Pensioni, Renzi non restituisce il maltolto. La Repubblica dei ballottoni…

di MARCELLO RICCIriforma-pensioni-poletti-contro-padoan-no-alzare-et

La Consulta si è pronunciata per raddrizzare e cancellare vessazioni a carico dei più deboli, usciti dal lavoro  per vivere in tranquillità l’ultima parte della vita. Molti , moltissimi, sono genitori e nonni che aiutano i parenti disoccupati, tali, in barba agli inconcludenti proclami dello sbruffone fiorentino. Non riduce la disoccupazione,  non risolve i problemi della scuola e non restituisce il maltolto ai pensionati. Monti e la Fornero tecnocrati, incaricati da Giorgio Napolitano  di fare cassa, non si sono sforzati molto, hanno seguito la via più facile, aggredendo le pensioni con subdola cattiveria: non un taglio lineare alle pensioni più alte poteva essere anche una strada percorribile, essendo queste fuori di ogni logica e di un giusto diritto, perché non pagate e conquistate con posizioni dominanti, ma colpendo tutti, ovvero l’ampia platea dei pensionati al limite della soglia di sopravvivenza.
L’ Alta Corte (scalfita nei suoi interessi),  è intervenuta per ristabilire un minimo di legalità. Restituire il maltolto, furto con destrezza sventato. Non sembra che il roditore fiorentino intenda adeguarsi. Il “ tesoretto “ è  sfumato e di ciò è  molto irritato, serviva per vincere le regionali come avvenne con gli 80 euro nelle europee. In ogni modo da qualche parte i fondi necessari  per pagare un acconto ai pensionati dovranno essere reperiti. Un suggerimento può essere dato, quello di imporre i costi standard per tutti gli acquisti pubblici, ovviamente sanità inclusa. Meglio impedire di lucrare sul costo delle siringhe o diluire  o percentualizzare la restituzione? Sembra che la scelta sia orientata nella seconda direzione.  Possibile che non ci sia ribellione , neanche in forma pacifica.
Acquisita la certificazione dell’importo ad ogni singolo spettate, configurandosi nello stesso un credito verso lo stato, lo si può utilizzare per compensare tributi dovuti o riportarlo nel  “730” come credito obbligando in tal modo l’ Inps a liquidarlo con la prima pensione utile. Non tagliare gli sprechi e taglieggiare i fruitori di diritti vitali è non solo atto vile, ma provocatore. Vivere in uno stato che costa e non garantisce, che nega diritti vitali, basilari come l’autodeterminazione dei popoli in nome di un concetto di unità non sentita anzi imposta, è un grave vulnus che apre la strada a tutte le violazioni, come quella dei rimborsi. Se non si è in grado di difendere la propria identità e il diritto di autodeterminazione, si diventa facile preda e anelli inconsapevoli, ma comunque colpevoli dello stato di sudditanza. Perdendo la battaglia per l’ indipendenza, si perdono diritti  che sarà sempre più difficile rivendicare . Si soggiace alle legge mai abrogata del  ‘divide  et impera’.
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