Per salvare la deriva dell’Occidente serve un nuovo Lutero

lutero2 di ALDO MOLTIFIORI  –  Mentre scrivo altri attacchi si stanno succedendo quasi a simulare l’assalto finale al bastione “Occidente”. A proposito di sottomissione e di morte credo che il nostro bel tazebao dovrebbe ripubblicare un mio scritto dal titolo “Qualche riflessione a proposito di uccidere nel Corano” o quello “Te lo do io l’Islam moderato”. La guerra che Maometto ha dichiarato e che i suoi discendenti si esercitano con imperitura pervicacia  a proseguire, – talvolta con ferocia spietata, talaltra con la menzogna della dissimulazione, o peggio ancora con la astuzia del blandire – terminerà, nel bene, solo quando l’Occidente Giudeo-Cristiano avrà prodotto, per sé e per il Mondo, le condizioni per rendere inoffensivo l’afflato al dominio assoluto dell’islamismo così come testamentato da Maometto nel Corano. Viceversa, se falliremo, quell’afflato terminerà con la discesa dell’Europa e dell’Occidente in uno degli ultimi gironi dell’inferno dantesco e per sempre. E, quella discesa non avverrà attraverso lo Stige di Caronte. NO! Piuttosto attraversando la porta d’oro della basilica Romana e con questo Papa seduto al posto di Caronte.
Il Corano, così come la Bibbia e i Vangeli, (più compiutamente quelli apocrifi rispetto a quelli canonici) contiene sicuramente ispirazioni divine, così come ogni uomo di buona volontà ne riceve e quotidianamente. Ma, così come per la Bibbia e i Vangeli, l’opera umana diventa determinante e tutti questi cosiddetti libri sacri sono per la verità, in parte, progetti umani di controllo e di dominio talvolta delle coscienze ma più spesso delle Società. Lo Stato Pontificio, per limitarci al nostro mondo, ne è stato uno degli esempi storici più nefasti. Solo dopo le 32 tesi di Lutero, difese e affermate a Worms con la forza delle armi (sempre una Croce ma impugnata questa volta per l’elsa così come i crociati fecero in Terra Santa) che si è avviato un processo di liberazione dalla Inquisizione delle coscienze, precondizione alla liberazione della creatività umana e perciò stesso all’avvio della Europa quale conosciamo oggi. Noi, come società organizzate e come Stati di diritto, non saremmo quello che siamo oggi se non si fossero verificate due circostanze storiche.
La prima fu, per l’appunto, la riforma protestante, seguita alle tesi di Lutero affermate con grande coraggio a WORMS nel 1632. La seconda fu la sconfitta dei Turchi Ottomani sotto le mura di Vienna. Se quella alluvione non fosse stata fermata dalla diga cristiana polacco-ungherese a Vienna, l’intera Europa sarebbe stata sommersa per sempre nell’oscurantismo e nella schiavitù. Poi ci siamo illusi che l’Islam fosse stato debellato e abbiamo sparso per il mondo –gli anglosassoni con qualche contributo francese ma certamente non noi italioti – anche attraverso il colonialismo, civilizzazione e ricchezza. Se torniamo solo alle soglie della prima guerra mondiale abbiamo una fotografia del mondo esterno all’Europa e al Nord America, con la sola eccezione del Giappone e dell’Australia, dove dominano l’assoluta povertà l’assoluta ignoranza. La condizione, poi, nella cosiddetta Arabia Felix la patria dell’Islam è fra le peggiori in assoluto in fatto di inciviltà e dove la condizione della donna è peggiore di quella degli schiavi persiani sotto Ciro il grande.
Leggete il Korano e li troverete le basi del più astuto progetto di dominio che l’uomo potesse concepire. Chiedete ai nostri fratelli maggiori (Gli Ebrei) che cosa il buon Maometto ha combinato loro a Medina. 1400anni dopo, a Parigi oggi ma New York ieri, i suoi discepoli hanno fatto esattamente lo stesso. Perché? Perché sta scritto nel loro libro sacro. Perché l’Islam nasce per dominare il mondo! Perché il progetto islamico in quanto voluto da Dio non può essere né fecondato né emendato né tanto meno reso compatibile con il progresso umano.
Come diceva il grande Carlo Cattaneo ci deve soccorrere un lungo esercizio di ragione e di riflessione primo per capire la profondità della tragedia che questo tempo, per colpa denostri dirigenti ci sta imponendo, e secondo per intraprendere le inevitabili decisioni che come popolo deLombardo Veneto dobbiamo saremo bene presto chiamati a prendere. Riascoltiamo insieme il coro deLombardi alla prima crociata. E una passione dormiente ma non spenta.
Questa volta non si tratta di andare in terre lontane per difendere il nostro credo, si tratta piuttosto di difendere casa nostra, i nostri principi e i nostri figli qui sul nostro suolo. Il nostro motto deve essere: NESSUNO E’ PIU FORTE DI COLUI CHE GUARDA FIDUCIOSO AL PROPRIO FUTURO ORGOGLIOSO DEL PROPRIO PASSATO.
(3 – fine)
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