Per Letta tutto in salita: guerra col Pdl sui nomi del governo

di  GIORGIO CALABRESI

E’ subito in salita la strada di Enrico Letta per formare un governo. Il premier incaricato ha visto i ‘big’ del Pd, ha sentito al telefono Matteo Renzi e anche Silvio Berlusconi. L’obiettivo e’ cercare una sintesi. Innanzitutto sulle cose da fare: Letta mettera’ a confronto i punti elaborati dal Partito democratico in campagna elettorale, il programma del Pdl e di Scelta civica e l’agenda dei saggi e portera’ avanti solo le riforme in comune. Lo spazio temporale e’ quello di almeno due anni, la linea resta quella del rigore, l’Europa come punto di riferimento. Difficile, se non impossibile eliminare l’Imu, la priorita’ e’ quella di combattere la disoccupazione. Serve responsabilita’ da parte di tutti, e’ l’ appello lanciato anche alle forze politiche. Ma per il momento la tensione con via dell’Umilta’ non accenna a diminuire. Non e’ solo una questione legata ai provvedimenti da varare. Il problema e’ il metodo, lo schema del governo e anche i nomi.

L’identikit tracciato dal premier incaricato per il nuovo esecutivo e’ chiaro: entreranno figure di alto profilo e non ‘consumati’ politicamente. Si sta discutendo sulle personalita’, ma per ora Letta si e’ preso tempo per decidere. Si rechera’ al Colle solo domenica e con una lista di 18 ministri. Letta anche nei suoi colloqui non ha nascosto i timori sia sul fronte interno che sulle manovre del Pdl. La preoccupazione e’ sull’esito della fiducia ma anche sulla prospettiva che il Parlamento possa diventare una sorta di ‘Vietnam’ su ogni disegno di legge. Il dubbio vero e’ che il partito di via dell’Umilta’, alzando la ‘posta’, voglia trovare il modo di ‘rompere’ ed andare al voto, per incassare il vantaggio nei sondaggi. Ma il Cavaliere, durante la telefonata con Letta, avrebbe assicurato pieno sostegno al numero due di Largo di Nazareno. “Non vogliamo creare problemi – questo il ragionamento dei ‘big’ del Pdl – ma non firmeremo nessuna cambiale in bianco”. L’ex premier non partecipera’ alle consultazioni ma ai suoi ha dato indicazioni precise: no a veti da parte del Pd di nessun tipo. Berlusconi avrebbe preferito la soluzione Giuliano Amato ed ora avanza pretese su dicasteri ‘pesanti’ come lo Sviluppo (uno dei candidati e’ Maurizio Lupi) o l’ Economia (vorrebbe Renato Brunetta). Ok per via xx settembre anche per un ‘tecnico’, ma in ‘cambio’ di un viceministro del Pdl.

Paletti anche sulla Giustizia: va bene Luciano Violante, no ad esponenti come Dambruoso (Scelta civica) o altri che non considera ‘garantisti’. Agli Interni vorrebbe Renato Schifani, ma per l’esecutivo circolano anche i nomi di Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. Il fatto e’ che il Pd si oppone a qualsiasi ‘candidato’ che abbia fatto parte del governo Berlusconi. Perfino su Angelino Alfano ci sarebbero delle resistenze (non di Letta pero’ che lo considera ‘garante’ del confronto tra Pd e Pdl). Da considerare poi lo scontro interno al Pdl con i falchi che vorrebbero ‘sbarrare’ la strada alle ‘colombe’ tipo Quagliariello (dato alle Riforme) e Sacconi (al Welfare, ma le cui quotazioni solo in calo). Dubbi riguardo all’ingresso nel governo perfino sull’ex Guardasigilli considerato dai ‘falchi’ troppo dialogante. E’ la linea di chi dice no al dialogo a tutti i costi e vuole avere ‘mani libere’. La stessa linea che ha portato Berlusconi a dire no ad un dicastero per Mario Monti, soprattutto a quello dell’Economia. Per via XX settembre Letta starebbe pensando a Giuliano Amato (dato anche alla Farnesina), anche se restano in campo l’opzione Saccomanni e Rossi. Oggi si e’ riunita anche Scelta civica: i montezemoliani hanno rilanciato la candidatura di Carlo Calenda, ma e’ Mario Mauro (all’Istruzione e come vicepremier) l’unico nome sicuro della formazione di Monti. Per il Pd in ‘pole position’ per entrare nel governo Graziano Delrio (Rapporti con le Regioni) e Sergio Chiamparino (Sviluppo).

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3 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Sono curioso di vedere quali saranno i tagli alla politica e se mai ve ne saranno nel pubblico impiego e nella sovrapposizione di mastodontiche pensioni ai signori del castello mentre stato, mentre per i Cittadini del volgo la sovrapposizione ed occupazioni diverse sono vietate.
    Averto che stiano giocando con la benzina mentre i Cittadini tutti hanno in tasca cerini ed accendini pur non fumando.

  2. ingenuo39 says:

    Difficile, se non impossibile eliminare l’Imu? Possibile che non si riesca, visto che l’ IMU ha incamerato circa 4 miliardi, recuperare questa cifra da costi della politica? Scusate la mia ingenuita perche senzaltro ci sarà una scusa incredibile per non rispondere alla domanda ( se ci sarà una risposta).

  3. mario says:

    Il PDL non fa soltanto una questione di poltrone, bensi’ di rappresentativita’ dei vari dicasteri da assegnare; in effetti, non ha tutti i torti: il PD ha ”vinto” con uno scarto dello 0,3 %, e nonostante cio’ si e’ visti assegnare la presidente della camera (Boldrini); il presidente del senato (Grasso); il presidente del consiglio incaricato (Letta); inoltre ha visto confermato un comunista al Quirinale (Napolitano); e’ chiaro e giustificato che ora Berlusconi voglia mettere dei paletti in certi ministeri chiave, quali quella della giustizia e dell’ economia, tanto per fare degli esempi. Ma c’e’ di piu’: tutti, da Napolitano a Letta, passando per il ”defunto” Bersani sanno da piu’ di due mesi che il centro destra vuole abolire l’ imu sulla prima casa; e’ stata fatta campagna elettorale molto ”strong” su questo delicatissimo punto, e Berlusconi ha raddoppiato i consensi che lo davano al 12 %; dunque, non si puo’ far finta di nulla, anche perche’ lo stesso Berlusconi e’ consapevole che si sta giocando la sua ultimissima carta che non lo faccia sparire per sempre dalla scena politica e non lo consegni definitivamente a quelli che lui chiama i suoi aguzzini magistrati che lo vorrebbero in carcere. Inoltre, il governo Monti, gia’ dimissionario, ha garantito all’ Europa, nel suo documento di programmazione economica e finanziaria che l’ imu e’ blindata, altrimenti si rischierebbe di sottoporre gli italiani a ben peggiori regimi di ”lacrime e sangue”: in conclusione, e’ il gatto che si morde la coda e di qui non si esce. Siccome il Palazzo teme nuove elezioni, che sarebbero un disastro per il PD, ma anche per la lega travolta dai recenti e recentissimi scandali legati alla famigerata famiglia Bossi, mi domando quale potra’ mai essere il futuro del nostro paese: immagino che unicamente il PDL forse trarrebbe giovamento da un nuovo ricorso alle urne, ma non e’ cosi’ sicuro, anche perche’ gli elettori sono stanchi e a luglio, quanti di loro vorrebbero ritornare al voto? Non vedo l’ uscita dal tunnel, qualcun altro lettore la vede? Mario Grippo, MILANO

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