La Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia: medico di famiglia non può più prescrivere la clorochina efficace per frenare virus. Darà solo ospedale, con malattia già in stadio avanzato

di Giuseppe Olivieri – Prima l’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa, ha autorizzato il 17  marzo scorso la prescrizione di farmaci antimalarici clorochina e idrossiclorochina,  risultati efficaci nel ridurre lo stato infiammatorio nei soggetti sintomatici.

Poi improvvisamente, in Lombardia, è arrivata la Direzione generale del Welfare a vietare qualche giorno dopo la prescrizione da parte dei medici di medicina generale, ovvero i medici di famiglia.

Potrà essere somministrato il farmaco solo in ospedale, a malato già arrivato in crisi da Covid19. Incredibile ma vero! Forse perché si teme di esauire le scorte in fretta?

Non vi è solo la preoccupazione per essere in prima linea ad affrontare l’emergenza della Covid 19. Vi è anche lo sdegno per essere stati lasciati senza dispositivi di protezione individuali adeguati, elemento che “ha sicuramente contribuito a diffondere il contagio, oltre a determinare gravissime conseguenze per la salute degli operatori”.
A ciò si aggiunge il gravoso impegno da parte dei tanti medici di Medicina Generale, i medici di famiglia, dediti a seguire i propri assistiti senza protocolli scientifici affidabili, considerata la novità intrinseca del Sars Cov2, e con la necessità, quando le condizioni cliniche lo consentono, di evitare l’ospedalizzazione: per il bene del paziente stesso e per non sovraccaricare i centri ospedalieri ormai, in Lombardia, saturi.

Pare ormai certa l’importanza, in molte situazioni, di intervenire farmacologicamente già ai primi sintomi o, addirittura, in senso preventivo. E così si stanno delineando linee guida, dettate dall’esperienza clinica quotidiana, che prevedono l’utilizzo di determinate molecole: fra queste, la clorochina e l’idrossiclorochina, già utilizzate per alcune patologie autoimmuni e per queste condizioni prescritte in fascia A solo da medici specialisti fino al 17 marzo scorso.

A partire da quella data, infatti, l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha consentito anche ai medici di medicina generale di prescriverla per la Covid19.
Peccato che la Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia sia intervenuta, vietando ai medici di medicina generale l’utilizzo delle medesime molecole in caso di Covid19 “off label”, riservandola quindi all’ambiente ospedaliero.
Confusione nella confusione. Smarrimento nello smarrimento.

Nei giorni scorsi l’azienda Sanofi ha dato disponibilità a donare 200mila confezioni di trattamento a base di idrossiclorochina al Servizio sanitario nazionale, rispondendo così a Novartis che già aveva annunciato il proprio impegno a donarne fino a 130 milioni di dosi.
Non rimane che questa soluzione: accelerare ulteriormente la produzione di molecole farmacologicamente attive, ma, soprattutto, indurre le autorità competenti ad intercettarla e metterla a disposizione di chi si ammala attraverso chi è impegnato a salvare vite umane.

A Regione Lombardia non  chiediamo nulla. Da un muro non esce niente.

E’ lo stesso sito dell’ordine dei farmcisti di Lombardia a precisare infatti la questione.

“In riferimento ai medicinali a base di clorochina/idrossiclorochina si precisa che la Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia ha chiarito che il MMG non può prescrivere i medicinali a base di clorochina e idrossiclorochina per il trattamento dell’infezione da SARS-CoV-2, trattandosi di terapia off-label.
La determina Aifa ha previsto la possibilità di utilizzare off-label i medicinali a base di clorochina e idrossiclorochina in deroga ai criteri della L. 648/96, ma la modalità distributiva può essere solo diretta, da parte delle strutture di ricovero e cura, dal momento che il prescrittore responsabile della terapia è il medico specialista”. Da non credere. Niente tamponi, niente prevenzione?

 

https://www.ordinifarmacistilombardia.it/589-coronavirus-aifa-autorizza-ssn-farmaci-antimalarici.html

 

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