Perché dico: lasciamo andare la Grecia

di ALDO MOLTIFIORIpoveragrecia

Vediamo più da vicino le dimensioni reali del problema greco e come in realtà  sia venuto aggravandosi nel corso degli ultimi anni, almeno da quando sono in vigore i trattati di Maastricht . Intanto giova rammentare ; i 300 miliardi di € di debito che dovrebbero essere restituiti a chi li ha prestati sono stati spesi dal popolo greco il quale così ha potuto vivere al di sopra di quello che la sua economia avrebbe permesso. Per dirla in parole povere: quando una famiglia dopo aver  vissuto per lungo tempo di spese folli, ben al di sopra dei propri mezzi, viene chiamata dai creditori alla restituzione dei denari prestati è evidente  che il successivo periodo di aggiustamento dei suoi conti diventa particolarmente doloroso!  Ma, la responsabilità è del popolo greco e non del creditore!

E’ comune percezione, peraltro suffragata da una intensa campagna mediatica in suo favore (il Sole 24 ore in primo piano), che la Grecia, a causa di quell’aggiustamento, abbia sofferto negli ultimi anni un significativo impoverimento. Impoverimento, secondo la pubblicistica dominate,  provocato da una pesante austerità imposta dalla Troika allo scopo di ottenere il massimo di ripianamento del debito pubblico greco.  In verità nel quadriennio 2010-2014, proprio negli anni nei quali questo governo greco sostiene essere avvenuto l’impoverimento massimo dei greci, il popolo greco ha ricevuto dalla Troika (UE, FMI, BCE) molti più fondi di quanto non abbia pagato per interessi sul suo debito pubblico. Dunque fino alla metà del  2014 il saldo è stato tale che in Grecia sono entrati molti più  euro di quanti non ne siano usciti per il pagamento degli interessi. Non solo ma nello stesso periodo di tempo contestualmente al rinnovo dei titoli di Stato vi sono state anche nuove emissioni che complessivamente hanno aumentato il debito pubblico agli attuali oltre 300 miliardi di euro.

Pertanto se qualche riforma vi è stata, essa non ha prodotto alcun impatto sul debito pubblico. Certamente è diminuito il gradiente  di crescita del debito pubblico che però in assoluto è continuato ad aumentare sebbene ad un ritmo inferiore.  Tutto ciò ha significato per il popolo greco  vivere di spese meno folli, ma pur sempre al disopra dei propri mezzi.  Quindi, il tanto sbandierato impoverimento è in realtà ed in parte il forzato ritorno dei greci ad un modo di vivere più compatibile con i mezzi propri e non alle altrui spalle. Certo che questo realismo ha diminuito e di molto  il grado di allegria nel vivere sopra i propri mezzi. E voglio anche aggiungere che lo stallo che si è verificato nei negoziati, almeno nella loro tornata finale, non ha tanto a che fare con le preoccupazioni, pure legittime, dei creditori circa la capacità dei greci di ripianare il loro debito pubblico,  quanto piuttosto con la preoccupazione circa i costi del default greco, i quali in potenza potrebbero rivelarsi ben maggiori e nel tempo addirittura esplosivi.

Si fa un gran parlare della Grecia come di una Nazione alla quale l’Europa deve la propria identità e il cui retaggio è per noi tutti un indispensabile abito di consapevolezza e di identità. Se ci riferiamo alla Grecia di Pericle, di Platone, di Aristotele e di Temistocle e forse di Alessandro Magno è certamente vero. La  Grecia di oggi è in verità altra cosa. La durissima oppressione turca, durata per oltre 400 anni, ne ha spento, per sempre, il genio, così come si spegne la fiaccola olimpica togliendole l’ossigeno. L’ossigeno di Ellade era il pensiero! Come si dice con gergo moderno: That’s gone away! Forever.

Oggi la Grecia, post Ottomana è classificabile nei canoni previsti per un mercato emergente. La sua economia negli ultimi 15 anni, per quanto riguarda il reddito procapite, è stata caratterizzata da due cicli  che nel loro insieme spiegano la situazione di oggi. Il PIL pro-capite  in Grecia tra gli anni 1995 e 2009 è cresciuto da un 41% ad un 71% rispetto a quello della Germania. Verrebbe da dire un salto prodigioso! Tuttavia  dal 2009 (anno della grande crisi) al 2014, ossia oggi, lo stesso parametro è nuovamente crollato al 47% di quello tedesco. Sul fronte del potere di acquisto si è avuto un ciclo analogo. Nel 2008 era il 77% di quello dell’omologo tedesco per crollare al 57% nel 2013.  Nel comune sentire  tutti abbiamo la percezione, così ci è stato pervicacemente indottrinato, che negli ultimi 5 anni i Greci siano stati sottoposti ad una eccessiva austerità, rispetto alle abitudini contratte negli anni di bengodi  quando cioè il reddito procapite è schizzato a livelli tedeschi.  Ma la verità, subdolamente occultata dai nostri geni della disinformazione, è che tale prodigioso aumento di ricchezza non è provenuto da riforme  strutturali del tipo di quelle introdotte in Germania. Non è provenuto da una economia resa più forte più competitiva, in definitiva più produttiva. No!

Quella ricchezza è stata iniettata nella società greca  dai Governi attraverso un vertiginoso aumento del Debito Pubblico, attraverso l’emissione di una vera e propria montagna di titoli di Stato. E chi ha comprato quei titoli di Stato, rivelatisi poi spazzatura? Per la maggioranza banche Tedesche e Francesi per più di 120 miliardi di euro, solo in minima parte da quelle italiane. A chi, come i nostri stupidi soloni,  accusa quelle banche  di incauto acquisto, voglio ricordare che ciò è avvenuto per l’impudenza dei governi greci, i quali  per anni hanno falsificato i bilanci giocando sulla buona fede di acquirenti impreparati, questo sì, a tanta disonestà.

Disèmél chår e nêtt, secondo un saggio detto lümbard, il popolo greco ha speso 120 miliardi di euro non di ricchezza prodotta dalla economia a valore aggiunto, dunque di ricchezza propria, bensì di ricchezza presa a prestito attraverso l’aumento del debito pubblico sottoscritto dalle banche Tedesche e Francesi. Ora che ai greci viene richiesto di restituire quei soldi la risposta è semplicemente: quei soldi non li abbiamo, dal momento che ci sono serviti per il nostro bengodi, e quindi il debito non lo paghiamo!

(2-fine)

 

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4 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Leggo Grecia e penso Italia: la situazione è analoga, basta sentire come i romani odierni si vantano di quel che i romani di allora fecero.
    A differenza dell’Italia, la Grecia non ha quasi industrializzazioni, nell’economia mista il peso del privato che produce è infimo rispetto al parassita pubblico.
    Di fronte a regole di austerità, per loro i nodi sono arrivati al pettine, per noi ci vorrà un po’ più di tempo.
    Di riforme vere, che riguardino tagli ai privilegi qui non se ne è vista una, e solo una nostra permanenza nella zona euro può darci da sperare che esse vengano fatte: se ne uscissimo l’associazione a delinquere di stampo politico-burocratico sguazzerebbe nel solito andazzo degli sperperi ad uso di amici, pagati poi da svalutazioni continue.

  2. Pippo Gigi says:

    Io sono convinto, ed il discorso vale anche per l’Italia, che da tale situazione non se ne esce se non uscendo dall’Unione Europea e dall’Euro.
    Allo Stato attuale la Grecia (e l’Italia) dovrebbe ed anzi deve risanare la sua economia passando dall’attuale condizione pseudocomunista, basata su un economia statale (dipendenti pubblici, pensionati) con produttività quasi nulla e penalizzazione dell’economia privata (neanche tanto visto che gli armatori non pagano le tasse) ad un economia liberista basata sull’imprenditoria privata con un ruolo statale molto limitata e sostanzialmente di semplice controllo e regolazione. Ma nella Grecia attuale molte famiglie campano grazie alle pensioni o gli stipendi statali. Quindi ci vorrebbe un passaggio graduale, con l’uscita dall’Unione Europea (e le sue regole assurde e socialiste) dall’Euro per avere disponibilità monetaria e svalutare la neodracma, con la svalutazione impulso al turismo e alle industrie che tornerebbero ad investire, nel parallelo licenziamento di buona parte degli statali e revisione di tutte le pensioni “generose”. In poche parole i greci dal fannullismo statale dovrebbero passare all’operosità privata.
    Lo stesso discorso vale per la Magna Grecia, il problema è che i greci hanno sviluppato l’etica dell’ozio, gli europei del Nord (ed i padani) l’etica calvinista del lavoro, la favola della cicala e della formica non è mai arrivata sotto la linea gotica….

    • aldo moltifiori says:

      Uscire dall’Euro? A che livelli schizzerebbe il debito pubblico Italiano riconveritto nelle vecchie lirette molto presumibilmente svalutate tout-ourt di almeno il 30%? Come pagare agli investitori esteri la loro quota del debito pubblico che nel frattempo sarebbe salita a oltre 500 miliardi di € dagli attuali 400? E, nel caso di ulteriori rinnovi è certo che i tassi di interesse, sui titoli pluriennali schizzerebbero di nuovo ai livelli degli anni 90, ossia intorno al 5-7% rispetto agli attuali 2-3%.
      Come pagare alla BCE i circa 260 miliardi di € tra titoli di Stato e prestiti alle banche Italiane? I debiti sono stati contratti in Euro e andrebbero onorati in Euro, o peggio in $ americani che prioprio a causa di tali uscite (Grecia e Italia) tornerebbe a rivalutarsi. Anzi penso e ne sono convinto che una nostra uscita dall’Euro rafforzerebbe lo sperepero delle cicale mediterrane e e bizantine a danno delle formichette padane! Quanto all’etica calvinista dei padani era assolutamente vero nel passato. Oggi per effetto delle alluvioni migratorie, prima da parte della sponda sud della penisola e da qualche anno della sponda sud del mediterraneo lo è molto meno. Di più siamo vicini al punto di non ritorno.

    • aldo moltifiori says:

      Caro Pippo credo che anzichè uscire dalla zona Euro dovremmo uscire dallo Stato Italiano. Come Macro Regione del Lombardo-Veneto dovremmo solidamente ancorarci alla zona germanica verso la quale peraltro la nostra economia a valore aggiunto è già il primpo partner industriale. Solo cos, ta le altre cose, ci salveremmo dall spettro delprestito forzoso a cui prima o poi ricorrererà lo Stato Italianio che solo così potrà onorare lo sconfinato debito pubblico pari al 136% del PIL nominale.

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