Pensioni, lo Stato non vuole restituire a tutti il maltolto. Per il governo non tutti i cittadini sono uguali

riceviamo e pubblichiamo

di FRANCO ABRUZZOabruzzo

In questi giorni va in scena il suicidio dei quotidiani, che, per servilismo verso il potere,  giocano e lavorano contro i loro lettori  (fedeli) dai capelli grigi e non scrivono (per viltà) che le sentenze si rispettano e che l’ordinamento giuridico dello Stato non  ammette leggi retroattive dirette alla disapplicazione di un giudicato costituzionale, quello che ha cancellato il blocco della perequazione (sentenza 70/2015 della Corte costituzionale della Repubblica Italiana).  Signori direttori, abbiate coraggio. Vi chiedo la cortesia di ricordare a Renzi & C. che le sentenze si applicano a favore di tutti i cittadini e non di una parte di essi, che il maltorto va restituito anche a rate, ma va restituito. Gli anziani hanno subito una rapina a mano armata da parte dello Stato. Non si scherza sulle parole Giustizia e Uguaglianza di trattamento.

Sui fogli si leggono queste amenità: “Il governo potrebbe decidere di non rimborsare tutti, ma solo i pensionati con gli assegni più bassi, limitando così il costo dell’operazione”; “Il Governo potrebbe escludere gli assegni più ricchi”; “Ipotesi blocco sopra 2.300 euro”. Ma non manca un titolo dettato dal buon senso: “Il Governo pagherà a rate” sul presupposto che l’erario ha risparmiato 4,8 mld (così dice l’Avvocatura dello Stato sentito il ministero dell’Economia) su un arco di due anni (2012  e 2013) e che, quindi, restituirà il maltorto in due anni. Il Governo non può eludere una sentenza della Corte costituzionale e non può sorvolare sulla cancellazione della ‘legge  Fornero’ nella parte in cui bloccava la perequazione. Le norme retroattive, di cui si parla in queste ore, sono un rimedio aberrante quando escludono un parte dei cittadini dai benefici di una pronuncia fatta in nome del Popolo Italiano.

L’Uguaglianza è una parola magica della nostra carta fondamentale. Ignorare una sentenza o applicarla  parzialmente  significa incamminarsi su un binario che porta alla fine dello Stato di diritto. Renzi non si può macchiare di questo crimine.

 

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2 Comments

  1. Luciano Aguzzi says:

    Ci sono già dei precedenti negativi, in cui lo Stato si è comportato da ladro fino in fondo. Nel 1996 è stato fatto un ennesimo blocco dei pensionamenti e sono state fissate delle «finestre» per chi aveva già maturato le condizioni pensionistiche e aveva ottenuto il provvedimento amministrativo di collocamento in pensione. Ma per un assurdo e colpevole errore (in malafede) la prima finestra è stata fissata per tutti il 1 gennaio 1997, così i dipendenti della scuola, non potendo andare in pensione il 1 gennaio, ma dovendo seguire le scadenze dell’anno scolastico, si sono trovati nella necessità di scegliere se andare in pensione, come già previsto, il 1 settembre 1996, restando per quattro mesi senza stipendio né pensione (questa, infatti, partiva solo dal1° gennaio 1997), o rinviare il pensionamento al 1° settembre 1997. Molti hanno scelto di andare comunque in pensione, restando per quattro mesi senza una lire.
    Successivamente, in seguito a ricorsi, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma in discussione, ma lo Stato non ha rimediato automaticamente al suo errore, limitandosi a pagare quattro mesi di pensione (settembre-dicembre 1996) solo a quelli che, sulla base della sentenza della Corte, hanno fatto causa allo Stato e hanno vinto la causa. Gli altri che non hanno fatto causa non volendo affrontare le spese e le lungaggini di una vertenza civile, sono rimasti senza niente.
    I ladri di allora hanno fatto scuola e sono sempre in circolazione e attivi.

  2. pigrecosan says:

    la vera disuguaglianza sta nel fatto che ci saranno pensionati parassiti retributivi contro pensionati morti di fame contributivi…questa è la vera vigliaccata…le altre son stupidaggini

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