per salvare l’Europa ci serve il libero mercato, non la pianificazione

di FRANK HOLLENBECK

L’attuale strategia economica europea consiste nel calciare il barattolo lungo la strada. I livelli di debito in quasi tutti i paesi europei continuano ad aumentare e la crescita sembra essere un ricordo dimenticato. Il giorno della resa dei conti è dietro l’angolo, come Rudi Dornbush una volta ha avvertito, “[la] crisi richiede un tempo molto più lungo di quanto si pensi, e poi accade molto più velocemente di quanto si possa pensare”. Per ottenere risultati concreti e veloci, i leader europei devono abbandonare l’austerità e concentrarsi di più sulle politiche che consentano al settore privato di fornire l’offerta giusta al prezzo giusto.

Un buon primo passo, che può anche essere attuabile dal punto di vista politico, potrebbe essere quello di cambiare le leggi catastali, permettendo ai proprietari di terreni agricoli di disporre dei loro beni come meglio credono. In Francia la legislazione in materia catastale è un perfetto esempio della peggior pianificazione di stampo sovietico. Tutto è cominciato con una legge del 1967 che richiedeva alle grandi città di elaborare piani di zonizzazione. In un primo momento tali piani si limitavano alle grandi città, ma ben presto vennero estesi a gran parte delle altre città. Il quadro normativo sui terreni, aiutato da leggi e regolamenti comunitari, è esploso durante gli anni ’80 e ’90 con la creazione di leggi costiere, leggi sulle zone umide, leggi sulla biodiversità e sulla conservazione delle zone naturali. I gruppi di ambientalisti sono risultati cruciali per l’emanazione di molte di queste nuove leggi.

Tutti questi regolamenti hanno soffocato la costruzione edile. Dal 1997 al 2007 la Francia ha sperimentato una bolla immobiliare, ma, a differenza della Spagna, c’è stata molta poca costruzione dal momento che le norme urbanistiche hanno lasciato molto poco terreno su cui costruire. I prezzi delle case sono aumentati del 140% in quel periodo, del 90% più veloce rispetto ai redditi delle famiglie. Eppure il costo della costruzione edile è aumentato solo del 30%. Si trattava chiaramente di una bolla sui terreni, ed il colpevole principale era la normativa catastale.

Oggi la maggior parte dei piani di zonizzazione sono a 15 anni, e in generale diventano inadeguati quasi subito. Nei primi anni ’80, per rivedere un piano ci volevano dai due ai tre anni. Ora come minimo ce ne vogliono tre. Tuttavia se si mettono di mezzo i gruppi di ambientalisti, le modifiche possono superare il decennio. Molte piccole città hanno affrontato sette anni di battaglie giudiziarie per aggiungere in un piano 50 ettari di nuova terra edificabile. Ad esempio, ci sono voluti sei anni affinché venisse elaborato l’ultimo piano nell’area metropolitana di Nantes (la #10 in Francia). Attualmente ci sono 40,000 ettari di terreni agricoli al di fuori Nantes, ma per i prossimi 15 anni solo 750 di essi saranno adibiti per i nuovi edifici. Questa è una miseria per quasi 1 milione di abitanti in questa regione in crescita.

La gente ama la libertà, ma teme la libertà altrui. I pianificatori temono che il libero mercato possa portare all’anarchia ed a disastri ambientali. I politici temono i mali dell’urbanizzazione. Durante gli anni ’50 e ’60 il governo francese ha creato 700 “ghetti urbani,” luoghi disumanizzanti senza molti servizi di base come biblioteche, scuole e così via. In un libero mercato, gli sviluppatori edili portano sul mercato quello che la gente desidera. Se la gente non vuole vivere in bunker, allora non saranno costruiti. E’ possibile che uno sviluppatore possa fare un errore, ma probabilmente lo farà solo una volta, non 700 volte. I pianificatori la temono, ma anarchia è un termine che descrive l’impossibilità di determinare come le preferenze individuali cambiano nel tempo. E il libero mercato garantirà l’anarchia dal momento che i prezzi e gli utili rappresentano il modo migliore affinché le risorse scarse vengano indirizzate per produrre quei beni e servizi di cui la società ha bisogno con più urgenza. Nessun pianificatore centrale può competere con l’efficienza di un sistema di mercato.

Le leggi sulla zonizzazione sono il riflesso delle paure nella vita politica, ed il capitalismo clientelare prospera in un ambiente del genere. Suddette leggi permettono alle entità ben collegate di progettare regolarmente i propri guadagni, e quindi utilizzano le barriere normative per limitarvi l’ingresso. Inoltre, dagli anni ’80 la legge europea ha reso più difficile fornire servizi che potrebbero essere forniti da appaltatori privati. La Francia ha almeno 30,000 dipendenti pubblici a tempo pieno, il cui unico compito è quello di supervisionare le imprese private che vengono pagate per i piani elaborati. Il capitalismo clientelare ed il socialismo sono ottimi compagni di letto. Oggi in Francia la terra edificabile è circa 200 volte più costosa dei terreni agricoli, e più costosa dalle 500 alle 1,000 volte vicino alle grandi città. La domanda è lì! La regolamentazione l’ha semplicemente mantenuta imbottigliata, ed ora deve essere liberata. Le riforme catastali in Francia taglierebbero i costi di sviluppo del 50% e creerebbero un mini boom edilizio in quasi tutte le principali città francesi. Nelle periferie francesi di Geneva, le unità abitative spunterebbero come funghi.

Questo non significa necessariamente che dovremmo fare a meno delle leggi ambientali, ma non dovremmo lasciare che la preoccupazione per l’ambiente sia un pretesto per non fare nulla. C’è una enorme domanda di alloggi a prezzi accessibili in molte parti d’Europa, ma gli ambientalisti preferirebbero vedere eliminate tonnellate di prodotti chimici dai terreni agricoli piuttosto che facilitare alle famiglie un migliore accesso alla casa. Ci sono letteralmente migliaia di politiche dal lato dell’offerta che stimolerebbero facilmente la crescita in Europa. Ma prima dovremmo smettere di parlare di “stimolare la domanda,” o “rendere più flessibili le leggi sul lavoro,” o “promuovere l’imprenditorialità.” Questi sono slogan vuoti. E’ il momento che i leader europei intraprendano azioni coraggiose, perché l’alternativa è il disastro.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli (Johnny Cloaca’s Freedonia)

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2 Comments

  1. Castagno12 says:

    Questo articolo ci fornisce un ricco elenco (anche se incompleto) di problemi che affliggono l’Europa.
    Analisi e suggerimenti sarebbero poi da rivedere.

    In base al buon senso, la conclusione è una sola:

    “E’ indispensabile uscire al più presto dall’Ue in quanto trattasi di una trappola infernale.
    In realtà l’Ue è già fallita, ma la tengono in vita per completare la sottomissione dei popoli e per portare avanti la “mungitura” dei contribuenti”.

    Il salvataggio dell’Europa, cioè la sopravvivenza dell’Ue, serve solo a Lorsignori.

    L’arduo problema è quello di riuscire A SALVARE GLI EUROPEI.

    Tutte queste realtà, questi concetti, per il momento sembrano inaccessibili per Alberto Pento, Chiavegato, la LIFE & C. che pretendono di realizzare l’Europa dei popoli, NELL’ATTUALE CONTESTO INTERNZIONALE, BALORDO E PERFIDO.

    E nell’attesa DEL NULLA, Lorsignori procedono.

    I soliti “CAMBIAMENTI” ALL’ITALIANA !

  2. Albert Nextein says:

    Io vivo in prima persona una vicenda emblematica di quanto scrive il Sig. Hollenbeck.
    Una vicenda che grida vendetta da decenni.
    Una situazione che abbisogna di atti estremi per essere risolta.

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