Pensioni… Sem nasu par patì e patem. Come dice la Teresa

di STEFANIA PIAZZO

teresa

Sem nasu par patì e patèm.  Teresa è la maschera di un  popolo, quello di Legnano, che  racconta la saga dei cortili, della povertà, della condivisione, dell’umiltà, del senso di comunità.  Siamo nati per patire e patiamo,  dice il monumento.  E’ la realtà di tutti i giorni, non possiamo immaginare di  risolvere tutto con la legge o sfuggendo ai nostri bisogni.  Serve il coraggio della  sopportazione e la resistenza al dolore.

Ma anche la sintesi politica per reagire alla dittatura dell’apparato che ci procura sofferenze insopportabili oltre che un martellamento quotidiano sui cosiddetti. Infatti, in decenni di nomine e avvicendamenti decisi dalla politica fatta anche da uomini figli del Nord, saggi con i “controcosi”, ci saremmo aspettati almeno che oltre a pensare a chi collocare nelle fondazioni bancarie, nelle fabbriche di aerei, in Rai a vita, negli enti e sottoenti, nei cda dei gettoni, qualcuno si fosse preoccupato di cambiare la mentalità dentro l’Inps e l’Inail. Qualcosa si mosse, ma non abbastanza, evidentemente.

Mentre stiamo qui a girare il torrone per vedere se si riuscirà a strappare qualche anno alla tomba prima di andare in pensione, sperando che cambino la legge Fornero, sperando che il lavoro nero emerga, sperando che i falsi braccianti agricoli  spariscano, sperando che finisca la saga delle scoperte dei dipendenti pubblici infedeli che trattano la pubblica amministrazione come fosse la dispensa di casa, vogliamo rispolverare una notizia caduta nell’oblio. L’Inps non sta bene?

Scusate, ma abbiamo già dimenticato quando l’Inps aveva congelato, sospeso, i propri medici fiscali? La decisione non faceva certo una piega: non c’è più lavoro. Cosa li mandiamo a controllare, la disoccupazione? I falsi braccianti agricoli? I maestri che hanno la gastrite da invalidità permanente? Li mandiamo a Rosarno? No, chi la fa più poi la passata di pomodoro? Allora ci mandiamo gli ispettori? Neanche. Che decide le strategie ispettive sono state anche società esterne, di revisione dei conti.  Chi va più nella Locride a vedere se nelle stalle ci sono davvero animali per diventare braccianti e chiedere malattie, infortuni e altro?

Allora mandiamo l’Inps a controllare le maternità delle braccianti? Neanche più. La disoccupazione, agricola o non, la malattia professionale… sono una sfera del diritto inquadrabile nella categoria della vigilanza astratta.

Se non ci stupiamo davanti all’Inps in cui è confluito il debito Inpdap, e cioè il debito contributivo dello Stato, scaricato sui pensionati e lavoratori privati, possiamo stupirci di un ente preposto alla vigilanza sugli infortuni che, dopo un anno dalla ricezione di documenti di un nutrito gruppo di operai, c’ha dovuto pensare un po’ su prima di dire che fine avevano fatto decine di denunce degli ex operai di una importante azienda degli elettrodomestici, in cui si raccontava un quadro apocalittico legato all’assenza di protezioni sul lavoro dentro gli stabilimenti, alla presenza di amianto e altre gemme preziose? Se fossero state protocollate all’istante, come prevede la legge da 13 anni, avrebbero trovato subito l’iter: qualsiasi cosa, dall’archiviazione ad una nota per conoscenza, data la gravità della denuncia, ad un ente superiore… che ne so, il ministero, l’Ispettorato del lavoro…

Eppure nell’esposto si leggeva: “…Si vuole attirare inoltre l’attenzione della S.VC. sulla seguente circostanza: all’interno dello stabilimento in cui lavoravo vi erano numerose parti costruite con materiale e pannelli di amianto; ciò non solo ha provocato allo scrivente un danno alla salute, ma ha anche comportato il decesso di numerosi miei colleghi. Ogniqualvolta ho cercato di rappresentare il fatto ai miei datori di lavoro e al responsabile della 626/94, mi sono sentito dire che dovevo interessarmi dei fatti miei e che se ci tenevo al lavoro non dovevo più sollevare tale questione. Pertanto sapendo che l’amianto comporta gravissimi danni e la possibilità di decesso, anche a distanza di dieci anni dal contatto con quest’ultimo, chiedo che la Procura disponga ulteriori accertamenti…”.

Risposte? L’Inail non è competente. Ma ci penserà in futuro. Come dire che si avverte un vigile urbano che nel centro città sembra ci sia un incendio. E lui ti risponde che siccome non è un vigile del fuoco non gli spetta. Risposta, dopo i solleciti: “L’Istituto non è titolare di funzioni di vigilanza… Ad ogni buon conto si assicura che delle suddette note si è preso atto e che le stesse saranno tenute nella dovuta considerazione per eventuali future attività di competenza”.

Sappiamo di essere diventati sudditi, ora prendiamo atto di essere diventati anche suddetti.

Sappiamo di essere nati per patire e questa è la sola certezza che ci è rimasta.

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