Perché i Campanili scomunicano gli indipendentisti? Meglio i minareti in parrocchia

di ROBERTO BERNARDELLIcampanile

A breve il Veneto dovrà, si spera, potersi esprimere sulla propria indipendenza. Indipendenti sì o no rispetto a Roma? Un voto consultivo, mentre se c’è un’area del paese che sembra riprendere vitalità nonostante la crisi nera, quello sembra essere proprio il Nordest. Da sempre l’indipendentismo in Veneto ha avuto maggiori fortune avendo la possibilità di camminare su due gambe: quella identitaria, linguistica, e quella economica. Come avvenuto in Scozia, in Catalogna e non ancora invece in Lomnbardia, dove lo spirito liberale prevale su quello culturale identitario. E si vede.

Campane a festa…

Nel tempo, la società ha preso posizione. Lo fece in modo clamoroso la prima volta quando i Serenissimi, fu la volta dei santissimi. Nel gennaio 1999, i settimanali diocesani del triveneto, sbaragliando la politica fallimentare della Bicamerale, se ne uscirono col documento “Ricominciamo da 57”. Evocava l’articolo che apriva la strada a forme di autonomia regionale. Il mondo cattolico, di fatto, si era messo di traverso rispetto allo Stato della conservazione e del potere. Ma la stampa diocesana, tornò a dire la sua nel 2001, con una lettera a febbraio a tutti i parlamentari, per chiedere l’approvazioner della riforma del titolo V della Costituzione: “Tale riforma costituzionale pur lacunosa, consentirebbe l’avvio della “stagione costituente” degli statuti regionali i quali, altrimenti, non possono decollare (…). Senza la nuova cornice costituzionale verrebbe meno la possibilità per le Regioni a statuto ordinario di riscrivere i propri statuti in chiave autonomista e federalista tale da valorizzare le capacità di autogoverno delle comunità locali… L’opinione pubblica è stanca di registrare solo parole e proclami e ritiene invece che sia il tempo di misurare l’evoluzione delle istituzioni democratiche verso processi sempre più vicini ai cittadini”.

Meglio che niente però…

Dopo l’approvazione, su “Gente Veneta”, uscì un editoriale sul testo varato: non la perfezione, “ma è un primo importante traguardo… Insomma, questa riforma costituzionale, pur minima, è la premessa per ogni ulteriore processo di cambiamento dello Stato verso vere forme di autonomia”. Che però non arrivarono mai.

Arrivarono invece le scomuniche quando, davanti a 50 anni di Repubblica del nulla, il Veneto prese in mano il proprio destino, alzando la voce:

Nel 2014, i direttori dei settimanali diocesani del Veneto, uscirono con una lettera congiunta:

“Lo confessiamo: non abbiamo votato al referendum on line per la separazione del Veneto dall’Italia. Stando ai numeri, almeno un elettore veneto su due avrebbe aderito alla proposta di staccare la nostra regione dal resto del Paese….

 

La scomunica

L’esito di questo referendum-sondaggio non va sottovalutato. Si aggiunge ai tanti indicatori di un malessere diffuso anche in Veneto. Si tratta di un disagio amplificato da una crisi economica che non trova soluzioni immediate, da uno Stato centrale che appare, a molti, sempre più lontano, da una politica che fatica a riguadagnare la china della credibilità. E così si affaccia all’orizzonte “la questione veneta” dopo che per più di vent’anni ha tenuto banco la questione settentrionale senza, peraltro, ottenere nulla di significativo.

Il voto venetista s’inquadra in un contesto europeo dove spira un vento freddo nei confronti degli stati nazionali e gelido nei confronti dell’Europa. L’esito del referendum è stato accolto, non a caso, con attenzione all’estero dove crescono le preoccupazioni per le tensioni indipendentiste (dall’Ucraina alla Gran Bretagna, dalla Spagna al Belgio)”.

Cari direttori, quale vento freddo? Gli stati nazionali non esistono più, la loro sovranità è stata completamente ceduta a Bruxelles nel patto fiscale. Sono scatole vuote di gestione del potere locale. L’indipendentismo non è una malattia, non è terrorismo. E’ diritto all’autodeterminazione.

“Il referendum segnala una difficoltà esistente e persistente alla quale vanno date risposte politiche. A tale riguardo va detto, senza timori e tentennamenti, che quello indipendentista è un progetto sbagliato, antistorico e impraticabile. Il prerequisito per qualsiasi proposta che punti a una risposta al grido che viene dai nostri territori è che sia credibile e percorribile e non inganni nessuno. Il disegno venetista non appare né credibile, né percorribile. Oggi più che mai, mentre il “miracolo del Nordest” ci appare già malinconicamente alle spalle, dobbiamo avere la consapevolezza che l’attuale crisi può essere vinta e superata solo se si è tutti uniti. L’Italia ha bisogno del Veneto e dell’Europa e il Veneto dell’Italia e dell’Europa”. Di quale Italia e cosa si intende per Europa?

“Gli scandali di questi ultimi anni, sull’uso di denaro pubblico che da Nord a Sud hanno attraversato molti Consigli Regionali e non solo, hanno evidenziato il fallimento delle Regioni proprio di fronte alla prova di una rinnovata e maggiore responsabilità. Nonostante questo restiamo convinti che il futuro dell’Italia passi per una compiuta riforma federalista, che sappia valorizzare ogni livello istituzionale secondo quel principio di sussidiarietà che tanti, a parole, evocano ma che è rimasto fin qui sostanzialmente ignorato nei fatti. Per vent’anni la politica ha saputo partorire solo riforme parziali o grossolane, dal titolo V alla “devolution”, mentre i problemi si acuivano. È tempo di una svolta sostanziale. Ma per tutto questo serve una politica davvero vicina alla gente, che metta al centro la ricerca del Bene comune, il rispetto della legalità, l’efficienza della macchina pubblica”. E da dove arriva? Dai partiti centralisti, anzi, dal neocentralismo che avanza?

Ma a questo punto, dopo l’ennesimo deflagrare del terrorismo che affonda le mani proprio nella perdita di identità e nel fatto che l’Europa di cui ci si riempie la bocca sia un’accozzaglia di regole bancarie e fiscali, che non ha portato vantaggi ad alcuno (lavoro? sviluppo? pace? benessere? sicurezza?), come mai dai campanili non è uscito con altrettanta veemenza un altro documento comune, a reti unificate, di condanna all’islam violento e un richiamo alla necessità di alzare la guardia, ovvero prendere coscienza della propria identità non solo cristiana ma territoriale, per difendere gli argini della libertà? Silenzio. Anzi, meglio ospitare le preghiere a Maometto e chiedere la costruzione delle moschee. E’ proprio vero la libertà va conquistata e pure meritata.

 

Presidente Indipendenza Lombarda

 

http://www.lavitadelpopolo.it/Editoriali/Siamo-veneti-dunque-italiani.-Editoriale-comune-dei-settimanali-diocesani#sthash.FcCW7FFR.dpuf

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4 Comments

  1. caterina says:

    non c’è nessun modello di stato che abbia superato in saggezza equanimità e longevità la Serenissima, che come sappiamo è espressine della civiltà dei Veneti… la distinzione dei poteri in ambiti ben definiti è stata una sua caratteristica fondamentale e la prima causa della sua ultramillenaria vita, oltre che il rispetto dei diritti fondamentali della persona, per cui fu meta agognata di fuggiaschi illustri…
    ai Veneti di oggi basta solo che recuperino questa consapevolezza per sentirsi legittimati a delineare il loro percorso verso l’attuazione dell’indipendenza, che non dimentichiamo in stragrande maggioranza hanno già votato di volere…. per convinzione, per necessità ideologica e pratica, per far fronte a modo loro ai problemi di oggi che non sono nuovi ma ha saputo affrontare e risolvere nel corso dei suoi secoli di storia…
    Cadde infatti quando non seppe più contare su se stessa ma si lasciò traviare da altre trombe e stette muta, anzi di nascosto calò miseramente le braghe…Venezia, non i Veneti!

  2. Marco (*) says:

    Il Veneto non potrà esprimersi sull’indipendenza da Roma, né a breve né a lungo termine, visto che gli enti locali, nient’altro che uffici, non hanno personalità giuridica internazionale. L’identità linguistica, poi, è talmente forte e radicata che non si è mai fatto nulla per avere un vero bilinguismo, come quello del Sudtirolo, e la maggior parte dei veneti che si esprimono nella lingua madre hanno sempre considerato il proprio idioma come un dialetto da usare nelle comunicazioni informali. Poi, mi piacerebbe che mi fosse spiegato cosa significa che gli stati nazionali non esistono più, che siamo alla fine dello stato nazione, tutte espressioni senza significato, se non veri e propri ossimori. La verità è che nessun veneto è disposto a rinunciare alla propria libertà per l’indipendenza del popolo veneto, che peraltro non è identificabile nei residenti della regione, perché la strada prevede la rottura del patto sociale con lo stato italiano, e di gente disposta a farsi arrestare e a rischiare la pelle non credo ce ne sia così tanta. I percorsi referendari sono tutte patacche, compreso quello catalano tanto osannato e ostentato come modello da seguire, e dal quale, in realtà, non c’è niente da imparare. Proviamo a guardare quanti stati sono nati da zero, pacificamente, con un referendum senza il consenso dello stato centrale o senza l’intervento di qualche potenza estera?

  3. luigi bandiera says:

    In Veneto italiano e’ di moda stare col piu’ forte: lo stato.
    .
    Se poi andiamo ad analizzare da chi e’ mantenuto ci cascano i totani e le braccia.
    Akllora io mi domando: chi deve leggere i fatti per non SOCCOMBERE..?
    .
    L’INTELLIGHENTE O L’ANALFABETA..?
    .
    E qua casca l’ASINO..!
    .
    Lo ripeto perche’ noto un certo assenteismo sul tema… L’INTELLIGHENZIA E’ MOLTO MALATA..!
    Se non si muove la CLASSE DIRIGENTE (preposta a fare da dirigenza perche’ intellighente con tanto di patacche e pergamene) chi si deve muovere..?
    .
    I FORCONI..? Gia’, i FORCONI, che non sanno dove andare… nonm sanno QUALE E’ IL LORO NEMICO..!
    Cosi’ senti SPARI vari ma a casaccio…
    Con quelli non si fara’ altro che TANTA CONFUSIONE tra l’altro gia’ tanta..!
    Quindi?
    Muovetevi cari intellighentis e anche piccoli e medi impresari..!
    .
    Se aspettate che vadano avanti gli ANALFABETI potete continuare a SOGNARE e l’autonomia e l’INDIPENDENZA..!
    .
    Sta scritto: HO VINTO CONTRO I POTENTI, MA HO PERSO CONTRO L’IGNORANZA. (byLB).
    .
    E ricordatevi che nello stato italiano ci sono circa 60 milioni di komunisti UNI e INDIVISIBILI: contro di quelli dovete lottare. Sara’ per questo che non volete assumervi la responsabilita’ di un tentativo di LOTTA DI LIBERAZIONE..???
    .
    Non con le armi da fuoco o bianche, ben s’intende, anche se quelli la’ usano l’ARMA della PSICOLOGIA A TUTTO SPIANO..! E’ UN’ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA MAI BANDITA E LA USANO TUTTI I POTENTI DELLA TERRA, COMPRESE LE RELIGIONI che si spacciano per DISARMATE E NO PROFIT..!!
    .
    BACIO LE MANI

  4. renato says:

    Il clero accetta e talvolta favorisce il dialogo – e i compromessi – con i comunisti (catto-comunismo, vedi PD), ma detesta i liberali, quelli veri, che non scendono a compromessi su certi principi. Per amore dell’ecumenismo e della fratellanza tra i monoteisti (anche fondamentalisti) fa carte false pur di preservare certe posizioni di dominio e privilegi acquisiti. E’ una confraternita che fa quotidianamente a cazzotti con ciò che predica. Ci sono ovviamente le eccezioni, che implicitamente non fanno testo. Il Veneto, regione storicamente bianca, ha una lunga storia relazionale coi preti e non dovrebbe stupirsi di certi comportamenti. Cambierà qualcosa ? Sicuramente no, finché la gente non avvertirà la necessità di ragionare anziché lasciarsi imbonire dai farisei di turno.

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