Perché il 25 APRILE non può diventare una data fondante

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di ROMANO BRACALINI – Il 25 aprile, che cade domani, doveva costituire un simbolo nazionale,un motivo di orgoglio collettivo, un riferimento forte e condiviso della nuova identità italiana, come il 4 di luglio negli Stati Uniti e il 14 luglio in Francia. Non c’è riuscito. Ogni anno i cortei organizzati dall’ANPI diventano un motivo di polemica e di divisione, come quelli che si annunciano martedì. Gli ebrei hanno annunciato che non ci saranno per la presenza “degli eredi del Gran Mufti di Gerusalemme, Amin Al-Husseini, che durante l’ultima guerra era alleato di Hitler”.

Così a distanza di 72 anni, e con tutti gli apparati della propaganda, e forse a causa di questi, il 25 aprile non è riuscito a diventare la festa nazionale che si voleva perché il suo carattere politico e di parte l’hanno resa indigesta ed estranea a gran parte del Paese. Nonostante le mistificazioni e le cifre gonfiate, la Resistenza fu un fenomeno minoritario e non influì sulle sorti della guerra. E tuttavia ho grande rispetto per quelli, pochi, che l’hanno fatta davvero, a confronto di quelli, molti, che dissero di averla fatta. La Resistenza, inoltre, ha interessato solo la metà del paese, ovvero il Centro-Nord, dalla Toscana in su,quello stesso Centro-Nord che ha sempre rappresentato la modernità e il progresso e che darà la vittoria alla Repubblica nel 1946.

Il Sud, come tutti i deboli, veniva al rimorchio. Nel periodo clandestino i partigiani si aggiravano sulle centomila unità, forse meno; dopo la Liberazione divennero improvvisamente dai 600.000 ai 700.000, tutti in possesso di certificati più o meno autentici, più o meno compiacentemente rilasciati. Gli uomini più avveduti dell’antifascismo avevano elencato le esigenze morali che dovevano imporsi alla coscienza nazionale dopo la tragedia che aveva distrutto il paese. L’Italia non era stata la vittima del fascismo, ma la sua più convincente rappresentazione. Che cosa fu il fascismo se non la sintesi di tutte le bassezze plebee della razza italiana? Ma l’aratro aveva inciso in profondità e le iniquità e i vizi del carattere, che ne avevano favorito la nascita e il trionfo, non sarebbero morti col fascismo. Dice Tocqueville che “è impossibile liquidare il totalitarismo dall’alto e con mezzi totalitari”. Ora,in Italia negli anni 1944-45, gli anni della Resistenza che costituiva l’alibi e il grimaldello dei partiti,si stava facendo proprio questo. Alla dittatura del partito unico si sostituiva la dittatura dell’esarchia del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale).

L’Italia “nuova”, come le fenice, rinasceva dalle proprie ceneri a immagine e somiglianza di quella vecchia, con i medesimi vizi di struttura e le stesse tentazioni autoritarie. Dal folto schieramento “antifascista” sviluppatosi come per partenogenesi erano sorti due partiti maggioritari, il comunista e il cattolico (o democristiano), di cui non si capiva come avrebbero potuto traghettare il paese dalla dittatura alla democrazia essendo entrambi, diceva Benedetto Croce, “intrinsecamente e per istituto illiberali”. Di conseguenza anche gran parte della Resistenza risentiva della medesima ideologia illiberale e serviva al Pci per accreditarsi come partito di governo.

Le scritte sui muri, secondo lo stile introdotto dal fascismo, inneggiavano alla Repubblica, alla rivoluzione,p oche scritte di entusiasmo e molte di odio e di proposte di nuove lotte insieme alla esaltazione della violenza partigiana che si pensava potesse tornare utile dopo la fine della guerra.

Col ritorno dei partiti s’era scatenata una “indiscriminata divisione del bottino”. Era quello il primo nucleo della nascente partitocrazia italiana che avrebbe svuotato i poteri del Parlamento e occupato lo Stato surrogandone le funzioni ma senza migliorarne l’efficienzia, specie nell’amministrazione e nei servizi pubblici, anzi peggiorandoli rispetto all’ “ordine fascista” che almeno faceva viaggiare i treni in orario e con le latrine pulite. La Resistenza sarebbe servita al PCI per prendere il potere con la forza, o quanto meno per governare da una posizione di forza. Il comunista Pietro Secchia, braccio destro di Palmiro Togliatti, era il teorico del colpo di stato militare per fare dell’Italia uno stato comunista, sul modello delle cosiddette “democrazie popolari” dell’Est asservite all’URSS, e per questo contrario a disarmare i partigiani comunisti delle brigate “Garibaldi”. Solo la presenza degli americani in Italia scongiurò la realizzazione del piano eversivo del PCI.

Il 25 aprile non rappresenta il ritorno alla libertà, come si pretende, 24ma la continuità col passato nel quadro della nuova dittatura pluralista.

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5 Comments

  1. RENZO says:

    I miei erano partigiani veri….. ma hanno capito di aver lottato…. quasi per nulla…
    Il 25 aprile è la festa del patrono della Serenissima…. San Marco….. e null’altro…
    WSM

  2. giancarlo says:

    Il salvataggio avverrebbe perché il Veneto e poi le altre regioni abbasserebbero drasticamente le tasse, l’IVA e altri balzelli, ivi compresi quelli sui carburanti usufruendo della gran parte dei residui fiscali annui di cui gode il Veneto e anche la Lombardia…….non senza dimenticare una nuova legislazione ad hoc per favorire investimenti esteri nel Veneto etc..etc..etc…
    FINE

  3. FIL DE FER says:

    Senza andare troppo lontano mio padre alla fine della guerra fu testimone, dall’ultimo piano di un palazzo difronte a PONTE NAVI sul fiume Adige di Verona, alla fuga dei tedeschi verso Trento.
    Una sola camionetta con quattro tedeschi fecero saltare in aria tutti i ponti di Verona, ivi compreso PONTE PIETRA del 1° Secolo .A.C. quando vigeva un accordo con le autorità di allora che il Popolo non avrebbe ostacolato i tedeschi previa la salvaguardia di tutte le opere d’arte, di edifici storici e dei ponti di Verona.
    I tedeschi tradirono gli accordi e fecero saltare tutti i ponti.
    Allora subito dopo, non più di mezz’ora, gente con fucili arrugginiti e fazzoletti rossi al collo uscirono gridando la liberazione di Verona…..erano i partigiani, specie quello comunisti che volevano appropriarsi della liberazione quando non fecero assolutamente nulla contro i tedeschi.
    Piccolo esempio di come vedo io adesso l’A.N.P.I. quando vogliono farci credere che sono i salvatori della patria…la loro….quella che avrebbe dovuto avere i confini nazionali dopo l’Isonzo in favore della Jugoslavia e poi magari diventare paese satellite dell’ex URSS.
    Grazie, ma io non festeggio il 25 Aprile se non come festa di S.MARCO, patrono della mia vera patria il VENETO o territori della Serenissima.
    Io ho dovuto farmene una ragione dell’italia, voi tutti fatevene una vostra per come la penso.
    W San Marco sempre !!!

  4. giancarlo says:

    Il 25 Aprile qui nel Veneto si festeggia S.MARCOOOOOO!!!!!!!!!!!!!
    Oggi 24 Aprile si commemora il genocidio ARMENO.
    Date come queste ce ne sono altre in ricordo di misfatti o genocidi compiuti contro numerosi Popoli da parte di altri stati che anche oggi non meritano di essere considerati né democratici né corretti.
    Carlo Cattaneo aveva intuito che senza un’italia su basi federali la stessa non avrebbe retto.
    Oggi possiamo senza alcun dubbio poter affermare che aveva ragione.
    Invece di esaltare le varie realtà storiche e culturali che l’italia unita aveva il dovere di tutelare, i famosi padri della patria avevano preferito mortificare ed annullare tutto per un nuova dea una ed indivisibile da tenere in vita a costo di annullare la democrazia se fosse stato necessario, come poi è avvenuto con l’avvento del fascismo. Oggi nulla è cambiato. Le istituzioni commemorano loro stesse e con loro i politici italioti impartiscono lezioni di democrazia, unità e soprattutto solidarietà da parte del Nord tutto verso il centro-sud e isole che senza di quella chissà quando l’italia sarebbe già finita.
    Al contrario oggi si preferisce far sprofondare l’intero paese nel DEFAULT, non si capisce perché, quando ci sarebbero delle soluzioni che potrebbero salvare capra e cavolo come si dice in gergo.
    Sono un indipendentista convinto perché non credo che si adotteranno soluzioni idonee a far uscire il paese da una crisi diventata cronica. Se al contrario si modificasse la costituzione rendendola federale pura e iniziando dal Veneto e poi altre regioni del Nord a diventare prima regioni franche…… e poi indipendenti potrei anche prendere in considerazione di accettare di rimanere in una italia federale.
    Salvare una regione alla volta….è l’unica soluzione attuabile.
    Il PIL del Veneto andrebbe alle stelle potendo come regione franca o indipendente ma federata all’italia produrre reddito e maggiori tasse le quali andrebbero ad aiutare il paese per sostenerlo e promuovendo un effetto domino regione per regione allo stesso modo.
    Parole al vento………..sì certo per coloro che non hanno più idee di come uscire da questa crisi devastante e che secondo il mio modesto parere durerà ancora per molti anni.
    Mi sovviene il VANGELO, quando Giovanni Battista si dichiarava la voce che grida nel deserto.
    Io sono la voce che impreca contro coloro che non vedono e non hanno visioni utili, ma solo l’interesse a mantenere uno status quo che ci porterà dritti al DEFAULT.
    Adesso ad ottobre si voteranno i due referendum consultivi per l’autonomia di VENETO e LOMBARDIA.
    ? …….a cosa serviranno ? A nulla naturalmente, questo si sa già. Siamo in italia non in un paese normale.
    Anche vincendo con il SI’ ,poi……….si dovrebbe cambiare la costituzione……figuriamoci…..e poi l’italia come farebbe a rinunciare a decine e decine di milardi di Veneto e Lombardia??!!
    Al tavolo delle trattative a roma si andrà, glielo auguro ai leghisti, ma non otterranno nulla di nulla.
    Qui sì che servirebbe un’unità del paese a livello politici per attuare le soluzioni idonee e possibili per salvare il salvabile. Qui sì, forse, qualche vero statista potrebbe nascere se abbracciasse la soluzione delle soluzioni. Ma adesso mi scuso con i lettori perché capisco che sto sognando.
    Perciò indipendenza e libertà per il Veneto magari dopo il DEFAULT dell’italia. Anzi quasi certamente !!!
    WSM

  5. luigi bandiera says:

    Gli iconoclasti sono da sempre all’opera.
    Sono sempre piu’ convinto che l’italia parti’ col piede sbagliato quindi poi continuando poi a camminare ma zoppicando.
    La carta, detta piu’ bella del mondo da un comico e’ komunista (insisto ad affermarlo) e le conseguenze si palpano bene oggi.
    Per quanto riguarda i papaveri rossi o partigiani (avevo uno zio qua in casa mia) che era piuttosto agitato, fanno un po’ pena quando si vantano di aver liberato lo stato italia e quindi commemorano quando possono.
    Qui vicino a casa mia hanno messo per fino un monumento dedicato ai partigiani. Poverini, continuano a sognare… chissa’ quale gloria.
    Se non fosse stato per gli Jankys (americani USA e Canada) altro che liberati da loro.
    Non si comprende pero’ il pieno di piazza Venezia da parte dei romani quando c’era LUI.
    Poi tutti o quasi divennero partigiani (?) ma non fu piu’ riempita cosi’ tanto, se non erro.
    Viva SAN MARCO.

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