Per i senza concorso o i retrocessi del Fisco, aumento di stipendio. A noi le tasse

tasse4di SIMONE BOIOCCHI – Che cosa divide Rossella Orlandi, la “pupilla” del Premier chiamata a guidare l’Agenzia delle Entrate e Palazzo Chigi? Di fatto 767 dirigenti assunti sena concorso, azzerati dalla Corte Costituzionale e di fatto difesi da Lady fisco.

Possibile? Possibilissimo. Quanto paradossale. Correva l’anno 2014 e più precisamente il mese di giugno quando a fare il nome della Orlandi come nuovo direttore dell’Agenzia era stato proprio Matteo Renzi.

Lei, toscana come lui e sempre presente alla Leopolda, avrebbe dovuto essere una garanzia per il premier che puntava così a un dialogo in discesa con l’Agenzia. Ma così non è stato. Ad agitare le acque le dichiarazioni della Orlandi che ha accusato il governo di lasciare morire l’agenzia e la replica del sottosegretario Enrico Zanetti che ne ha chiesto le dimissioni.

Ma cosa si nasconde dietro allo scontro? O meglio, chi si “nasconde”? Eh già, perché alla base del contendere ci sono le poltrone da dirigente; per l’esattezza 767, che una sentenza della Corte Costituzionale ha lasciato vuote perché chi le occupava non aveva superato alcun concorso pubblico.

E quel che è peggio è che all’Agenzia, invece di correre ai ripari bandendo un nuovo concorso per rimettere in funzione gli uffici, hanno pensato di ricorrere a uno stratagemma in perfetto stile da Prima Repubblica: la sanatoria.

Un mezzo che avrebbe permesso di salvare molti dei dirigenti poi declassati a funzionari con conseguente dimezzamento dello stipendio.

E nonostante la norma sia chiara e le indicazioni del governo anche, si è  tentato di dribblare le indicazioni ricevute riportando a galla un vecchio concorso pubblico del 2010 per 175 dirigenti, per titoli e colloqui, già bocciato dal Tar, in modo da salvare il maggior numero dei dirigenti nominati.

Dirigenti che nel frattempo, come è accaduto in Lombardia, hanno preferito dare le dimissioni piuttosto che vedersi retrocedere. In 400, invece, hanno pensato di fare causa sia all’Agenzia delle Entrate sia alla Presidenza del consiglio dei ministri. In contemporanea, però, circa 600 dei declassati hanno appoggiato l’Agenzia nel ricorso davanti al Consiglio di Stato sul bando per l’assunzione di 403 dirigenti per titoli ed esami, da cui poi è nato il ricorso alla Consulta.

La richiesta dei dirigenti è o il riconoscimento dello status di dirigente a tempo indeterminato o il risarcimento dei danni a seguito della riduzione degli stipendi. In questo secondo caso, le stime parlano di una cifra intorno ai 60 milioni di euro.

Intanto, in attesa di trovare una soluzione e di chiarire il ruolo dei dirigenti, tutti a termine, e tutti rinnovati più volte nel corso degli anni, all’Agenzia delle entrate qualcuno ha pensato di nominare, proprio qualche giorno fa, nuove Posizioni organizzative speciali (Pos).

Traducendo dal burocratese vuol dire che quegli stessi dirigenti declassati stanno per essere promossi a una nuova figura a metà tra il dirigente vero e proprio e il semplice funzionario. Una mossa che permette di aumentare almeno un po’ gli stipendi dei retrocessi. Tant’è che l’intento dell’agenzia sarebbe quello di aumentare ancora le Pos tra il personale.

Manovra che avrebbe fatto infuriare Renzi. E così mentre capa dell’Agenzia non è più quella di una volta, il sindacato Dirpubblica ne ha chiesto il commissariamento. Di certo, vada come vada, al momento del concorso pubblico, nemmeno l’ombra. Alla faccia nostra.

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