notizia che sarebbero almeno 15 le parrocchie  che avrebbero già dato disponibilità all’accoglienza di profughi dopo l’appello del Papa. Nel Bresciano, come indicato dalla Diocesi locale, spetterà alla Caritas la gestione degli immigrati. “Il Vescovo di Brescia ha dato indicazione di seguire la strada della micro accoglienza – ha detto Giorgio Cotelli, direttore della Caritas di Brescia – Non sara’ facile coordinare le attivita’ sapendo che tre immigrati sono da una parte e altrettanti a chilometri di distanza”. Cotelli ha chiesto “una settimana di tempo per mettere nero su bianco un programma di gestione del fenomeno”.

Se vuole, la Caritas può chiamarmi e con precisione indicheremo numerose persone da “accogliere”, con grossi problemi da risolvere.

L’altro giorno, con un commento sulla questione migratoria tra i più lucidi che abbia letto, Alex Storti, del movimento Avanti, in prima linea per il referendum sull’autonomia lombarda, scriveva citando a sua volta: “Giulio Meotti sul Foglio, a proposito del flusso di migranti musulmani:
“Ma è una trasformazione che investirà tutto il continente. O per dirla con il Guardian, “mentre grandi comunità di anziani nell’Unione europea stanno scomparendo e gli oneri sociali sui giovani stanno diventando insostenibile, a Kos, a Lampedusa e al confine con l’Ungheria, decine di migliaia di chiedono di entrare”. In un summit svoltosi a Vienna il 27 agosto, il commissario europeo per la Politica di vicinato, Johannes Hahn, ha detto: “Alle porte dell’Europa ci sono venti milioni di rifugiati”. Si insinua il dubbio, allora, che possa avere un po’ di ragione l’ungherese Viktor Orban, che due giorni fa sulla Faz ha scritto: “La posta in gioco è lo stile di vita dei cittadini europei, i valori europei, la sopravvivenza o la scomparsa delle nazioni europee, anzi più esattamente, la loro trasformazione irriconoscibile. Oggi, la questione non è semplicemente in che Europa vorremmo vivere, ma anche se esisterà ciò che oggi chiamiamo Europa”. 

La citazione solleva la questione crucuale: la posta in gioco è la scomparsa dell’Europa per come la vediamo ora, la sua trasformazione in qualcosa di irriconoscibile. Ci stiamo avviando verso il disfacimento, e i primi ad essere trangugiati da questo leviatano solidaristico sono le classi di mezzo, il ceto medio, l’età di mezzo, e così via. L’altro giorno il Fatto quotidiano ha riportato una indagine sugli asili, che il nostro quotidiano ha pure rilanciato: non c’è posto per i nostri bambini. Eppure i figli degli stranieri all’asilo ci vanno. Insomma, l’asilo si dà agli stranieri, lo si nega ai bambini  residenti.

Avanti così e non si potrà neanche più parlare di Eurasia ma di Grande Asiafrica. Diventeremo una cartolina:  i primitivi abitanti del vecchio continente.

Segretario Indipendenza Lombarda

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3 Comments

  1. Marco says:

    Ancora con sta storia degli immigrati. M parlate di indipendenza non di immigrati. Ci mancava pure il referendum sugli immigrati. Ecco perchè la Catalogna, gli scozzesi e tutti gli altri movimenti indipendendisti sono sempre più avanti. Non parlano di questionino diverse dall’Indipendentismo.

    • Stefania says:

      indipendenti vuol dire liberi di aprire e chiudere le proprie porte di casa, per difendere la propria identità e le proprie risorse, per non dire la propria storia. se non si comprende questo, resti nell’illusione che l’indipendenza sia solo una questione di denari e tasse da ragionieri.

  2. GPaolo says:

    Viktor Orban é uno dei pochissimi politici in Europa che ha capito che con l’ ingresso di centinaia di migliaia ( o milioni) di persone di fede e di costumi differenti l’ Europa andrà verso il caos. E questo inizierà tra una decina d’ anni. Mi lascia molto perplesso questo buonismo da parte dei religiosi e dei molti politici nostrani. Evidentemente questi vivono alla giornata, ma un vero politico deve vedere molto più lontano di un semplice cittadino!

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