Pensioni & Vitalizi. La pacchia della casta è finita?

borsa vitadi MARCELLO RICCI – “È giusta l’idea di riportare i vitalizi al sistema delle pensioni calcolate con il metodo contributivo per togliere a questo istituto ogni aspetto di privilegio. Ma non si può arrivare fino al punto di privare di una parte consistente della pensione chi già oggi vive di essa”. E’ quanto dichiara il prof. Valerio Onida, già presidente dell’Alta Corte.

Argomento complesso e delicato, riferito alla terza età in cui le esigenze aumentano e la produttività diminuisce.
Dal rapporto ISTAT del 2013 i pensionati risultano essere 16,4 milioni di cui il 67.1% percepisce una sola pensione. il 25.1% due, il 6,5 tre e il restante 1.3 quattro o più.
Ad aumentare le difficoltà per riordinare il settore nasce dai diversi enti erogatori e dalla diversa formazione dell’assegno (criterio contributivo o retributivo).

Per trattare l’argomento in modo da raggiungere un  risultato, si deve considerare se l’equità sociale, a parte i diritti maturati, acquisiti o altro si siano raggiunti con i versamenti, l’età o con leggi regalo come la legge Mosca per sindacalisti. Questa legge è stata utile a far tacere chi aveva e ha l’obbligo di vigilare e difendere il patrimonio dei pensionati, che per il ricambio generazionale dovrebbe sempre aumentare e mai diminuire.

E’ da considerare che ci sono casse pensioni diverse. Comunque un criterio di equità sociale impone un tetto: 5 o 8 o 10mila euro netti mensili complessivi e non cumulabili?
Tutto da verificare, di certo non sono ammissibili trattamenti faraonici come quelli di Giuliano Amato detto dottor sottile, non certo per gli assegni pensionistici.

Se è il criterio contributivo che ha prodotto pensioni elevate nulla da dire, esiste il diritto al risparmio anche previdenziale, ma se così non è, un tetto e da subito deve essere imposto per il passato, presente e futuro. Con certezza che il caso citato ( Amato) non è isolato, ma diffuso (per parafrasare Bersani senza copiarlo), a macchia di leopardo: questo leopardo deve essere smacchiato e non complicati calcoli, ma con un semplice taglio lineare. Quanto sopra esposto non sarà certo un provvedimento capace di produrre eclatanti risparmi, ma certamente di ridurre la forbice troppo ampia con la platea delle pensioni al minimo. Ora la riflessione di base che più interessa. Punti fermi sono il debito pubblico, l’incapacità di pareggio del bilancio statale e i termini economici che l’ Ue pretende in tempi rapidi.

Si è ventilata e forse non del tutto abbandonata l’ipotesi dell’aumento dell’IVA. Inutile valutarne l’impatto negativo sul sociale, sull’economia e sulla politica. Restano tutti gli impegni e obblighi con Bruxelles.
Come uscire dall’angolo? I tempi premono. Che la querelle della riduzione dei vitalizi non sia l’antifona o la vasellina per far ingoiare luna ulteriore riduzione proporzionale o contributo di solidarietà alla consistente fascia di titolari di pensioni sopra il minimo come è avvenuto in Grecia? Non sarà il Governo in carica, non sarà il Parlamento, ma il popolo stesso con un referendum ben preparato a votare l’impopolare misura. Le purghe, nelle attuali “democrazie” non sono imposte dai governi, ma fatte decidere dai popoli . La scelta è tra  disastro e sacrifici pesanti. Grecia docet. Fantapolitica? Evocazione di fantasmi? Dar corpo alle ombre? Ci si augura che l’incubo del disastro sia frutto del caldo intenso, ma un grande della politica diceva che a pensar male si fa peccato, ma sovente ci si indovina.

La sperimentazione di imporre i contributi di solidarietà è pienamente riuscita, perché non ripetere l’operazione su scala più ampia?

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2 Comments

  1. Alessandro Guaschino says:

    La spesa per le pensioni è una delle maggiori voci della spesa pubblica italiana. E’ evidente che qualcosa non quadra: se ognuno riceve come pensione quanto ha versato nel periodo lavorativo a parte fenomeni di ultracentenari la spesa per le pensioni dovrebbe essere a zero. Invece la spesa è elevata per chi riceve più di quanto ha versato ovvero pnsioni d’oro, babypensioni, pensioni pubbliche, ferrovieri, postini, pensioni sociali senza contare che l’Inps viene usata per la cassa integrazione ed altre prestazioni improprie. Ogni tentativo di raddrizzare le cose vede la levata di scudi dei benficiari (che votano) e la minaccia di ricorso alla Corte Costituzionale che essendo costituita da futuri pensionati d’oro è come minimo di parte…..
    L’unica soluzione è la chiusura dell’Inps, ognuno riceve indietro quanto ha versato, rivalutato ovviamente, e lo versa in un fondo pensione di sua scelta, libero di andare in pensione all’età che vuole, farsi i conti sull’assegno che riceverà, se versare di più, se non versare se quell’anno gli affari sono andati male, tutto alla faccia della Fornero e dei parassiti. In Svizzera hanno le pensioni private e campano benissimo, in Cile hanno fatto recentemente e senza problemi il passaggio al privato.

  2. ingenuo39 says:

    Non sono riuscito a leggere l’ articolo perchè sovrapposta da pubblicità. Giusta la pubblicità, ma spostatela un po’ piu a destra. Grazie

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