Per liberare il Veneto bisogna difendere e STUDIARE la cultura veneta. In una parola: sconfiggere l’ignoranza

 

targa_tezzedi ENZO TRENTIN – Troviamo opportuno iniziare questo articolo riportando quanto sosteneva lo storico francese Marc Bloch [Lione, 1886 – 1944] laddove ha scritto: «L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato» e ricordando che Klemens von Metternich (1773-1813) disse: «La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle», e mai analisi fu più azzeccata.

 

Ed ancora, sono tre secoli che l’Europa ha interiorizzato e iscritto nei suoi caratteri distintivi il concetto che la libertà d’espressione comporta il diritto di dissenso e di critica; che il dissenso e la critica, senza il rischio di venir condannati e mandati al rogo, come capitava nei secoli bui, sono un portato della libertà, che s’accompagna inevitabilmente allo sviluppo della responsabilità individuale e della ragione. Eppure…

 

La Procura di Brescia ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio per 48 secessionisti lombardo-veneti, accusati di terrorismo nell’ambito dell’inchiesta che nell’aprile del 2014 aveva portato in carcere 24 Serenissimi. Erano stati accusati di aver «promosso, costituito, organizzato e finanziato l’associazione “L’Alleanza” per occupare Piazza San Marco a Venezia a bordo di un Tanko», un carro realizzato all’interno di un capannone nel Padovano. Ciò nonostante tutti gli arrestati, dopo circa 15 giorni in cella, vennero scarcerati dal Tribunale del Riesame di Brescia che fece cadere l’accusa di terrorismo e stabilì inoltre che la competenza territoriale dell’inchiesta non poteva essere della Procura di Brescia, ma dei colleghi di Padova, città dove era stato costruito il Tanko per “occupare” Venezia.

Ma è a Brescia che nei prossimi mesi si terrà un processo ai “rei”.

 

Probabilmente basterebbe questo per giustificare l’anelito all’indipendenza delle terre venete, poiché come ebbe a dire John F. Kennedy (insieme al fratello Robert un creatore di ammaglianti magie ed incantesimi da veri stregoni della politica): «Coloro che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche renderanno inevitabili le rivoluzioni violente». Mentre in un intervento del Senatore Robert Kennedy, all’Università di Cape Town, Sud Africa, del 6 giugno 1966, tra l’altro disse: «Ogni volta che un uomo lotta per un ideale o agisce per migliorare il destino degli altri o combatte contro l’ingiustizia, manda avanti una sottile onda di speranza. E queste onde alimentano una corrente che può spazzare via il più solido muro di oppressione e di resistenza».

 

Ciò premesso ecco la nostra recente scoperta di una lastra di marmo affissa in bella mostra nella sede del Comune di Tezze sul Brenta (VI), ad opera del Sindaco Luciano Lago [http://politici.openpolis.it/politico/luciano-lago/176295 ]. E il conseguente nostro entusiasmo all’idea che altri Sindaci veneti seguano il suo esempio. [http://www.raixevenete.com/difendemo-la-nostra-storia-e-la-nostra-cultura/ ]

 

Per tutto questo e per molto altro ancora, nelle terre venete è in crescendo la riscoperta delle proprie origini, perché non puoi sapere davvero dove vai, se non sai da dove vieni.

 

E per coloro che non leggono la lingua veneta ne daremo qui la traduzione. Il testo è di Toni Alba, uno dei fondatori della Liga Veneta delle origini, ed inizia con una citazione da Tucidide:

 

«Il segreto della felicità e La Libertà, Il Segreto della Libertà e il coraggio»

 

«Per fare servo e schiavo un popolo, prima di comperano i suoi politici, e dopo si cancella la sua cultura, si tolgono le sue feste, i suoi costumi, le sue tradizioni. Si rubano, con creanza, i suoi soldi, si nasconde o s’imbroglia sulla sua storia nazionale, si arriva anche a fargli fare una guerra contro i suoi fratelli vicini, e i figli più belli muoiono. Gli si rompe il filo della schiena a furia di farli lavorare, e poi lo si carica di un’invasione di stranieri che tutto intorbida e mischia e assassina. Così muove anche la dote più grande: la sua lingua. Pian piano il popolo perde la sua anima, non vuole più fare figli, e comincia a dimenticare quello che è e quello che è stato. PESATELI, PAGATELI, IMPICCATELI.»

 

La chiusura PESEI, PAGHEI… PICHEI, sta a significare: pesateli, pagateli secondo quanto meritano e, se non fanno il loro dovere, puniteli davvero. Così, senza tanti fronzoli, l’antica Repubblica di Venezia si comportava con la politica e la pubblica amministrazione. Se si vuole davvero mettere il dito sulla piaga, per sanarla, bisogna porsi innanzitutto il problema della qualità e della produttività della politica, del suo livello culturale.

Per esempio, a Venezia il 7 agosto 1501, il Consiglio dei Dieci decreta la costituzione di una Magistratura stabile, formata da tre nobili cittadini, detti “Savi alle Acque”. È uno dei tanti provvedimenti che il Governo Veneto verrà adottando nel tempo per la tutela e la difesa delle acque di Venezia, chiamate le Mura Sante della città. Questi Savi avevano ampi poteri in tema di organizzazione e mantenimento della Laguna. Essi venivano presentati al Popolo, dopo ogni elezione, con i famosi “3 P”: Pesei, Paghei, Pichei; ossia: “Pesateli per quello che valgono, Pagateli per quanto meritano e (im)Piccateli se sbagliano”. Fino a quando durò la Repubblica e la Magistratura, nessun Savio alle Acque meritò l’impiccagione. Potessimo dire altrettanto con i moderni “rappresentanti”.

 

 

A questo punto ci pare utile un’altra constatazione: i giornali pesano meno e marciano verso l’irrilevanza; per i politici italiani, e per gli Zio Tom autoctoni dell’indipendentismo, coloro che non fanno i ribelli e non capeggiano rivolte, si sa, meno giornali si hanno di fronte meglio è. Ai politici piace il rapporto diretto, senza intermediazioni: vedi Twitter, Internet, Facebook. Piace la televisione dove raramente vengono contraddetti. Per questo siamo a suggerire una ricerca in Internet; limitandoci qui ad estrapolare qualche cosa tratta da alcuni siti.

 

Gigio Zanon, per esempio, fu un veneziano, scomparso da poco, che realizzò numerose pubblicazioni storiche.

Tra queste: «Origini e Storia Dei Veneti Antichi Evetoy – Heneti» [https://sac4.halleysac.it/c028085/images/Identita_Veneta/Origini_Storia_del_Popolo_Veneto.pdf ]:

 

«I VENETI PRIMI – Le fonti scritte sugli antichi Veneti sono molte e ben note, distribuite in un ampio arco di secoli e riferibili ai più famosi scrittori Greci e Latini: da Omero a Virgilio, a Tito Livio, Plinio il Vecchio, etc. I Veneti erano originari del medio oriente: di una regione posta vicino al Mar Nero. Omero li chiamò “Evetoy” e così i tutti Greci, i Latini li dissero “Heneti” ben sapendo, come ci tiene a precisare Plinio (N.H. 37, 43) che questo termine era la traduzione di quello Greco.

 

Il significato Greco della parola Evetoy è: degni di lode, o lodevoli. Gli scrittori Greci e Latini che ci hanno lasciato notizie sull’origine dei Veneti ne affermano all’unisono la provenienza dall’Asia minore, precisamente dalla Paflagonia, situata sulle sponde meridionali del Mar Nero avente per capitale Heracleia e confinante con la Bitinia a ovest, con il Ponto ad est e con la Galazia a sud. […] Ai due motivi – Paflagonia = cavallo Veneto – va unito quello di Antenore; esclusivo, invece quello delle fonti di età Romana (Strabone, Livio, Virgilio, ecc.). Ci viene in sostanza raccontato che dal paese dei Veneti muovono i Paflagoni, guidati dal loro duce Pilemene e sono presenti a Troia fra gli alleati dei Troiani nella grande impresa (ILIADE. B., 851-855-2)».

 

E qui ci piace segnalare come alcuni storici lagunari; Giampaolo Borsetto tra gli altri, che in molte conferenze e libri, ci dà una chiave di lettura del famoso cavallo di Troia. Perché, sostiene, un cavallo e non un altro animale: un lupo, un leone o quant’altro, se non per lusingare, omaggiare, ingannare e fuorviare gli Heneti ch’erano rimasti gli ultimi difensori delle mura di Troia? Insomma gli Achei e Ulisse conoscevano bene l’abilità degli Heneti nell’allevare ed addestrare i cavalli. Quindi ricorsero allo stratagemma del cavallo di Troia.

 

Secondo la storiografia romana, essi furono espulsi dalla Paflagonia, e per questo parteciparono alla Guerra di Troia, dove l’anziano saggio Antenore implorò i troiani stessi di restituire Elena ai Greci. A Troia morì anche Pilemene, il comandante degli Eneti, che rimasti senza patria e senza guida, si rivolsero ad Antenore. Dopo varie vicende, questi li condusse ad approdare sulle coste occidentali del Mar Adriatico settentrionale. Qui la popolazione scacciò gli Euganei, una popolazione locale che si rifugiò nelle valli alpine e di cui oggi non rimangono tracce rilevanti.

 

Nel racconto di Virgilio, Antenore viene addirittura presentato come fondatore di Padova. Ai Veneti viene associato pure Diomede, eroe divinizzato, il quale avrebbe fondato, oltre a Spina, anche l’importante città portuale di Adria che, pur avendo origini venete, è più conosciuto come emporio greco, come centro etrusco e successivamente gallico.

 

Come accettare poi la vulgata italiota che definisce la lingua veneta un dialetto?

Il fatto è che il poeta Pontico Vitruvio così definisce la lingua Veneta “Pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, – in quo tota redolet linguae Grecae majestas”. (Il più bello e il più dotto fra tutti gli idiomi, nel quale respira tutta la maestà della lingua Greca). Ne è un esempio questo epitaffio del XII sec., ma sempre attuale: «Qua giazze Agostin de cà Donao, uso a pescar cape da deo, visse sempre col cul bagnao, ora pro eo», oppure l’altra «Che me mario se n’an dao, Ch’el me cuor cum lù l’ha portao, et eo cum ti, me deo confortae, etc..»

Alla… salute di chi sostiene che il Veneto non è una lingua!

 

Come può definirsi la lingua veneta un dialetto della lingua italiana che in realtà è il toscano (?), se Dario Fo ha impostato gran parte della sua attività su quell’idioma particolare (veneto-padano), e nel discorso per il Nobel 1997 per la letteratura, asserì: «Uno straordinario teatrante della mia terra, poco conosciuto… anche in Italia. Ma che è senz’altro il più grande autore di teatro che l’Europa abbia avuto nel Rinascimento prima ancora dell’avvento di Shakespeare. Sto parlando di Ruzzante Beolco [Padova 1496? – 1542], il mio più grande maestro insieme a Molière: entrambi attori-autori, entrambi sbeffeggiati dai sommi letterati del loro tempo. Disprezzati soprattutto perché portavano in scena il quotidiano, la gioia e la disperazione della gente comune, l’ipocrisia e la spocchia dei potenti, la costante ingiustizia».

 

Vogliamo ignorare che Carlo Goldoni [Venezia, 1707 – Parigi, 1793] è stato un drammaturgo, scrittore, librettista e avvocato, cittadino della Repubblica di Venezia; considerato uno dei padri della commedia moderna che deve parte della sua fama anche alle opere in lingua veneta?

 

Noi ci fermiamo qui invitando i veneti – e tutti coloro che nelle terre venete risiedono – che sono ancora indotti dalla nefasta cultura risorgimentale ad approfondire la loro storia, poiché come disse Marco Tullio Cicerone (106–43 a.C.): «Il Popolo non è un qualsiasi agglomerato di uomini riuniti in un modo qualsiasi, ma una riunione di gente associata per accordo nell’osservare la giustizia, e per comunanza di interessi».

 

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7 Comments

  1. Enzo Trentin says:

    Ringrazio Luigi Bandiera e Daniele per i gentili commenti.

    Naturalmente un articolo di giornale non è esaustivo della storia dei Veneti.
    Perciò valga il mio invito (contenuto nell’articolo) ad approfondire l’argomento in Internet, e – come Daniele segnala – per mezzo della vasta letteratura disponibile.

  2. luigi bandiera says:

    Ci sta bene questa: ho vinto contro i potenti ma ho perso contro l’ignoranza. (by LB).
    .
    Purtroppo l’italia semina sottocultura altrimenti non si spiega che molti veneti tifano per il trikolore.
    .
    Poi lo stare sotto l’Austria piuttosto di sotto ad altri mi fa inkazzare sempre.
    .
    Ma sotto di noi mai..??
    Cioe’, essere liberi e indipendenti mai..??
    .
    Mi penso poi a quei rossi che impongono l’invasione e si fregiano partigiani e dei migliori. Anzi. Loro sono il TOP, tutti gli altri da cassonetto… Non e’ che il contrario forse e’ la verita’..?
    .
    Ma se tradiscono continuamente… sanno mo quel che fanno..?
    .
    Salam

    • luigi bandiera says:

      Ho dimenticato di dire:
      bellissimo articolo da incorniciare e da appendere bene in vista nelle nostre case.

      Grazie e saluti

  3. Paolo says:

    Egregio Padano. Non si stava bene, Stavano bene (Come le popolazioni ovviamente potevano permettersi a quei tempi), Ma bisogna sempre guardare avanti!

  4. daniele says:

    Caro Enzo, secondo recenti teorie avvallate dai campi di urne e dalle vie dell’ambra i Veneti che arrivano dalla Paflagonia costituiscono una parte dei Veneti partiti dalla Lusazia (tra Germania e Polonia). Una prima parte di questi si diresse verso sud ovest stanziandosi nell’attuale Veneto, l’altra verso sud trovando nella Paflagonia una terra di sosta. Dopo le vicende di Troia i Veneti della Paflagonia avrebbero ripreso il cammino verso nord ovest riunendosi ai fratelli Veneti che li avevano preceduti qualche secolo prima. Vedi “LA DEA VENETA – dal Baltico alla Bretagna” di Piero Favero, Cierre Grafica. Non mi è mai piaciuta l’idea di morire credendo di essere un po’ turco! Questo libro porta veramente una nuova luce sulle nostre origici, più slave che indoeuropee

    • caterina says:

      Vandea…a sud della Bretagna: veneti antichi anche là… nelle migrazioni verso ovest dove tramonta il sole, fino al mare, che lì è l’oceano atlantico… distrutti dall’orrore della rivoluzione, preti e civili nelle chiese e nelle battaglie, oppure caricati nei barconi e rovesciati vivi nell’estuario della Loira… oggi la gente della regione che è diventata l’Haute Loire è ignara, ha perso come capita anche in Veneto, la memoria dei fatti che insanguinarono il suolo, ma a Cholez, cuore allora della Vandea, a mo’ di Panteon al museo delle arti della città, trovereste abbondante documentazione d’epoca.. ci siamo arrivati consultando nel bookshop del museo di Nantes, base del commercio degli schiavi dall’Africa alle Americhe, un libro che riportava indicazioni e riproduzioni di stampe antiche sulla sorte dei vandeani… La Francia, come l’Italia ha tanti misfatti da nascondere e far dimenticare… possiamo opporci solo con la ricerca personale, spinti dal desiderio di conoscere e approfondire…

  5. Padano says:

    Quindi cominciamo a smetterla con la leggenda lombardo-veneta che sotto gli austriaci si stava bene (la capisco come provocazione, ma le provocazioni non devono diventare mantra).

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