Pensioni, se il pugliese Vendola ride anche i siciliani non scherzano

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di ROBERTO BERNARDELLI – Diciamo pure che Vendola ha dato il meglio per la giustizia sociale. Chi non vorrebbe arrivare a 57 anni alla meritata pensione con 8 anni di contributi? Ma il politico pugliese non ha tutti i torti. Così fan tutti. Anche i siciliani. Non è una novità, ne abbiamo già scritto e parlato, e anche la Corte di conti è sola nel deserto a gridare, un po’ come noi. Vendola paga otto e incassa 20, 30…50? La Sicilia incaasa quattro volte meno di quanto eroghi con le pensioni calcolate  col metodo retributivo.

“I contributi – denunciava la Corte dei Conti – sono destinati a contrarsi ulteriormente negli anni successivi, in relazione al previsto incremento della spesa pensionistica e alla diminuzione dei lavoratori attivi, che già evidenziano un’età media significativamente elevata”. Per fermare l’emorragia i magistrati contabili chiedevano già un paio di anni fa alla Regione di intervenire al più presto: “Appare improcrastinabile un nuovo intervento legislativo volto ad incidere sul metodo di calcolo della quota retributiva”.
L’assessore Valenti aveva proposto in seno alla finanziaria 2013 un pacchetto di norme per un risparmio immediato di 15 milioni, ma la Giunta aveva deciso di rinviare la riforma del sistema pensionistico.

Apriti cielo. E così arrivò lo sciopero. Tutti i sindacati contro Crocetta. “Si toccano diritti maturati condizionando l’opinione pubblica con menzogne quotidiane. La stragrande maggioranza dei dipendenti regionali ha stipendi che vanno da mille a mille e cinquecento euro, altro che privilegi”.

Beh, vediamo a quanti anni si può andare in pensione nella terra dei cachi.

Basta una banale rassegna stampa. Ecco qua:  “Il signor Nunzio, classe 1966, ex impiegato all’assessorato alla Famiglia della Regione Siciliana, avrebbe potuto commentare con una tonante pernacchia. In barba ai moniti francotedeschi e alle dispute italiane, lui via dall’ufficio c’è andato un mese fa: alla veneranda età di 45 anni. Grazie alla 104: leggina che permette ai dipendenti regionali con un parente prossimo malandato di ritirarsi con 25 anni di contributi. Limitarsi però al periplo delle prodezze dei baby pensionati sarebbe ingiusto: la Sicilia resta il bengodi previdenziale di tutto il mondo civilizzato. Solo nell’isola felix un dirigente a riposo riesce a guadagnare 12 mila euro netti al mese. Penserete: un’eccezione per chi ha occupato ruoli apicali. Nemmeno per sogno: un ex stenografo prende almeno 6.324 euro netti al mese. E chi fu commesso se ne mette in tasca 3.439″. Di certo i sindacati con questo stralcio tratto da Panorama non ci vanno in piazza. Ci saranno anche pensionati meno felix, ma nessuno e nemmeno il dottore prescrive al pensionando di lasciare il lavoro a 45 anni.

Riportava l’inchiesta di Antonio Rossitto sul settimanale:

“Però il paradiso dei paradisi, l’apice della scala lastricata di privilegi dei burocrati isolani, è l’Assemblea regionale siciliana. Cioè la mitologica Ars, che ha 263 dipendenti. E 272 pensionati trattati come maragià, in virtù di una norma postbellica che li equipara agli indefessi parigrado del Senato. Quindici mensilità e assegni luculliani: in media 135 mila euro lordi l’anno. Un ex consigliere parlamentare a riposo con 35 anni di anzianità, il minimo previsto dalla legge, guadagna la strabiliante cifra di 9.517 euro netti al mese. E uno stenografo? Stremato dal continuo picchiettio si deve accontentare di non meno di 6.324 euro. E il vituperato ex commesso, gradino più basso di questo bengodi? Stringe la cinghia e arriva a 3.439 euro. Sempre netti e al mese. Discorso a parte meritano i papaveri dell’assemblea: gli altrettanto leggendari segretari generali. Che si godono il meritato ozio grazie a un vitalizio netto mensile di almeno 12.263 euro.

Fantasmagoriche anche le loro liquidazioni. Nel 2006 Gianfranco Miccichè, allora presidente dell’Ars e oggi leader di Grande Sud, aveva raccontato di quando era stato costretto a firmare la quietanza di Gianliborio Mazzola, segretario generale dal 2003 al 2006. I suoi 55 anni di età e 30 di anzianità lavorativa gli valsero una buonuscita da quasi 1,8 milioni di euro. «Mi tremava la mano» ammise Miccichè. «Mi sono sentito un deficiente».”.

E noi dei derubati cronici. Poi arrivò la filosofia di Vendola: se lo prevede la legge, tutto lecito.

Presidente Indipendenza Lombarda

 

Presidente Indipendenza Lombarda

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