Per un lavoratore su due, reddito in calo. Ma dilaga l’ignoranza bancaria

di ROBERTO BERNARDELLIgatto e volpe

Aumenta la vulnerabilità finanziaria percepita dalle famiglie: il 47% degli individui(soprattutto donne, lavoratori autonomi e residenti delle regioni centro meridionali registra una flessione del reddito annuo rispetto ai 12 mesi precedenti, temporanea (15%) o permanente (32%). E’ quanto emerge dal rapporto della Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Più della metà degli intervistati (soprattutto donne, residenti al sud) riferisce che non sarebbe in grado di fare fronte per almeno 6 mesi alla riduzione di un terzo del reddito attuale.

Solo il 30% delle famiglie è poi in grado di risparmiare ‘qualcosa’ o a ‘sufficienza’, mentre il 45% dichiara che il reddito disponibile è appena sufficiente a coprire le spese, il 15% ha intaccato i risparmi, l’11% deve indebitarsi.

Insomma, tra governi inetti e moneta unica, il danno è fatto. Poi, la politica e le banche possono prenderci per il naso come vogliono. Il quadro che emerge è agghiacciante. L’ignoranza sui principi base dell’economia non solo dilaga, e lo fa peraltro con diverse tendenze geografiche, ma dimostra come i piccoli investitori, le famiglie, continuino ad essere ostaggio del credito furbacchione. Ancora oggi molti non sanno cosa siano i derivati e i danni tossici di cui sono portatori.

Non bastasse…. il 67% e il 72% degli individui non riesce a calcolare, rispettivamente, un montante in regime di interesse semplice e il rendimento atteso di un investimento. Genere, istruzione e area di residenza sembrano essere correlati con il livello di conoscenze finanziarie. In dettaglio, in termini di percentuale di soggetti che hanno risposto correttamente ad almeno quattro domande su cinque, il divario è pari a 13 punti percentuali tra uomini e donne, 18 punti tra laureati e individui con un livello di istruzione piu’ basso, 18 punti tra residenti al Nord e residenti al Sud.

Insomma, va bene l’inglese a scuola o l’informatica, ma un po’ di basi elementari del saper far di calcolo nella buona scuola di Renzi, non dovrebbero mancare, per non restare analfabeti bancari.

E’ significativo, inoltre, il divario tra abilità percepite e conoscenze dimostrate: ad esempio, tra i soggetti che si dichiarano nella media o superiori alla media per la capacità di comprendere le caratteristiche di prodotti finanziari di uso quotidiano, il 30% non è in grado di definire correttamente il concetto di inflazione e il 44% non sa calcolare il rendimento atteso di un investimento.

Il 32% di coloro che si riconoscono buone capacità nel prendere decisioni di investimento non conosce né il significato di diversificazione di portafoglio né la relazione rischio-rendimento. Il 18% del campione non ha familiarità con alcun tipo di strumento finanziario, tra i prodotti noti si distinguono i titoli di Stato italiani (indicati dal 67% degli intervistati), seguiti da obbligazioni bancarie, azioni quotate, depositi e fondi comuni (indicati da una percentuale di individui compresa tra il 48% e il 40%). Le azioni quotate italiane sono considerate lo strumento finanziario più rischioso dal 19% degli intervistati, seguite dai fondi azionari (11%), titoli di Stato italiani e azioni straniere (7%); i prodotti derivati, che solo l’11% degli investitori dichiara di conoscere, sono considerati rischiosi solo dal 5% del campione. Di sicuro non si tratta di concetti da comprendere per tutti subito al volo ma il fatto che la conoscenza sia così esigua dipende da molti fattori: meglio tenere il cittadino nell’ignoranza. Già di suo questo è un popolo che non legge e poco si informa, figuriamoci come ci vanno a nozze il gatto e la volpe.

Presidente Indipendenza Lombarda

 

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